Record di vittime civili di guerra

La foto ritrae un’anziana evacuata da Irpin, Ucraina. Rientra nel progetto “War is personal” di Julia Kochetova, tra le vincitrici del World Press Photo

Nel 2023 le vittime civili nel Mondo sono state 33.846: un numero mai così elevato dal 2010 e legato soprattutto al protrarsi dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente. Il 2023 ha registrato anche, secondo Emergency, la crisi umanitaria con il più alto numero di sfollati: oltre 10 milioni, in Sudan. E con le guerre arrivano anche le epidemie: colera, epatite e addirittura poliomielite.

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Da un’Europa di pace alla preparazione di un’altra guerra mondiale: il tradimento di Ventotene

Fornendo armi all’ Ucraina, l’ Ue è entrata in guerra invece di svolgere il ruolo di autorevole negoziatore e ora si prepara a un’economia di guerra

Quando nel 1941, nel pieno della seconda guerra mondiale, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, esiliati dal regime fascista nell’isola di Ventotene, stilavano clandestinamente il progetto visionario “Per un’Europa libera e unita” avevano l’obiettivo di indicare una “terapia” – per usare la trilogia medica che Johan Galtung applica ai conflitti – per liberare l’Europa, e progressivamente il pianeta, dalle guerre, a partire da questa precisa diagnosi: “anche nei periodi di pace, considerati come soste per la preparazione delle inevitabili guerre successive, la volontà dei ceti militari predomina ormai in molti paesi su quella dei ceti civili, rendendo sempre più difficile il funzionamento di ordinamenti politici liberi: la scuola, la scienza, la produzione, l’organismo amministrativo, sono principalmente diretti ad aumentare il potenziale bellico”.

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Soluzione “coreana” per l’Ucraina: armistizio dei militari a fronte dell’empasse politica? C’è già una terra di nessuno fra due linee di difesa fortificate

Una rilettura degli accordi che bloccano tuttora le ostilità dai tempi della Guerra Fredda

Settant’anni fa, nell’aprile 1954 iniziava a Ginevra la conferenza “per l’unificazione e la pacificazione della penisola coreana” a concludere la guerra in Corea, iniziata il 25 giugno 1950 con l’invasione della Corea del Sud (ROK) da parte della Corea del Nord (DPRK) con truppe “volontarie” cinesi. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite condannò l’azione della DPRK e autorizzò l’invio di forze armate in Corea per respingere l’invasione sotto un “Comando delle Nazioni unite” (a guida nordamericana). Un anno dopo il fronte si era stabilizzato attorno al 38mo parallelo, che divideva la DPRK dalla ROK prima dell’invasione a seguito dell’accordo fra URSS e USA sulla linea di demarcazione delle zone ove le due potenze avrebbero raccolto la resa dei giapponesi. La situazione di stallo indusse i comandi militari delle forze combattenti a iniziare negoziati per un armistizio, che venne firmato il 26 aprile 1953.

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Assange: contro l’estradizione il tribunale di Londra concede per alcune settimane un appello limitato a pochi punti

Indiscrezioni di un patteggiamento USA che comporterebbe l’incriminazione per reati meno gravi, ma l’ammissione di colpa

“A Julian Assange è stato concesso di appellarsi contro l’estradizione negli Stati Uniti. Dopo aver trascorso quasi cinque anni nella prigione più sicura del Regno Unito, il giornalista continuerà la sua lunga detenzione separato dalla sua famiglia per aver rivelato crimini di guerra”. Così WikiLeaks ha annunciato su X la decisione dell’Alta corte britannica per il giornalista, che per il momento non sarà estradato ma che rimane comunque in carcere. Se il Governo statunitense fornirà le rassicurazioni richieste, tuttavia, l’estradizione potrebbe avvenire a breve.

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L’Europa si indirizza verso massicci investimenti militari con debole controllo politico e istituzionale

Tradisce così la sua forza e la sua missione: il rifiuto della guerra

“L’Unione Europea investe nel militare senza farlo esplicitamente e senza avere una politica estera e di difesa, senza dare un senso ai suoi investimenti militari, ed è ormai chiaro che il potere decisionale non sta più nei luoghi istituzionali democratici ma nei luoghi dell’economia”, ha affermato Francesco Vignarca della Rete pace e disarmo nel corso del XXVII Congresso del Movimento Nonviolento, che si è tenuto recentemente a Roma.

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È possibile parlare oggi di disarmo nucleare?

Il Laboratorio per la pace intervista Micaela Latini di Unife e Francesco Vignarca coordinatore della Rete italiana pace e disarmo

Con la guerra in Ucraina il rischio di un conflitto nucleare si è fatto concreto, affermano gli esperti. La Russia minaccia di usare le armi nucleari mentre l’Unione europea non è intenzionata ad abbandonare Kiev. In questa situazione di accresciuta tensione internazionale, rispetto ai tempi dell’immediato dopoguerra, la consapevolezza che si ha oggi della possibilità di un’autodistruzione dell’umanità è cambiata? È aumentata? Il tema è ancora al centro del dibattito culturale? Il riarmo convenzionale che si prospetta può avere conseguenze sul disarmo nucleare? Il concetto di deterrenza nucleare è solamente un feticcio culturale, una pericolosa illusione?

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“La guerra non si può fare senza soldati”. Obiettori e costruttori di ponti per la pace nei conflitti in Ucraina e Palestina

Testimonianze dal Congresso del Movimento Nonviolento

Il Congresso del Movimento Nonviolento, giunto recentemente alla sua XXVII edizione, è stata l’occasione per conoscere storie di resistenti alla guerra, provenienti da aree geografiche e conflitti armati differenti, accomunate dall’assunzione di responsabilità personale nella scelta di obiezione di coscienza al militarismo e di costruzione di ponti di pace con il “nemico”. “Traditori della compattezza etnica”, li avrebbe definiti Alex Langer, disertori dell’odio e delle reciproche propagande di guerra.

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Causa climatica “Giudizio Universale”: i tribunali italiani non possono decidere sulle politiche per il clima

La sentenza conferma la debolezza del diritto in questo campo, ma l’azione legale va avanti

“Si tratta di un’occasione persa per le istanze sociali e ambientali nel nostro Paese. Secondo il tribunale nessun giudice italiano può tutelare i diritti fondamentali minacciati dall’inefficienza delle politiche climatiche dello Stato, come avvenuto in molti Paesi europei. È una scelta di retroguardia. Non possiamo negare di essere delusi dall’esito del processo ed è certo che impugneremo la decisione.” Commenta così Marica di Pierri, coordinatrice della campagna Giudizio universale, la prima sentenza dell’azione legale intrapresa due anni fa contro lo Stato italiano per inadempienza climatica.

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Contributi al dialogo – Obiezione alla guerra e contrasto del bellicismo al Congresso nazionale del Movimento Nonviolento

Pasquale Pugliese, che ha già contribuito alla rubrica Le parole e le cose di Agenda 17 sul tema “Nonviolenza”, ha preso parte ai lavori il XXVII Congresso nazionale del Movimento Nonviolento, recentemente svoltosi a Roma.

Mai come di questi tempi l’Obiettivo 16 dell’Agenda Onu 2030 “Pace, giustizia e istituzioni forti” è di terribile attualità, e da tempo seguiamo non solo le notizie sui conflitti in corso- principalmente in Ucraina e in Palestina – per fornire i contesti che consentono di interpretarle, ma cerchiamo anche di dar conto del dibattito sulle possibili soluzioni.

In questa prospettiva, il commento del filosofo Pugliese su quanto dibattuto nel Congresso ci pare particolarmente utile e ricco di spunti.

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Ultimo appello per Assange: se respinto, il giornalista sarà estradato negli Usa e la libertà di stampa morirà con lui

Il 20 e 21 febbraio l’udienza a Londra. Fondamentali la mobilitazione dell’opinione pubblica e il ruolo dell’Australia

“Mi appello al Governo del Regno Unito affinché riveda l’ordine di estradizione di Assange per garantire il pieno rispetto del divieto assoluto e inderogabile di respingimento della tortura e di altri trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti e prendere tutte le misure necessarie per la salvaguardia della salute fisica e mentale di Assange.” È quanto ha chiesto la relatrice speciale delle Nazioni unite (Onu) sulla tortura Alice Jill Edwards in un comunicato rilasciato in vista dell’udienza finale per l’estradizione del giornalista australiano, prevista per il 20 e 21 febbraio.

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