Le guerre hanno un inevitabile impatto anche sull’ambiente. Un recente report dell’organizzazione Scientist for Global Responsibility riporta i risultati di 11 studi che tentano di stimare quanto l’aumento della spesa militare incida sulle emissioni di gas serra nell’atmosfera.
Secondo i dati contenuti nel report l’incremento della spesa militare da parte della NATO negli anni che vanno dal 2019 al 2024 ha portato a un aumento dell’impronta di carbonio da parte dell’organizzazione di circa 64 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, una quantità simile a quella prodotta dal Bahrain.
Si stima inoltre che i progetti di incremento della spesa militare nei prossimi anni porteranno a un ulteriore aumento di 132 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, più di quanto produce il Cile in un anno.

Questi dati, già preoccupanti, non tengono conto degli effetti diretti dei conflitti in corso le cui conseguenze sull’ambiente non si limitano all’aumento delle emissioni di carbonio, ma provocano danni ambientali di vario genere: dalla distruzione di foreste alla contaminazione di suolo, aria e acqua con inquinanti, molti dei quali pericolosi.
Il conflitto di Gaza
Sta per essere pubblicato il secondo report dell’UNEP (United Nations Environment Programme) sui danni ambientali della Guerra nel territorio della Striscia di Gaza.
Già il primo report, risalente al 2024, riportava dati che mostravano le conseguenze devastanti del conflitto in quel territorio.
Al momento della stesura del report risultava che i bombardamenti israeliani avevano causato 39 milioni di tonnellate di detriti, contaminati da ordigni inesplosi, asbesto e altre sostanze pericolose.
Fra le conseguenze dei bombardamenti c’è la distruzione degli impianti di trattamento delle acque reflue che ha comportato il rilascio di quest’ultime nell’ambiente. Nel report si stima che a marzo 2024 circa 60 mila m³ di acque reflue al giorno venissero scaricati nell’ambiente, principalmente nel Mar Mediterraneo.
La guerra in Ucraina
Il Conflict and Environment Observatory (Ceobs) monitora e valuta gli incidenti di rilevante impatto ambientale avvenuti in Ucraina dal febbraio del 2022. Sul sito è possibile visualizzare una mappa interattiva che mostra 25 fra gli incidenti più rilevanti avvenuti durante il conflitto con approfondimenti sulle conseguenze a breve e a lungo termine.
Fra i vari incidenti ritroviamo quello che ha riguardato la Centrale nucleare di Zaporizhzhia, che, sebbene non abbia causato emissioni radioattive, ha comportato a una compromissione della sicurezza nucleare, così come ribadito anche nell’ultimo rapporto dell’Aiea, e il danneggiamento della diga della centrale idroelettrica di Kakhovka (KHPP) sul fiume Dnipro.
Fra le conseguenze maggiori della Guerra Russia-Ucraina c’è la distruzione di foreste e di aree protette. Nel 2022 un meandro del Siverskyi-Donets River, situato a 2 km a nord del villaggio di Bilohorivka, nell’Oblast Luhansk, estremo oriente dell’Ucraina, è stato scelto per un attraversamento militare del fiume. L’area è situata all’interno del Kreminna Forest National Natural Park, un’area protetta che ospita diverse specie di piante e alberi, oltre ad alcuni animali in via di estinzione.
L’attraversamento del fiume, avvenuto nella prima metà del maggio 2022, con la inevitabile costruzione di infrastrutture e la distruzione di una parte della vegetazione, ha compromesso il delicato equilibrio dell’ecosistema.
La petizione del Gruppo di lavoro sulla biodiversità del Cnr
Accanto alle migliaia di voci che a livello internazionale si sono levate per condannare le devastanti conseguenze delle guerre in atto sulle persone e sull’ambiente si pone anche quella dei ricercatori e delle ricercatrici del Gruppo di lavoro biodiversità del Cnr. Il Gruppo ha recentemente proposto una petizione in rete in difesa della pace, della biodiversità e del futuro del pianeta.
“L’appello – spiega Ernesto Azzurro, dirigente di ricerca del CNR-IRBIM (Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine) – nasce in primo luogo dall’esigenza di esprimere la nostra sofferenza per la catastrofe umanitaria che sta avvenendo nella striscia di Gaza e nei luoghi in cui oggi sono in atto dei conflitti.

Come ricercatori e ricercatrici del CNR ci siamo sentiti di aggiungere anche una voce che accanto alla questione umanitaria, che resta per noi primaria, rivolgesse l’attenzione anche sugli impatti ambientali dei conflitti, che contribuiscono ad accelerare il percorso verso un pianeta sempre meno ospitale per la specie umana e per la vita nel suo complesso.”
