A distanza di trent’anni dalla storica Dichiarazione di Pechino l’obiettivo della parità di genere continua a essere difficile da raggiungere.
Nel Rapporto sugli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu pubblicato ad agosto, si legge che nel Mondo continuano a esserci leggi discriminatorie e norme basate sul genere. Le donne sono sottorappresentate nei luoghi decisionali e non hanno libertà di scelta sulla loro salute sessuale e riproduttiva L’accesso al lavoro, all’istruzione, alla salute e al lavoro è limitato. La violenza nei confronti delle donne continua a essere diffusa e in molti Paesi non esistono leggi adeguate per punire lo stupro.
Sistemi giuridici e vita pubblica, violenza, lavoro e benefici economici, matrimonio e famiglia lontano dalla parità
Nonostante fra il 2019 e il 2024 a livello mondiale vi siano stati alcuni progressi nei diritti delle donne, grazie a delle riforme volte a rimuovere le leggi discriminatorie e a costruire una cornice legale di uguaglianza di genere, i dati provenienti da 131 Paesi mostrano che siamo ancora lontani dal raggiungere l’obiettivo della parità di genere.
Nessun Paese raggiunge un punteggio adeguato nelle quattro aree misurate: sistemi giuridici e vita pubblica, violenza contro le donne, lavoro e benefici economici, matrimonio e famiglia.
Oltre la metà dei Paesi presenta delle criticità in ogni area. In 61 Paesi (47%) esistono ancora restrizioni basate sul genere che impediscono alle donne di avere lo stesso accesso degli uomini al mondo del lavoro.
Solo in 38 Paesi è stato stabilito il limite minimo di 18 anni per il matrimonio e meno della metà dei Paesi (63, il 48%) ha delle leggi sullo stupro basate sulla mancanza di consenso.
A livello globale, oltre 230 milioni di ragazze e donne hanno subito mutilazioni genitali femminili (Mgf). L’Africa rimane il paese in cui tale pratica continua a essere più diffusa, seguita dall’Asia e dal Medio Oriente. Ogni anno 4 milioni di bambine, di cui 2 milioni prima dei 5 anni, subiscono mutilazioni genitali.
Per quanto riguarda l’accesso delle donne alla vita pubblica, al lavoro e a ruoli di potere permangono ampi divari e i progressi a livello mondiale sono ancora troppo piccoli e troppo lenti.
A livello globale, le donne occupano meno di un terzo delle posizioni dirigenziali. Dal 2015 al 2023 la loro rappresentanza è aumentata solo di 2,4 punti percentuali, raggiungendo il 30%. A questo ritmo, raggiungere la parità di genere nella dirigenza richiederà quasi 100 anni.
Le donne prime vittime della guerra
L’aumento del numero dei conflitti a livello mondiale ha avuto inevitabili e drammatiche ripercussioni sulla vita delle donne. Secondo il Gender Snapshot 2025, nel 2024 circa 676 milioni di donne vivevano entro 50 km da un conflitto.
Tra le donne uccise nel 2024, 7 su 10 vivevano a Gaza. La violenza sessuale nelle zone di guerra è aumentata drasticamente: nel 2024 è aumentata del 25% rispetto all’anno precedente.
Nel 92% dei casi chi ha subito una violenza sessuale è una donna. La situazione risulta particolarmente critica nell’area del lago Ciad dove è in atto da tempo un conflitto che coinvolge gruppi terroristici.
Gli episodi di violenza contro bambine e donne sono stati recentemente denunciati anche da Medici senza frontiere.

The Global Gender Gap 2025
Il Global Gender Gap Index valuta annualmente lo stato della parità di genere in 148 Paesi del Mondo.

Viene realizzato dal World Economic Forum dal 2006 e valuta i progressi verso la parità di genere in quattro aree: opportunità economiche, istruzione, salute e leadership politica.
Nel 2025 i 10 Paesi che si pongono negli ultimi posti della classifica sono: Pakistan (56,7%, 148° posto), Sudan (57,0%, 147° posto), Ciad (57,1%, 146° posto), Repubblica Islamica dell’Iran (58,3%, 145° posto), Guinea (59,5%, 144° posto), Repubblica Democratica del Congo (60,1%, 143° posto), Niger (61,3%, 142° posto), Algeria (61,4%, 141° posto) e Mali (61,7%, 140° posto).
Fra i 148 stati valutati non è presente l’Afghanistan, Paese nel quale la condizione delle donne è oggi fra le peggiori del Mondo.
Il nostro Paese, che ha pur ha segnato un modesto progresso nell’ultimo anno, e nella parte più bassa di questa classifica, all’85 esimo posto, sotto la media europea e dopo molti Paesi del Sud del Mondo.

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