Fallito l’obiettivo principale dell’uscita dal fossile, la COP 30, che si è tenuta a Belém nell’Amazzonia brasiliana a metà novembre, segnerà comunque una svolta nel quadro geopolitico della lotta al cambiamento climatico: gli USA non ci sono più, l’Unione europea ha abdicato alla propria leadership ambientale mondiale ed emerge la Cina, con tutte le sue contraddizioni.
Categoria: Agire per il clima
Obiettivo 13: Agire per il clima
Promuovere azioni, a tutti i livelli, per combattere il cambiamento climatico.
DOSSIER COP 30 Il fallimento dell’accordo sull’uscita dal fossile è un grosso problema: le emissioni continuano ad aumentare nonostante i progressi compiuti
Si rimanda alla responsabilità dei singoli Stati, con Usa, Cina e Ue su posizioni diverse
A Belém, alla fine fine della trentesima Conferenza delle parti sul Clima (COP 30) non è stato raggiunto un accordo per cessare l’utilizzo dei combustibili fossili e garantire una transizione verso basse emissioni di gas serra, probabilmente l’obiettivo più importante e urgente di questa Conferenza. I piani proposti non sono stati approvati ma dislocati al di fuori delle Nazioni unite per essere perseguiti da gruppi di Paesi disposti a portarle avanti.
DOSSIER COP 30 Belém: l’illusione di uno show sostanzialmente mediatico
Era il 2015, solo dieci anni fa, e a Parigi si celebrava la COP 21 a seguito della ratifica da parte delle Nazioni Unite dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile. Pareva un trionfo, con tutte la nazioni rappresentate all’ONU – comprese le grandi e storiche riluttanti, Stati Uniti d’America, Russia e Cina – che sottoscrivevano l’impegno per una transizione verso un mondo migliore, tanto ambientalmente quanto socialmente ed economicamente.
DOSSIER COP 30 Dopo Belém: senza roadmap per uscire dal fossile, qualche progresso sul finanziamento ai Paesi poveri e una nuova “mappa geopolitica ambientale”
Ecco come siamo arrivati a questo punto e come sta cambiando il quadro
La trentesima conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici (COP 30) è da poco giunta al termine. Si è svolta a Belém, nell’Amazzonia brasiliana. Un luogo che simboleggia e incarna le conseguenze delle attività antropiche, e che al tempo stesso rimanda alla possibilità (oltre che all’urgenza) di agire per proteggere quello che resta, dato che la foresta amazzonica è, almeno per il momento, uno dei più grandi polmoni verdi del Pianeta.
DOSSIER COP 30 L’Europa ha diminuito le emissioni ma ha abbandonato il ruolo di leader nella lotta globale al cambiamento climatico
Indebolito il Green Deal. L’Italia è fra i Paesi che tirano il freno e scende nelle graduatorie internazionali
“Abbiamo raggiunto un accordo. Non è perfetto, ma è un enorme passo nella giusta direzione. L’Unione europea è rimasta unita, lottando per un’azione ambiziosa in materia di clima”.
DOSSIER COP 30 La lunga marcia della Cina verso la diminuzione delle emissioni e la conquista della leadership mondiale
Ma la “Ferrovia bioceânica” che attraverserà la Foresta amazzonica mostra il peso degli interessi economici
Alla COP 30 di Belém, la Cina, secondo stato più popoloso del Mondo con oltre 1 miliardo e 400 mila abitanti, ha rappresentato una delle realtà più significative, anche se la sua rappresentanza istituzionale si è limitata a una delegazione ministeriale e diplomatica.
DOSSIER COP 30 Servono maggioranze geo politiche che portino alla riduzione delle emissioni. L’assenza USA, lo sforzo cooperativo del Brasile e il peso mondiale della Cina nell’analisi dell’economista Mazzanti di Unife
Fondamentali le politiche di scambio delle emissioni
Massimiliano Mazzanti, direttore del Dipartimento di economia e management dell’Università di Ferrara, ha partecipato l’anno scorso a Baku ai lavori di COP 29, di cui ha raccontato ad agenda 17 Plus i principali risultati economici e finanziari anche in prospettiva della COP 30 di Belém . Gli abbiamo chiesto di fare il punto su alcuni aspetti salienti della Conferenza che si è appena conclusa in Brasile
