Non è un bel momento per l’Unione europea (Ue). La cronaca è impietosa. “Maialini al seguito di Biden”: così Vladimir Putin definisce gli Stati membri, a suo dire dipendenti dai voleri dell’Amministrazione americana. “Civiltà in declino”, ci bolla Donald Trump, attuale presidente USA. Insomma: i potenti della Terra, nostri potenziali nemici o alleati che siano, non hanno, concordemente, alcuna stima di noi.
Questo sul piano militare e geopolitico. Piano peraltro sempre più importante, da quando l’Ue ha rinunciato al ruolo di autorevole negoziatore come “terzo imparziale” nella guerra fra Russia e Ucraina per scegliere la strada di un continuo invio di armi al Paese invaso e di massiccio riarmo interno, al punto che ormai l’opinione pubblica del Continente non coglie più la differenza istituzionale fra NATO e Ue, e ha perso di vista il pericolo dell’equazione più armi uguale più guerra, da cui scaturirono le tragedie dei conflitti mondiali del Novecento e la risposta ideale dell’integrazione europea delineata nel Manifesto di Ventotene.
Non è un bel momento neanche sul piano economico. La protervia nell’imposizione delle tariffe doganali di Trump all’Europa e la paralizzante titubanza dell’ Unione ad aprire canali commerciali indipendenti come il Mercosur (Mercado Común del Sur ) con i Paesi del Sudamerica sono anch’essi cronaca degli ultimi tempi.
In più ci si mettono anche i Governi degli Stati membri, molti dei quali, sempre più spesso, si oppongono a scelte comuni per rimarcare agli occhi dei loro elettori l‘impegno nel difendere una sovranità nazonale che si vuole minacciata.
Intendiamoci, il momento è brutto per tutte le grandi istituzioni di governo del Mondo globalizzato, come abbiamo da tempo segnalato occupandoci dell’Agenda 2030 dello Sviluppo sostenibile. A partire proprio dall’Organizzazione delle nazioni unite (Onu), paralizzata dal diritto di veto del consiglio di sicurezza e dalle crisi delle sue grandi Agenzie, come abbiamo visto recentemente per l’ambiente con la COP 30, decaduta secondo i commentatori a show mediatico, e per la salute, con le gravi responsabilità dell’Organizzazione mondiale della sanità ai tempi della pandemia, fino alla uscita dall’Oms degli USA di Trump.
È il momento giusto, dunque, per riflettere sugli elementi positivi del lungo processo che ci ha portato a condividere molti aspetti delle nostre vite nella prospettiva dell’Unione. Perché, come dicono i giovani studenti del Dipartimento di giurisprudenza e studi umanistici dell’Università di Ferrara che sono stati coinvolti attivamente nel percorso di formazione e comunicazione del progetto “Italiani d’Europa” da cui nasce questo dossier, “l’Unione si costruisce un passo alla volta, in un continuo processo di costruzione, e rappresenta uno spazio che vale la pena ‘alimentare’, riformare, piuttosto che abbandonare o criticare”.
Il progetto, svolto in collaborazione con i l CDE (Centro di documentazione e studi sull’Unione europea), aveva proprio l’obiettivo di andare a vedere “dietro le quinte” dell’Europa per capire, anche con l’aiuto dei funzionari (i “grigi burocrati” che questa Europa hanno realizzato), cosa resta del progetto comunitario. “Resta – scrivono gli studenti – l’ideale europeo stesso: la costruzione di uno spazio sovranazionale fondato sulla cooperazione, sulla tutela dei diritti e della pace e sulla possibilità di superare i nazionalismi.”

Leggi tutto I giovani: per capire l’Unione bisogna conoscerla. Diffidenze e aspetti negativi ci sono, ma è chiaro che vale la pena “alimentarla” e riformarla piuttosto che abbandonare
Parlano gli studenti del progetto Italiani d’Europa
I grandi successi: parità di genere ed Erasmus
Cosa vuol dire vivere in un’istituzione comunitaria in grado di passare dalla dichiarazione dei principi ai fatti, ce lo dimostra concretamente il problema della parità di genere.
Quando Marina Manfredi Magillo, già direttrice della Direzione generale del personale e della Direzione generale della politica dei consumatori della Commissione europea, entrò in Commissione, moltissimi anni fa, non c’era alcuna discriminazione nei confronti delle donne: quasi la metà delle funzionarie superava il concorso. Restavano però nei gradi più bassi della carriera, mentre le posizioni di management erano quasi tutte occupate da uomini.
Allora si diventava direttore per cooptazione, si veniva nominati dai commissari, dai direttori generali, senza passare per un filtro. “Una specie di old boys club, cioè i direttori generali maschi tra loro sceglievano gli altri.”
Ma l’impegno delle funzionarie per il cambiamento ha avuto successo: attualmente la presenza femminile nel management è pressoché paritaria (48%).

Leggi tutto Le donne a Bruxelles: dall’esclusione senza discriminazione alla parità nelle carriere. Il lungo percorso nelle istituzioni comunitarie raccontato da Marina Manfredi Magillo, una delle protagoniste
Le quote rosa non sono la soluzione strutturale
Ma, unanimemente riconosciuto, il più grande e incontestato successo di integrazione dei cittadini europei è il programma Erasmus, che è arrivato a coinvolgere 16 milioni di giovani.
Tale è il successo, che proprio in questi giorni il governo UK ha chiesto di poter rientrare, dopo che la Brexit aveva escluso le Isole britanniche dal circuito internazionale.
Leggi tutto Erasmus: uno dei programmi più rappresentativi dello spirito comunitario. Quarant’anni di mobilità, conoscenza e cittadinanza europea
Oltre un milione di italiani tra il 2014 e il 2024. E gli inglesi vogliono rientrare. Ma molti sono ancora esclusi per reddito
Ma attivare il processo istituzionale che portò a Erasmus non fu facile. All’inizio non era previsto lo spazio giuridico per poter fare progetti nel campo dell’istruzione.
Nel racconto di Enrico Traversa, già direttore del Servizio giuridico della Commissione europea, emerge come all’interno delle istituzioni comunitarie le buone idee possano essere realizzate con un lavoro accurato, impegno e competenza.

Leggi tutto Ci vogliono impegno e passione per fare l’Europa dei cittadini. Con l’Erasmus ha funzionato, con i migranti no
L’esperienza emblematica di Enrico Traversa, per anni direttore del Servizio giuridico della Commissione europea
.
Le grandi sconfitte: la governance dei flussi migratori
Lo stesso Traversa però è testimone di una della grandi sconfitte epocali dell’Ue: l’incapacità di gestire la governance dei flussi migratori.
Tutto è cominciato con la guerra civile in Siria, un Paese di 22 milioni di abitanti, da cui si è determinato un esodo di 4-5 milioni di persone, parte delle quali arrivò in Europa.
Da quella crisi inizia il problema degli hotspot, i centri di prima identificazione e di primo accoglimento localizzati in aree precise come le isole greche di Lesbo e Samos o Lampedusa in Italia.
L’idea di trasferire a un’Agenzia comunitaria la competenza a gestire le domande d’asilo dei i rifugiati di tutta l’Unione europea, anche perché le frontiere esterne sono uniche nell’Unione e non ci sono frontiere interne, fu dichiarata irricevibile da tutti i ministri degli Interni degli Stati membri, perché ogni ministro degli Interni vuole tenere sotto controllo l’afflusso dei rifugiati.
Cosa accadrà in futuro? Fra poco più di sei mesi dovrebbe diventare operativo il Patto europeo per la migrazione e l’asilo.
Sulla carta questo Patto – avverte Emilio De Capitani, già segretario della Commissione parlamentare LIBE (Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni) del Parlamento europeo – dovrebbe dare finalmente forma in modo integrato alle “politiche comuni” degli Stati membri previste dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea in materia di controllo delle frontiere.
Sono previste compensazioni per stati con pressione migratoria (fra cui l’Italia) o in situazioni migratorie significative secondo una logica per cui la solidarietà è obbligatoria, il ricollocamento fra Stati no.
La situazione attuale è caratterizzata da uno “sbilanciamento” in direzione della sicurezza interna rispetto alle dimensioni della libertà e della giustizia. Secondo una progressiva “Orbanizzazione” di queste politiche.

Leggi tutto Patto europeo per la migrazione e l’asilo presto alla prova dei fatti. Solidarietà obbligatoria e ricollocamento volontario, con compensazioni per i Paesi esposti (come il nostro)
Prevalgono gli aspetto securitari in un clima di “Orbanizzazione”
Il punto di Jacopo Alberti, giurista Unife e organizzatore di Italiani d’Europa
Jacopo Alberti, docente in diritto dell’Unione europea, direttore del CDE (Centro di documentazione e studi sull’Unione europea) e organizzatore del progetto fa il punto sui temi centrali del rapporto fra cittadini e Unione anche alla luce di questa esperienza.
Sicuramente c’è ancora tanto da fare, però, dopo oltre settanta anni di integrazione europea, l’invito è a “concentrarsi anche su cosa sia stato fatto, non solo su cosa manchi; e forse, questo cambio di paradigma ci potrebbe anche dare una diversa prospettiva sul ruolo che possiamo (dobbiamo?) giocare nelle sfide attuali.
Invece di pensare a cosa ancora ci manca per affrontare la questione, e quindi parlare di maggioranze, unanimità, eserciti ancora divisi… guarderei a quanto è già stato fatto e, quindi, a cosa la nostra storia (senza scomodare le “s” maiuscole) ci chiama a fare. Che chiaramente poi ci porta a parlare di quegli stessi temi; ma, forse, con un animo più leggero e… conscio dei propri mezzi.”

Leggi tutto Il punto di Jacopo Alberti, giurista Unife e organizzatore dell’iniziativa

Grazie per i contributi, interessanti e circostanziati.
Rilevo che individuare come punti di debolezza la (non) politica comunitaria sull’immigrazione e, converso, la politica Erasmus come punto di forza è un po’ poco in termini di critica ad una Unione sempre più svuotata di senso.
Si dovrebbe partire dalla critica al Trattato di Maastricht e all’impostazione monetarista e mercantilista che sono, inopinatamente, state poste alla base dell’Unione.
Si dovrebbe parlare del totale fallimento storico della Politica Agricola Comunitaria.
Si dovrebbe avanzare una critica feroce sul grossolano errore, culturale, politico, morale di aver dato acriticamente appoggio all’Ucraina fin dai tempi di Maidan, con la folle idea di far accedere quel Paese alla Nato.
Si dovrebbe ferocemente criticare una Presidente che ha gestito in modo personalistico e individualistico la politica dei vaccini.
Si dovrebbe criticare altrettanto ferocemente la ‘politica estera’ dell’Unione, una politica mai nata a causa innanzi tutto delle velleità di potenza di Francia e Germani (e, fino a quando era membro, del Regno Unito).
Si dovrebbe criticare la folle idea di finanziarie con un profluvio di miliardi di euro inesistenti il riarmo voluto da questa Commissione senza neppure essere passati dal Parlamento Europeo.
Insomma, se si vuole parlare di Unione Europea, credo che le questioni da affrontare siano assai di più delle due individuate. L’Erasmus, peraltro, è stato talmente ridotto in termini di budget, da consentire solo agli studenti benestanti di poterne fruire; un esito del tutto in linea con il neo-liberismo e conservatorismo sociale che domina l’Unione da decenni.