DOSSIER AGENDA ONU – OBIETTIVO 14 Lenta e sottofinanziata l’azione globale per proteggere gli oceani. Plastiche, biodiversità e risorse ittiche i grandi temi. A Nizza presi importanti impegni

Luci e ombre nel nostro Paese, ma la balneazione è sicura

Preservare gli oceani è un’urgenza globale.
Il 5 giugno si è celebrata la giornata dell’ambiente con focus su plastica e inquinamento. L’8 giugno quella degli oceani. E dal 9 al 13 giugno si è tenuta a Nizza la terza Conferenza Onu sugli oceani (UNOC3) organizzata in modo congiunto da Francia e Costa Rica e incentrata su “Accelerare l’azione e mobilitare tutti gli attori per la conservazione e l’uso sostenibile degli oceani”.

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DOSSIER AGENDA ONU – OBIETTIVO 14 Conoscere l’ecosistema oceanico per proteggerlo

Ricerca, monitoraggio e interventi per l’impatto delle attività umane e la diminuzione della resilienza

“Dobbiamo investire massicciamente nella scienza […]”, ha affermato l’8 giugno il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres in occasione della Giornata mondiale degli oceani, perché diventa fondamentale saper misurare, monitorare, prevedere e quindi gestire l’impatto dei cambiamenti climatici sulla resilienza dell’ecosistema oceano.

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Lo sbiancamento della Grande barriera corallina

Colpa delle più alte temperature dell’Oceano Pacifico degli ultimi quattro secoli

Nella foto di Ove Hoegh-Guldberg, biologo e scienziato del clima specializzato in barriere coralline, le elevate temperature del Mar dei Coralli registrate da febbraio ad aprile 2024 hanno causato il quinto evento di sbiancamento esteso in otto anni.

Un recente studio pubblicato su Nature ha lanciato l’allarme sullo sbiancamento della Grande barriera corallina in Australia avvenuto tra il 2016 e il 2024 e causato dalle più alte temperature dell’Oceano Pacifico negli ultimi quattro secoli.

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Rinaturazione del Po. Riparte con molto ritardo il più grande progetto per la biodiversità del Pnrr, ma non è più lo stesso

Avrebbe potuto dare un grande contributo alla Nature Restoration Law, ma interessi economici e politici l'hanno snaturato

La rinaturazione del bacino del fiume Po – obiettivo fondamentale da 357 milioni di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – è partita, ma con un volto un po’ diverso da quello previsto inizialmente. Pensato per ripristinare gli habitat fluviali, mitigare gli effetti del cambiamento climatico e proteggere la popolazione dal dissesto idrogeologico, il progetto inizia con grande ritardo e solo dopo un significativo ridimensionamento deciso per andare incontro alle rivendicazioni di Coldiretti, Confagricoltura, Federlegno, dell’Associazione italiana pioppicoltori e di molti esponenti politici, tra cui alcuni assessori di Regione Lombardia.

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I fiumi alpini e l’uomo. Un’amicizia finita male, secondo Stefano Fenoglio cofondatore di Alpstream

Il centro di ricerche studia i corsi a monte e la conservazione della loro biodiversità

Venivamo da una prolungata siccità nel 2022 e 2023, quando il cambio di rotta del mese di maggio – che ha prodotto le alluvioni in Emilia Romagna – ha portato significative nevicate tardive in quota sui monti, che, se hanno colmato temporaneamente i corsi d’acqua, non hanno potuto però ristabilire le condizioni di equilibrio dei fiumi alpini. Alpstream è il nome del primo Centro di ricerca per lo studio dei fiumi alpini del nostro Paese, e si occupa di analizzare la relazione tra crisi climatica e stato dei fiumi alpini. Sono ricerche preziose perché permettono di individuare fenomeni meno appariscenti di quanto non sia un grande fiume come il Po in secca in pianura, ma che costituiscono il campanello d’allarme anche per altre problematiche.

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