DOSSIER ONU: GUERRA La fine del diritto internazionale umanitario. La guerra civile etiopica “invisibile” laboratorio di cinismo e disumanità anche per Gaza, secondo Giuseppe Mistretta, già ambasciatore in Etiopia

Mezzo milione di morti, quattro di sfollati, stupro come arma e attacchi alla stampa

Una recente indagine di Medici senza frontiere (Msf) rivela l’uccisione deliberata di tre operatori umanitari durante la guerra civile etiopica combattuta in Tigray tra il 2020 e il 2022 tra il governo federale e le autorità locali tigrine. Un crimine che si aggiunge alle numerose violazioni del diritto internazionale, commesse in larga parte dal governo federale e dai suoi alleati, che hanno reso questo conflitto il banco di prova di crimini di guerra e contro l’umanità che hanno caratterizzato i conflitti successivi, tra cui quello a Gaza.

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Onu, Patto per il futuro. Utopia o speranza? Haiti: Il nuovo modello di missione internazionale non decolla e le gang continuano a comandare

Qualsiasi intervento calato dall’alto e che non dialoghi con la società civile è destinato a fallire, secondo Capuzzi, inviata di Avvenire

Il futuro della Missione multilaterale di supporto alla sicurezza (MSS) ad Haiti, sotto-finanziata e mal equipaggiata, è sempre più incerto, complice anche il congelamento di una parte dei fondi da parte della nuova amministrazione degli Stati Uniti. Tanto che lo stesso Consiglio presidenziale di transizione di Haiti ha chiesto di trasformarla in una missione di pace dell’Organizzazione delle Nazioni unite (Onu), mentre il Segretario generale dell’Onu ha proposto di provvedere al supporto logistico e operativo tramite i fondi per il mantenimento della pace.

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Come nell’oceano così in cielo. Il problema dei detriti è globale. Quelli spaziali sono un’ inedita emergenza: un nuovo obiettivo per l’Agenda Onu 2030 (2)

L’esperienza dell’azienda italiana D-Orbit. La crescente partecipazione dei privati offre soluzioni, ma rende difficile convergere su regole comuni

Un diciottesimo obiettivo di sviluppo sostenibile per la protezione dell’ambiente sopra la Terra. Questa la proposta di un gruppo di esperti ed esperte pubblicata su One Earth per contrastare il problema dei detriti spaziali. La proposta intende trarre ispirazione dal quattordicesimo obiettivo, La vita sott’acqua, e dalla gestione dei rifiuti di plastica negli oceani. Oltre a un trattato internazionale vincolante e al nuovo obiettivo, l’articolo auspica anche una serie di misure innovative per la rimozione o la manutenzione dei satelliti giunti al termine dell’operatività, in un’ottica di responsabilità estesa del produttore.

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Come nell’oceano così in cielo. Il problema dei detriti è globale. Quelli spaziali sono un’ inedita emergenza: un nuovo obiettivo per l’Agenda Onu 2030 (1)

I progetti degli scienziati e i dubbi di Bianchi, responsabile del radiotelescopio Croce del Nord, sulla attuale efficacia dell’Onu

Un diciottesimo obiettivo di sviluppo sostenibile per la protezione dell’ambiente sopra la Terra. Questa la proposta di un gruppo di esperti ed esperte pubblicata su One Earth per contrastare il problema dei detriti spaziali.

La proposta intende trarre ispirazione dal quattordicesimo obiettivo, La vita sott’acqua, e dalla gestione dei rifiuti di plastica negli oceani, proponendo alcune strategie: un tetto massimo al lancio di nuovi satelliti, la rimozione o il riciclo di quelli inutilizzati, la responsabilità estesa del produttore, un trattato internazionale vincolante e un nuovo obiettivo di sviluppo sostenibile.

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Inquinanti eterni: la bonifica in Europa potrebbe costare fino a 2 trilioni di euro

Secondo gli esperti, le aziende disinformano secondo la strategia della ‘distopia normativa’: una narrazione sproporzionata delle conseguenze sociali ed economiche delle direttive

Fino a 2mila miliardi di euro in vent’anni. Questo il costo per bonificare tutta l’Europa dai cosiddetti “inquinanti eterni”, ovvero le sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), calcolato dall’inchiesta Forever Lobbying Project che ha coinvolto quarantasei giornalisti e ventinove media partner in sedici Paesi, assieme a un gruppo di diciotto esperti. L’inchiesta ha anche analizzato le tesi dei gruppi di lobbying che difendono le industrie chimiche e dimostrato come siano false o fuorvianti.

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