DOPO COP27 Il ritorno del Brasile nella lotta alla crisi climatica

Forse la deforestazione dell’Amazzonia non si fermerà, ma sicuramente diminuirà, secondo Gianfranco Franz, docente Unife

La Conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici (Conference of Parties, COP27), tenutasi in Egitto dal 6 al 18 novembre, ha visto il ritorno sulla scena internazionale di Luis Inácio Lula Da Silva, presidente eletto del Brasile, che assumerà l’incarico a partire dal primo gennaio 2023.
Nel suo discorso al summit globale del clima, il leader brasiliano ha criticato le spese eccessive per gli armamenti in un Mondo segnato da molteplici sfide, che vanno dalla fame ai cambiamenti climatici, sottolineando che la lotta alla povertà e alla crisi climatica non sono obiettivi separabili ma vanno affrontati insieme.

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Eventi estremi: alluvioni e desertificazione insieme

Paolo Ciavola di Unife: la crisi ambientale è complessa ma ha cause chiare, però si può intervenire anche con la partecipazione dei cittadini

Gli eventi meteorologici estremi associati a gravi inondazioni, dai forti nubifragi delle nostre latitudini alle violente tempeste tropicali, sono sempre più diffusi e frequenti. Limitiamoci a scorrere il calendario degli ultimi due mesi: a metà settembre, nelle Marche, le piogge torrenziali più intense degli ultimi dieci anni hanno portato all’inondazione di vaste porzioni di territorio, con tragiche conseguenze. Negli stessi giorni, il maltempo e le alluvioni colpivano anche la Spagna e il Portogallo.

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Fermare la guerra anche per tutelare l’ambiente, vittima silenziosa

“Disarmo climatico”: ne parliamo con Francesco Vignarca, coordinatore campagne della Rete italiana per la pace e il disarmo

“Da sempre come Rete pensiamo a vincere la pace, non la guerra. Il conflitto cioè non ci interessa solo quando è violenza conclamata, perché sappiamo che in guerra si instillano nella popolazione estremismi e semi di odio e violenza che rimangono e impediscono, anche in una situazione di non belligeranza, di costruire la pace in quanto tale. Quindi, dopo aver messo in atto una serie di iniziative immediate di aiuto umanitario alle popolazioni colpite, vogliamo ribadire che non c’è solo il qui e ora, ma ci sono anche problemi futuri di carattere ambientale, sociale e culturale”. È quanto afferma ad Agenda17 Francesco Vignarca, coordinatore campagne della Rete italiana per la pace e il disarmo, tra gli enti organizzatori del convegno Disarmo climatico, che si è svolto a Trento dal 27 al 29 ottobre.

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Divieti di balneazione estivi: la temperatura elevata del mare può aver favorito la sopravvivenza dei batteri fecali

Servono nuovi dati e modelli secondo i ricercatori Cnr Penna e Quero

L’estate è stata caratterizzata da numerosi divieti di balneazione per elevata concentrazione di Escherichia Coli ed enterococchi intestinali, un fenomeno solitamente legato alle piogge abbondanti e che si esaurisce di in 24-48 ore, ma che quest’anno ha avuto caratteristiche diverse. Come dichiarano ad Agenda17 Grazia Marina Quero e Pierluigi Penna, ricercatori del Centro nazionale di ricerca per le risorse biologiche marine (Cnr-Irbim) di Ancona: “Quest’ estate la situazione è stata più complessa: si sono avute alte concentrazioni di batteri fecali anche senza pioggia”.

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Cresce il consumo di carne, con conseguenze anche sul clima. Forti le differenze tra i Paesi in base al reddito

Le alternative ci sono. Secondo Marchetti di Unife, passi avanti sulle farine di insetti

Recentemente ad Haarlem, in Olanda, si è deciso di vietare la pubblicità della carne negli spazi pubblici a partire dal 2024 con lo scopo di ridurne il consumo e, quindi, le emissioni di gas serra, di cui la produzione di carne è tra le principali responsabili. Ziggy Klazes, consigliera del partito ecologista olandese, ha dichiarato: “non possiamo dire alle persone che c’è una crisi climatica in atto e incoraggiarle a comprare prodotti che sono parte della causa.”

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Anno record di incendi in Europa (2)

Il Carso a fuoco questa estate: un grande laboratorio delle cause ambientali e dei possibili interventi di gestione partecipata, secondo Giorgio Alberti, Università di Udine

Da metà luglio a inizio agosto, una serie incessante di focolai incendiari si è avvicendata nei boschi del Carso al confine tra Italia (Province di Gorizia e Trieste) e Slovenia. Le fiamme si sono propagate con un’intensità mai vista prima mettendo a repentaglio, sul fronte italiano, l’intera area compresa tra Gorizia, Monfalcone e Trieste: vie di collegamento chiuse per diversi giorni, alcuni centri abitati evacuati, interruzioni della linea elettrica, chiusura temporanea di stabilimenti industriali e attività commerciali, picchi di polveri sottili tanto elevati da richiedere l’uso delle mascherine ffp2.

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Anno record di incendi in Europa (1)

Numero e vastità degli incendi aumentano ogni anno. Colpa del clima, secondo Giovanni Bacaro dell'Università di Trieste. Ma possiamo invertire la tendenza

Un’estate più rovente che mai, quella che si è appena conclusa. Oltre alla protratta siccità e alle temperature mai così alte – basti pensare ai famosi 40 gradi di Londra – quest’anno è stato da record anche per il numero e l’estensione degli incendi divampati in tutta Europa.

Secondo i dati del Sistema informativo europeo degli incendi forestali (European Forest Fire Information System, EFFIS), finora sono andati in fumo 770.658 ettari di boschi e foreste – un’estensione pari a tre volte il Lussemburgo – nel corso di 2570 episodi che hanno interessato svariate porzioni del nostro continente, anche in regioni che di solito non sono colpite in modo significativo da questo tipo di eventi.

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Alluvioni: il Belpaese si scioglie

La fascia azzurro chiaro e beige lungo le coste è dovuta ai sedimenti delle alluvioni nelle Marche e centro Italia, trasportati in Adriatico dalle correnti. Immagine del 18 settembre dal satellite Sentinel-3

Dopo l’estate degli incendi, con l’avvicinarsi dell’autunno arrivano le alluvioni e i risultati si vedono anche dallo Spazio.
Lo scorso anno, secondo i dati ClimaCittà, in Italia si sono registrati: 88 allagamenti da piogge intense; 3 danni al patrimonio storico dovuti alle piogge; 14 danni da grandinate; 11 esondazioni; 15 frane causate da piogge; 9 danni a infrastrutture causati da piogge; 46 danni causati da trombe d’aria.
Quest’anno sono già stati registrati: 64 allagamenti da pioggia intensa;

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MONTAGNA, ANNO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE. Foreste europee a rischio: il bostrico sta divorando i boschi di abete rosso (2)

Difficile intervenire. Fondamentale il monitoraggio, e nuove tecniche consentono di ingannare l’insetto e catturarlo

Chi avesse cercato riposo e serenità nei boschi delle Alpi in questa estate dal clima preoccupante, sarà rimasto sconcertato alla vista di ampie – a volte amplissime – aree totalmente rinsecchite. Distese di alberi morti che al posto del verde abituale esibiscono rami bruni, privi di aghi. Sono gli effetti dilaganti della presenza del bostrico tipografo (Ips typographus), l’insetto responsabile di un danno difficile da arginare.

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MONTAGNA, ANNO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE. Foreste europee a rischio: il bostrico sta divorando i boschi di abete rosso (1)

Tempeste e siccità indeboliscono le piante, mentre l’insetto prolifica con il caldo

Dall’Alta Val Brembana ai boschi del Cansiglio, fino al Trentino e tutto l’arco alpino: le foreste italiane, ma anche quelle europee, sono sempre più minacciate dal bostrico tipografo (Ips typographus), un piccolo insetto che penetra sotto la corteccia degli alberi, provocandone la morte in poche settimane. La sua presenza, in condizioni normali in equilibrio con l’ambiente, è oggi in forte crescita a causa del cambiamento climatico, che ha reso gli alberi deboli e facilmente attaccabili.

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