DOSSIER ONU: GUERRA La fine del diritto internazionale umanitario. La guerra civile etiopica “invisibile” laboratorio di cinismo e disumanità anche per Gaza, secondo Giuseppe Mistretta, già ambasciatore in Etiopia Mezzo milione di morti, quattro di sfollati, stupro come arma e attacchi alla stampa

DOSSIER ONU: GUERRA La fine del diritto internazionale umanitario. La guerra civile etiopica “invisibile” laboratorio di cinismo e disumanità anche per Gaza, secondo Giuseppe Mistretta, già ambasciatore in Etiopia

Mezzo milione di morti, quattro di sfollati, stupro come arma e attacchi alla stampa

Una recente indagine di Medici senza frontiere (Msf) rivela l’uccisione deliberata di tre operatori umanitari durante la guerra civile etiopica combattuta in Tigray tra il 2020 e il 2022 tra il governo federale e le autorità locali tigrine. Un crimine che si aggiunge alle numerose violazioni del diritto internazionale, commesse in larga parte dal governo federale e dai suoi alleati, che hanno reso questo conflitto il banco di prova di crimini di guerra e contro l’umanità che hanno caratterizzato i conflitti successivi, tra cui quello a Gaza. 

Il tutto nell’indifferenza della comunità internazionale e nella paralisi dell’Organizzazione delle Nazioni unite (Onu).

Mezzo milione di vittime e il conflitto ancora rimane latente

La guerra civile in Tigray era scoppiata nel 2020, a causa dell’indisponibilità del partito tigrino Tigray People’s Liberation Front (TPLF) a rinviare le elezioni locali a causa della pandemia, e più in generale per via dei forti contrasti con la gestione accentratrice del potere da parte del primo ministro Abiy Ahmed Ali, premio Nobel per la pace nel 2019 per gli accordi con l’Eritrea.

Secondo uno studio dell’università belga di Gand, la guerra avrebbe provocato una media di 518mila vittime civili (dalla stima più bassa di 311mila a quella più alta di 808mila), causate direttamente tramite massacri e bombe per il 10%, dalla conseguente carestia per il 60% e dal collasso del sistema sanitario per il 30%. A queste si aggiungono circa quattro milioni di persone sfollate.

Guerra in Tigray: insicurezza alimentare giugno 2021-gennaio 2022 (© Università di Gand)

La guerra si è conclusa due anni dopo con gli accordi di Pretoria mediati dall’Unione africana, che però hanno rappresentato più una pausa in un conflitto latente, visto che hanno lasciato fuori l’Eritrea che era intervenuta a fianco dell’esercito federale, che tuttora nelle regioni di Amhara e Oromia sono attive nuove ribellioni al governo centrale e che da ultimo la Commissione elettorale ha revocato lo status legale al TPLF, peraltro diviso al suo interno.

Infine, il governo etiopico rifiuta di collaborare con le commissioni internazionali di esperti create dall’Unione africana e dall’Onu per avviare indagini indipendenti che portino a giustizia per le vittime e i sopravvissuti, considerandole interferenze interne. Il processo della giustizia transitoria è così affidato allo stesso governo che è responsabile di gran parte dei crimini di guerra compiuti.

Banco di prova per le violazioni del diritto internazionale dei conflitti successivi

Proprio in seguito alla scarsa collaborazione delle autorità etiopiche, Msf ha reso pubblica la propria indagine interna, secondo cui tre propri lavoratori sono stati uccisi deliberatamente nonostante fossero chiaramente identificati come operatori umanitari, probabilmente da soldati dell’esercito regolare etiopico. E questo non è l’unico caso documentato di uccisione di operatori umanitari e neppure l’unico caso di violazione del diritto umanitario internazionale.

“La guerra in Tigray ha rappresentato il punto di riferimento per tutti i tipi di violazioni possibili del diritto internazionale che hanno caratterizzato i conflitti degli ultimi cinque anni – afferma Giuseppe Mistretta, ambasciatore in Etiopia nel periodo 2014-2017, che alla vicenda ha dedicato il libro “Tigray, la guerra invisibile” – Dai bombardamenti sulle popolazioni civili tramite droni (acquistati da Cina e Turchia) da parte del governo federale, alle uccisioni extragiudiziali, al blocco in Tigray degli aiuti alimentari e dei servizi di ogni giorno come elettricità, acqua potabile e internet. 

Guerra in Tigray: vittime civili dirette documentate a novembre 2021 (© Università di Gand)

Di particolare atrocità è inoltre l’utilizzo dello stupro come arma di guerra. Parliamo di 130-150 mila vittime di stupro, praticato soprattutto dai soldati etiopici ed eritrei ai danni delle donne tigrine e in modo tale da impedire loro di riprodursi, poiché ogni bambino tigrino era visto come un potenziale nemico. In questo caso si è parlato anche di genocidio, secondo me non infondatamente.”

Le atrocità rese invisibili dal cinismo internazionale

Come è stato possibile che violazioni di tale portata rimanessero invisibili? “Il modo per non rendere le comunità consapevoli di quello che succede è chiudere i combattimenti alla stampa. – spiega il diplomatico – I primi sei mesi di guerra furono tracciati da giornalisti di alcune grandi testate, poi questo non fu più possibile per volontà del governo federale. Le uniche testimonianze derivavano da operatori umanitari, missionari, cooperanti e dagli stessi etiopici che erano sul campo.”

Regione di Afar, luglio 2022 (© Voice of America/Henry Wilkins/Wikimedia Commons)

A combinarsi con il divieto di ingresso per i media e il blackout di internet per rendere invisibili le violazioni dei diritti umani furono anche la campagna d’odio, le vessazioni e il linguaggio orientato alla violenza messi in atto dal governo federale contro la gente tigrina. Questo fatto fu accertato dall’Ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, assieme alla Commissione etiopica per i diritti umani, prima che il governo etiope proibisse tutte le indagini.

Giuseppe Mistretta, ambasciatore in Etiopia nel periodo 2014-2017 (© Giuseppe Mistretta)

Quello dell’Onu nella guerra in Tigray è stato un fallimento sistemico dovuto al fatto che la comunità internazionale – Cina, Turchia, Russia, ma anche Unione Europea, Stati Uniti – “ha fatto un calcolo che in fondo conveniva mantenersi un mercato di 120 milioni di persone, perché l’Etiopia è un Paese molto popoloso, piuttosto che difendere i diritti residui di una comunità tigrina che non supera i 7 milioni di persone. Soprattutto dopo la cessazione delle ostilità di Pretoria, si è ricominciato a foraggiare anche economicamente il governo federale” spiega Mistretta.

L’Onu avrebbe potuto fare partire tutti i meccanismi di controllo del diritto internazionale, portare i fatti sia alla Corte internazionale di giustizia che alla Corte penale internazionale, ma “quando nel 2024 l’Etiopia è entrata a grande maggioranza nel Consiglio dei diritti umani a Ginevra, si capisce che il sistema internazionale degli affari ha avuto la meglio. Questo livello di cinismo, di disattenzione non solo per il diritto umanitario, ma proprio per l’umanità in sé, ha trovato il suo modello prima in Etiopia e poi nelle guerre attuali” conclude Mistretta.

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