DOSSIER ONU: GUERRA Non è il diritto internazionale umanitario ad aver fallito a Gaza, secondo la giurista di Unife Alessandra Annoni: “sono gli Stati ‘custodi’ ad aver abdicato al proprio ruolo”

DOSSIER ONU: GUERRA Non è il diritto internazionale umanitario ad aver fallito a Gaza, secondo la giurista di Unife Alessandra Annoni: “sono gli Stati ‘custodi’ ad aver abdicato al proprio ruolo”

Indifferenza della comunità internazionale e paralisi dell’ Organizzazione delle nazioni unite (Onu) hanno caratterizzato i conflitti successivi alla guerra civile etiopica combattuta in Tigray tra il 2020 e il 2022 tra il governo federale e le autorità locali tigrine, e sono oggi sotto gli occhi di tutti a Gaza.

Nella guerra in Tigray – in cui i morti sono stati circa dieci volte i palestinesi uccisi a Gaza a oggi – sono stati applicati su una scala di massa crimini di guerra e contro l’umanità che oggi si ritrovano nell’invasione russa dell’Ucraina, nella guerra in Sudan e soprattutto nella Striscia di Gaza. 

In particolare, la fame come arma di guerra è stata documentata nell’assedio russo di Mariupol, in Siria, in Yemen, in Sud Sudan e nel Darfur in Sudan, oltre che nella Striscia di Gaza.

Nel distretto di Gaza più di mezzo milione di persone si trovano in stato di carestia, che potrebbe estendersi a tutta la Striscia per fine settembre. 

Dal 7 ottobre 2023 i palestinesi morti sono circa 65mila (di cui l’83% civili e almeno 20mila bambini) e i giornalisti e media worker uccisi più di 200. 
Il 94% degli ospedali è stato danneggiato o distrutto. 
Quasi la metà del milione di civili che si trovavano nella città di Gaza ha già lasciato la città, ora invasa via terra da Israele.

“La violenza militare israeliana – afferma Alessandra Annoni, docente di diritto internazionale all’Università di Ferrara – non ha risparmiato scuole, ospedali e altre infrastrutture vitali. Attraverso i bombardamenti incessanti, i ripetuti ordini di evacuazione, gli ostacoli all’ingresso e alla distribuzione degli aiuti umanitari, Israele ha generato una vera e propria carestia, sottoponendo la popolazione di Gaza a condizioni di vita che ne stanno provocando la distruzione fisica. 

Striscia di Gaza: insicurezza alimentare luglio-settembre 2025 (© IPC)

La Corte internazionale di giustizia (Cig) aveva ritenuto plausibile il rischio di genocidio a Gaza già nel gennaio 2024. Molti esperti, compresi relatori speciali dell’Onu, organizzazioni non governative internazionali e organizzazioni per i diritti umani palestinesi e israeliane, hanno ormai concluso che Israele sta commettendo un genocidio.” Lo stesso intento genocidario si può desumere dalla retorica disumanizzante dei leader israeliani nei confronti dei palestinesi di Gaza.

La paralisi dell’Onu non è un alibi accettabile: tutti gli Stati hanno l’obbligo di agire 

In questo contesto, la Commissione d’inchiesta indipendente sul territorio palestinese occupato dell’Onu ha già accertato le numerose violazioni del diritto internazionale commesse da Israele. Nel dicembre del 2023, il Sudafrica ha accusato Israele di violare gli obblighi della Convenzione per la prevenzione e la repressione del genocidio davanti alla Cig. 

Nell’attesa di pronunciarsi nel merito, la Cig ha ordinato a Israele di facilitare gli aiuti umanitari. In una diversa pronuncia, la Cig ha stabilito che l’occupazione israeliana del territorio palestinese è illecita. L’Assemblea generale dell’Onu, a settembre 2024, ha quindi ordinato a Israele di ritirarsi dal territorio palestinese entro dodici mesi.

Immagine generata con l’IA (© Agenda17 Plus)

A novembre 2024 la Corte penale internazionale (Cpi, distinta dalla Cig che invece fa parte dell’Onu) ha emesso mandati di arresto contro Benjamin Netanyahu (primo ministro israeliano) e Yoav Gallant (ex ministro della difesa). 

La Cpi però non ha organi di polizia propri, mentre la Commissione d’inchiesta, la Cig e l’Assemblea generale non hanno potere di imporre misure coercitive a Israele. Solo il Consiglio di sicurezza potrebbe farlo, ma è paralizzato dal veto degli Stati Uniti.

“L’impasse del Consiglio di sicurezza, però, non può costituire un alibi per l’inerzia della comunità internazionale. – afferma Annoni – A fronte della commissione di gravi violazioni, tutti gli Stati hanno l’obbligo di non prestare assistenza allo Stato autore delle stesse (in primis, di cessare la fornitura di armi) e di cooperare con mezzi leciti per porre fine agli illeciti, ad esempio isolando politicamente Israele o adottato contromisure economiche, o persino dispiegando una forza di pace a protezione della distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza, ove vi fosse il consenso della Palestina.

Alessandra Annoni, docente di diritto internazionale all’Università di Ferrara (© Unife)

Come nel conflitto del Tigray, quello che più sconcerta è l’incapacità della comunità internazionale di intervenire per prevenire o porre fine a questi crimini. Il problema, a mio avviso, non è tanto l’assenza di norme a protezione della popolazione civile. Piuttosto, quel che manca, oggi come allora, è la volontà politica di utilizzare gli strumenti che il diritto internazionale prevede per reagire alle violazioni di queste norme. 

Ad aver fallito non è tanto il diritto internazionale umanitario. Sono gli Stati, costitutori e ‘custodi’ dell’ordinamento internazionale, ad aver abdicato al proprio ruolo” conclude Annoni.

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