La nuova strategia di difesa Nazionale americana. La forza come strumento:. “ l’ordine internazionale basato sulle regole è un castello in aria” Al primo posto il territorio nazionale. Gli altri Paesi dovranno spendere di più in difesa

La nuova strategia di difesa Nazionale americana. La forza come strumento:. “ l’ordine internazionale basato sulle regole è un castello in aria”

Al primo posto il territorio nazionale. Gli altri Paesi dovranno spendere di più in difesa

Venerdì 23 gennaio sera è stata resa pubblica dal Pentagono la versione non classificata della  nuova Strategia di Difesa Nazionale (NDS) americana. 

La NDS è considerata un documento  fondamentale, in quando rende militarmente operative le linee guida della Strategia di  Sicurezza Nazionale (NSS) dello scorso dicembre. 

In contrasto con le pubblicazioni passate, il  Dipartimento della Guerra (DoW) ha scelto un’insolita mancanza di clamore: ha inviato il  documento via email senza preavviso quasi alle 19 di un venerdì, quando l’intera costa  orientale americana era concentrata sull’arrivo di una grande tempesta di neve. Inoltre, la  pubblicazione del documento non è stata accompagnata da un video del Segretario alla Guerra Pete Hegseth, come usa solitamente fare. 

Il documento non classificato è scarno di dettagli, cosa normale per una NDS, ma si  riduce a una mera ventina di pagine, mentre la NDS dell’amministrazione Biden (2022) si  sviluppava su 80 pagine. Il confronto dei due documenti presenta una particolare curiosità: mentre “Presidente Biden” appare solo due volte nel documento precedente, la nuova NDS,  anche se è molto più breve, nomina 47 volte il “Presidente Trump”, cui sono dedicate anche  cinque foto su sette. Il tono del testo non nasconde l’entusiastica ammirazione per il  Presidente, con espressioni che ricordano quelle per altri venerati leader supremi. 

La priorità è il territorio nazionale, la forza lo strumento

Nonostante la brevità, nella NDS ci sono chiari segnali per alleati, partner e industria su  dove si concentreranno le priorità della leadership del Pentagono per l’amministrazione  Trump: la priorità numero uno del DoW è il territorio nazionale, davanti all’Indo-Pacifico; si  segnalano futuri tagli alle forze statunitensi in Europa e Corea del Sud, chiedendo al  contempo una maggiore condivisione degli oneri da parte degli alleati e maggiori  investimenti nella base industriale della difesa.

Il documento, dopo una prefazione del Segretario, si articola in un’introduzione, l’esame  del contesto di sicurezza, il conseguente approccio strategico e le conclusioni. Il punto di partenza è una critica spietata delle amministrazioni precedenti: “Per troppo  tempo, il Governo degli Stati Uniti ha trascurato – persino rifiutato – di mettere al primo  posto gli americani e i loro interessi concreti. Le precedenti amministrazioni hanno  sperperato i nostri vantaggi militari e le vite, la buona volontà e le risorse del nostro popolo  … in promesse autocelebrative di sostenere astrazioni effimere (‘castelli in aria’) come  l’ordine internazionale basato sulle regole…. 

Il Presidente Trump ha cambiato decisamente  questa situazione, mettendo coraggiosamente gli americani al primo posto per rendere  davvero l’America di nuovo grande. Sotto la sua guida, gli Stati Uniti dispongono  dell’esercito … più potente che questo mondo abbia mai visto. Sosterremo una politica di  vera pace attraverso la forza.” 

Il contesto di sicurezza: dal narcotraffico ai migranti, dalla Cina all’Iran

Le minacce considerate nel documento riguardano: “Patria ed Emisfero; Repubblica  Popolare Cinese (PRC); Russia; Iran; Corea del Nord (DPRK); il problema della simultaneità e  implicazioni per la condivisione degli oneri tra alleanze”. 

Patria ed Emisfero. Le minacce individuate sono “un’ondata di immigrati clandestini”, la  diffusione di narcotici e minacce militari dirette sia nucleari che convenzionali e di guerra  spaziale, cibernetica ed elettromagnetica, incluse azioni di terroristi islamici.

Gli interessi americani sarebbero anche minacciati in tutto l’emisfero occidentale. Il mancato  mantenimento della Dottrina Monroe per “un ruolo più potente e guida negli affari  emisferici per salvaguardare la sicurezza economica e nazionale della nostra nazione” ha  portato alla crescita “dell’influenza degli avversari dalla Groenlandia nell’Artico al Golfo  d’America [per noi Golfo del Messico], al Canale di Panama e a località più a sud. Ciò non  solo minaccia l’accesso degli Stati Uniti a territori chiave in tutto l’emisfero, ma  compromette gli interessi statunitensi.” 

La Cina appare come “il secondo paese più potente al mondo—secondo solo agli Stati  Uniti—e lo stato più potente rispetto a noi dal XIX secolo”. La velocità, la portata e la qualità  dello storico rafforzamento militare della Cina le forniscono forze per operazioni nel Pacifico  occidentale e per raggiungere anche obiettivi molto più lontani. 

“La sicurezza, la libertà e la prosperità del popolo americano sono pertanto dire^amente  collegate alla nostra capacità di interagire da una posizione di forza nell’Indo-pacifico. Se la  Cina dovesse dominare questa regione ampia e cruciale, sarebbe in grado di porre  effettivamente il veto all’accesso degli americani al centro di gravità economica mondiale,  con implicazioni durature per le prospettive economiche della nostra nazione, inclusa la nostra capacità di reindustrializzarci.” Va quindi cercata una pace “dignitosa, a condizioni  favorevoli agli americani ma che anche la Cina possa accettare.” 

La Russia rimarrà nel prossimo futuro una minaccia “persistente ma gestibile” per i  membri orientali della NATO. 

“Mosca non è in posizione di tentare di conquistare l’egemonia  europea. La NATO europea supera di gran lunga la Russia in termini di dimensioni  economiche, popolazione e, quindi, potenza militare latente.

 I nostri alleati della NATO  devono assumere la responsabilità primaria della difesa convenzionale dell’Europa, con un  supporto statunitense critico ma più limitato. Ciò include assumere la guida nel sostenere la  difesa dell’Ucraina. Come ha affermato il Presidente Trump, la guerra in Ucraina deve finire, tuttavia, questa è responsabilità dell’Europa in primo luogo.” 

Inoltre, la Russia possiede anche il più grande arsenale nucleare del mondo, che  continua a modernizzare e diversificare, nonché capacità sottomarine, spaziali e cibernetiche che potrebbe impiegare contro il territorio americano. Alla luce di ciò, il DoW garantirà che  le forze statunitensi siano pronte a difendersi dalle minacce russe al territorio americano.” 

Iran. I leader iraniani hanno anche lasciato aperta la possibilità che tenteranno  nuovamente di ottenere un’arma nucleare, ma “il Presidente Trump ha costantemente  chiarito che all’Iran non sarà permesso di acquisire armi nucleari.” Inoltre, il regime iraniano  rimane intenzionato a “distruggere il nostro stretto alleato ‘modello’ Israele, e istiga  regolarmente crisi regionali che non solo minacciano le vite dei militari americani nella  regione ma impediscono anche alla regione stessa di perseguire il tipo di futuro pacifico e  prospero che molti dei suoi leader e popoli chiaramente desiderano.” 

Corea del Nord. La RPDC rappresenta una minaccia militare diretta per la Repubblica di  Corea (ROK) così come per il Giappone, entrambi alleati degli Stati Uniti per trattato. Le  forze missilistiche della Corea del Nord sono anche capaci di colpire obiettivi nella ROK e in  Giappone con armi convenzionali e nucleari così come altre armi di distruzione di massa.  Allo stesso tempo, le forze nucleari della RPDC sono sempre più capaci di minacciare gli Stati  Uniti. 

Simultaneità e oneri. Gli Stati Uniti e i suoi alleati devono essere preparati per la  possibilità che uno o più potenziali avversari possano agire insieme in modo coordinato o  opportunistico attraverso più teatri di guerra. Un tale scenario sarebbe meno preoccupante  se i nostri alleati e partner avessero investito adeguatamente nelle loro difese. “Invece, con rare eccezioni, erano troppo spesso contenti tagliare la spesa per la difesa e investivano  invece in cose come il welfare pubblico e altri programmi domestici.” 

Come ha chiarito il  Presidente Trump, ora “i nostri alleati e partner devono sostenere la loro giusta quota  dell’onere della nostra difesa collettiva. Questa è la cosa giusta da fare per loro, soprattutto  dopo decenni in cui gli Stati Uniti hanno sovvenzionato la loro difesa.” 

L’approccio strategico 

Le prime quattro priorità per il Pentagono, come ordinate dalla NDS, sono: 1. Difendere la patria statunitense 

  1. Dissuadere la Cina nell’Indo-Pacifico ‘attraverso la forza, non il confronto’ 3. Condivisione degli oneri con alleati e partner statunitensi 
  2. Potenziare la base industriale della difesa statunitense 

Vengono quindi configurate le conseguenti linee d’azione per ciascuna priorità. Per difendere la patria, il DoW si impegna a: rendere sicuri i confini, in particolare  deportando gli alieni irregolari; combattere i ‘narco-terroristi’ in tutto l’emisfero; assicurare  il controllo del terreno chiave dall’Artico al Sudamerica, specialmente la Groenlandia, il Golfo  d’America [del Messico] e il Canale di Panama; difendere i cieli con il “Golden Dome for  America” del Presidente Trump e altre misure specifiche contro i droni; modernizzare e  adattare le forze nucleari; dissuadere e difendere dalle minacce informatIche; contrastare i  terroristI islamici. 

Il documento presenta la dissuasione della Cina nella regione Indo-pacifica come seconda  priorità, con linee d’azione più caute e meno dettagliate, notando che il DoW prevede di  concentrarsi sul “supporto alla stabilità strategica, de-confliction e de-escalation”.  Precisamente, “ricordando la direttiva del Presidente Trump ‘la pace attraverso la forza’, è responsabilità essenziale del DoW garantire che il Presidente sia sempre in grado di  negoziare da una posizione di forza al fine di sostenere la pace nell’Indo-pacifico. 

A tal fine,  costruiremo, posizioneremo e sosterremo una forte difesa di negazione lungo la ‘prima  catena di isole‘. … Attraverso questi sforzi, renderemo chiaro che qualsiasi tentativo di  aggressione contro gli interessi statunitensi fallirà. … Al tempo stesso, il DoW garantIrà che la  Forza Congiunta abbia sempre la capacità di condurre attacchi e operazioni devastanI contro  obiettivi in qualsiasi parte del mondo, anche direttamente dal territorio nazionale  statunitense, fornendo così al Presidente una flessibilità e agilità operatIve senza pari.”

È interessante notare che “Taiwan” non appare menzionato da nessuna parte nel  documento, anche l’isola è il perno cruciale per la sicurezza della ‘prima catena di isole’.

La strategia per la condivisione degli oneri si basa su spingere “in modo sensato e  prudente” gli alleatI ad assumersi la responsabilità primaria di difendersi da minacce locali,  con un supporto “fondamentale ma limitato” da parte delle forze statunitensi. In particolare si chiede a Canada di collaborare per impedire ai migranti clandestini e  “narcoterroristi” di raggiungere i confini dell’USA. 

LEuropa deve assumersi la responsabilità  primaria della propria difesa convenzionale. In Medio-oriente gli alleatI avranno “il potere” di  assumersi la deterrenza e difesa contro l’Iran e i suoi alleati, anche sostenendo fermamente  gli sforzi di Israele per difendersi. La priorità del DoW in Africa è impedire ai terroristi islamici  di utilizzare rifugi regionali per colpire il territorio nazionale degli Stati Uniti. 

Infine, “con il  suo potente esercito, sostenuto da un’elevata spesa per la difesa, una solida industria della  difesa e la leva obbligatoria, la Corea del Sud è in grado di assumersi la responsabilità  primaria di deterrenza nei confrontI della Corea del Nord con un supporto statunitense  fondamentale ma più limitato.”

Nella NDS del 2022 il termine “base industriale della difesa” appare solo otto volte e  riceve poca attenzione. Ora invece, la salute della base industriale è elencata come quarto  punto di attenzione per il DoW a “sostenere gli altri pilastri chiave di questa strategia”. 

Senza entrare nei dettagli, il rapporto afferma che il dipartimento prevede di  intraprendere “azioni urgenti per mobilitarla, rinnovarla e proteggerla – per potenziare  l’industria della difesa americana in modo che sia pronta ad affrontare le sfide della nostra  era” e per “rinvigorire e mobilitare la creatività e l’ingegnosità senza rivali della nostra  grande nazione, riaccendere il nostro spirito innovativo e ripristinare la nostra capacità  industriale”. 

“Questo sforzo richiederà niente meno che una mobilitazione nazionale: un richiamo alle  armi industriali paragonabile a rinascite simili del secolo scorso che, alla fine, portarono la  nostra nazione alla vi^oria nelle guerre mondiali e nella Guerra Fredda che ne seguì.” 

Il documento conclude con la constatazione che ” Trump sta ora guidando la nostra  nazione verso una nuova età dell’oro, definita dal mettere gli americani al primo posto in  modo sensato, pragmatico e concreto….il nostro obiettivo è la pace. Ma non una pace che  sacrifichi la sicurezza, le libertà e la prosperità del nostro popolo. Piuttosto, una pace che gli  americani meritano—una pace nobile e orgogliosa. …Quindi, se i nostri potenziali avversari  fossero tanto imprudenti da respingere le nostre offerte di pace e scegliere invece il conflitto,  le forze armate americane saranno pronte a combattere e vincere le guerre della nazione in  modi che abbiano senso per gli americani.” 

Qualche commento 

L’obiettivo della strategia militare americana, ‘una pace americana attraverso la forza’,  ovviamente dà priorità alla potenza militare sulla diplomazia, il controllo degli armamenti e  le garanzie e norme internazionali. Una forza che sembra basata sugli armamenti  convenzionali e sui sistemi anti-missili e anti-droni. 

Nel documento minimo spazio viene dato  alle armi nucleari e in genere alle nuove tecnologie militari, incluso il ruolo centrale del  controllo dello spazio esterno. Anche se si ricorda la superiorità nucleare della Russia, a  Mosca viene assegnato essenzialmente un ruolo regionale, una minaccia contro i paesi  “orientali della NATO”.

Viene derubricato anche l’interesse per l’Europa che “detiene una quota minore e  decrescente del potere economico globale. Ne consegue che, sebbene siamo e rimarremo  impegnati in Europa, dobbiamo—e lo faremo—dare priorità alla difesa del territorio  americano e alla deterrenza della Cina.” 

La debolezza europea sembra spiegare l’insistenza  sulla Groenlandia (ricordata cinque volte) come “terreno chiave” americano, uno degli  obiettivi della prima priorità della strategia militare qui definita.  

Altro punto interessante e delicato per il popolo americano, sempre nella prima priorità,  è l’impegno delle forze militari contro l’immigrazione, la lotta al narco traffico e al terrorismo  ‘islamico’, temi che dovrebbero competere piuttosto al ministero degli interni e alla polizia. 

Notiamo infine un obiettivo culturale: “Ripristineremo l’etIca del guerriero e  ricostruiremo la Forza Congiunta affinché i nemici dell’America non dubitino mai della nostra  determinazione o della nostra capacità di rispondere con decisione a tali minacce.” 

Speriamo che “l’etica del guerriero” comprenda le Convenzioni di Ginevra e il diritto  umanitario internazionale. 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *