Europa senza glifosato? Alte rese anche senza l’erbicida, secondo una ricerca

A dicembre potrebbero decadere le autorizzazioni comunitarie per l’utilizzo. Ma la guerra potrebbe rallentare il processo

Il 2023 potrebbe essere l’anno in cui l’Unione europea dirà definitivamente addio al glifosato. Mentre sempre più gruppi ambientalisti e la stessa Commissione chiedono uno stop a fertilizzanti chimici, pesticidi ed erbicidi, si avvicina il 15 dicembre, data in cui scadrà l’autorizzazione all’uso del discusso erbicida, che era stata rinnovata nel 2017.
Se gran parte dei grandi produttori chiede un rinvio, molti attivisti e ricercatori spingono per il divieto, anche sulla base di nuove ricerche, come quella appena pubblicata sulla rivista “Agronomy for Sustainable Development” dalla Scuola Superiore S. Anna e dall’Università di Pisa.

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Meno chimica in agricoltura. Ci guadagna l’azienda oltre che la salute

I dati scientifici e il commento di Vincenzo Brandolini, Unife

Utilizzo ridotto di fertilizzanti chimici non significa necessariamente diminuzione dei raccolti e minor guadagno economico. Anzi, in certe situazioni, se vengono impiegate pratiche agronomiche appropriate, l’annata agraria può chiudersi con risultati soddisfacenti per gli agricoltori grazie alla buona produttività e al risparmio di costosi prodotti chimici. Cade così una vecchia diatriba che vede l’inconciliabilità della “naturalità” dei prodotti con il profitto aziendale.

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L’espansione dell’agricoltura compromette gli habitat naturali. Servono nuovi strumenti di monitoraggio condivisi

Una mappa mondiale ad altissima risoluzione creata da ricercatori in aiuto ai Paesi poveri

Tra il 2003 e il 2019 quasi la metà dei nuovi terreni coltivati ha sostituito gli habitat naturali.
La maggiore espansione è avvenuta in Africa: i terreni agricoli sono aumentati del 34% per far fronte alla rapida crescita demografica. È quanto emerge dal lavoro di un
gruppo di ricercatori che fa capo al Dipartimento di scienze geografiche dell’Università del Maryland, i cui dati potranno supportare le politiche agricole dell’Organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Food and Agriculture Organization, FAO).

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Dopo l’approvazione della Politica agricola europea e il voto favorevole alla Farm To Fork è il turno degli Stati membri

Ambientalisti e piccoli agricoltori chiedono più spazio nella definizione del Piano strategico nazionale

La corsa verso l’agricoltura del futuro procede spedita, in Europa come in Italia. Dopo l’approvazione della Politica agricola europea (Pac), arrivata in luglio, la palla è passata agli stati membri. Entro la fine del 2021 il nostro Governo dovrà elaborare e pubblicare il proprio Piano strategico nazionale 2023-2027 (Psn), un documento che renderà concreti i principi della Pac e da cui dipenderanno l’identità e la sostenibilità della nostra agricoltura nei prossimi anni.

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La nuova Politica agricola europea non rispetta il Green Deal e delude ambientalisti e piccoli agricoltori

“A nome della Commissione, appoggio al 100% il compromesso politico raggiunto. Il pacchetto generale è ottimo ed equilibrato. Sono fermamente convinto che questo accordo rappresenti un passo avanti fondamentale e sono sicuro che la nuova Politica agricola comune incoraggerà un’agricoltura sostenibile e competitiva, tutelando gli agricoltori e mettendo a disposizione alimenti sani per tutta la società”. Sono le parole di Janusz Wojciechowski, Commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale.

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