Fallito l’obiettivo principale dell’uscita dal fossile, la COP 30, che si è tenuta a Belém nell’Amazzonia brasiliana a metà novembre, segnerà comunque una svolta nel quadro geopolitico della lotta al cambiamento climatico: gli USA non ci sono più, l’Unione europea ha abdicato alla propria leadership ambientale mondiale ed emerge la Cina, con tutte le sue contraddizioni.
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DOSSIER COP 30 Il fallimento dell’accordo sull’uscita dal fossile è un grosso problema: le emissioni continuano ad aumentare nonostante i progressi compiuti
Si rimanda alla responsabilità dei singoli Stati, con Usa, Cina e Ue su posizioni diverse
A Belém, alla fine fine della trentesima Conferenza delle parti sul Clima (COP 30) non è stato raggiunto un accordo per cessare l’utilizzo dei combustibili fossili e garantire una transizione verso basse emissioni di gas serra, probabilmente l’obiettivo più importante e urgente di questa Conferenza. I piani proposti non sono stati approvati ma dislocati al di fuori delle Nazioni unite per essere perseguiti da gruppi di Paesi disposti a portarle avanti.
DOSSIER COP 30 Belém: l’illusione di uno show sostanzialmente mediatico
Era il 2015, solo dieci anni fa, e a Parigi si celebrava la COP 21 a seguito della ratifica da parte delle Nazioni Unite dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile. Pareva un trionfo, con tutte la nazioni rappresentate all’ONU – comprese le grandi e storiche riluttanti, Stati Uniti d’America, Russia e Cina – che sottoscrivevano l’impegno per una transizione verso un mondo migliore, tanto ambientalmente quanto socialmente ed economicamente.
DOSSIER COP 30 Dopo Belém: senza roadmap per uscire dal fossile, qualche progresso sul finanziamento ai Paesi poveri e una nuova “mappa geopolitica ambientale”
Ecco come siamo arrivati a questo punto e come sta cambiando il quadro
La trentesima conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici (COP 30) è da poco giunta al termine. Si è svolta a Belém, nell’Amazzonia brasiliana. Un luogo che simboleggia e incarna le conseguenze delle attività antropiche, e che al tempo stesso rimanda alla possibilità (oltre che all’urgenza) di agire per proteggere quello che resta, dato che la foresta amazzonica è, almeno per il momento, uno dei più grandi polmoni verdi del Pianeta.
DOSSIER COP 30 L’Europa ha diminuito le emissioni ma ha abbandonato il ruolo di leader nella lotta globale al cambiamento climatico
Indebolito il Green Deal. L’Italia è fra i Paesi che tirano il freno e scende nelle graduatorie internazionali
“Abbiamo raggiunto un accordo. Non è perfetto, ma è un enorme passo nella giusta direzione. L’Unione europea è rimasta unita, lottando per un’azione ambiziosa in materia di clima”.
DOSSIER COP 30 La lunga marcia della Cina verso la diminuzione delle emissioni e la conquista della leadership mondiale
Ma la “Ferrovia bioceânica” che attraverserà la Foresta amazzonica mostra il peso degli interessi economici
Alla COP 30 di Belém, la Cina, secondo stato più popoloso del Mondo con oltre 1 miliardo e 400 mila abitanti, ha rappresentato una delle realtà più significative, anche se la sua rappresentanza istituzionale si è limitata a una delegazione ministeriale e diplomatica.
DOSSIER COP 30 Riconosciuti solo parzialmente il ruolo e i diritti dei popoli indigeni dell’Amazzonia nella protezione delle loro terre
Tremila chilometri con la Yaku Mama Flotilla per giungere a Belém: “la risposta siamo noi”
“Un nuovo viaggio che onora la memoria della lotta e della resistenza dei popoli indigeni amazzonici”, così Leonardo Cerda, attivista della Comunità Kichwa di Serena in Ecuador ha definito il viaggio che ha portato La Yaku Mama Flotilla nella città di Belém nello stato brasiliano del Pará in cui si è tenuta la COP 30, dopo aver cominciato il suo percorso nei territori andini dell’Ecuador lo scorso 10 ottobre.
