A Belém, alla fine fine della trentesima Conferenza delle parti sul Clima (COP 30) non è stato raggiunto un accordo per cessare l’utilizzo dei combustibili fossili e garantire una transizione verso basse emissioni di gas serra, probabilmente l’obiettivo più importante e urgente di questa Conferenza. I piani proposti non sono stati approvati ma dislocati al di fuori delle Nazioni unite per essere perseguiti da gruppi di Paesi disposti a portarle avanti.
I progressi compiuti non bastano
“Bersaglio mancato. La continua inattività collettiva mette a rischio l’obiettivo di temperatura globale” così l’ United Nation Environment Programme (UNEP) titola l’Emissions Gap Report, pubblicato poco prima dell’inizio di COP 30.
A dieci anni dall’ Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, le politiche climatiche e gli impegni di mitigazione dei singoli Stati hanno portato miglioramenti nella riduzione del riscaldamento globale. Tuttavia, nonostante l’introduzione delle tecnologie delle energie rinnovabili e l’adozione di politiche di azione climatica, i progressi compiuti sono ancora distanti dagli sforzi e dalla velocità necessari.
Importanti e rapide limitazioni delle emissioni dei gas serra potrebbero contribuire significativamente a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi e contenere i danni causati dal cambiamento climatico, soprattutto alle popolazioni più povere.
Le emissioni dei gas serra sono in costante aumento
Le emissioni di gas serra, nel 2024, sono aumentate del 2,3% rispetto all’anno precedente. Per raggiungere gli obiettivi prestabiliti dall’Accordo di Parigi, il controllo delle emissioni rimane un parametro chiave poiché strettamente correlato al riscaldamento globale.
Tra i gas serra, colpevoli di provocare il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici, i più diffusi sono l’anidride carbonica (CO2), il metano (CH4) e l’ossido nitroso (N2O). I più dannosi, anche se meno diffusi, sono rappresentati dagli idrofluorocarburi (HFC), i perfluorocarburi (PFC) e l’esafluoruro di zolfo (SF6).
Le emissioni di CO2 sono dovute principalmente alla combustione di carbone, petrolio e gas nel settore energetico e alle produzioni industriali di metalli, cemento e altri materiali. Il settore della produzione di energia è quello che contribuisce maggiormente alle emissioni.
Come riportato nell’Emissions gap report, il 69% delle emissioni di gas serra sono dovute a emissioni di CO2 .
Le emissioni di CH4 sono al secondo posto tra le emissioni più diffuse e sono imputabili alle attività agricole quali la fermentazione da parte di bestiame ruminante, l’utilizzo dei liquami e la coltivazione del riso. Oltre alle produzioni agricole le emissioni di metano avvengono anche nell’attività di gestione dei rifiuti e nelle perdite di metano dalle miniere di carbone.
I gas fluorurati sono composti chimici artificiali utilizzati come isolanti o refrigeranti. Complessivamente, le emissioni di metano, ossido nitroso e gas fluorurati sono la causa del 24% delle emissioni di gas serra.
Le emissioni di gas associate alla produzione e utilizzo di combustibili fossili rappresentano all’incirca il 73% delle emissioni totali. Ciò nonostante, nell’aumento delle emissioni avvenuto nel 2024 hanno giocato un ruolo chiave la deforestazione e l’uso del suolo, che spesso mostrano delle tendenze oscillanti nel corso degli anni. In questo contesto una combinazione di fattori come la deforestazione, lo sviluppo di incendi e le emissioni è implicata in processi che causano danni al clima e alla biodiversità.

Tra i maggiori emettitori migliora solo l’Ue; la Cina aumenta, ma rallenta la crescita
A livello globale i Paesi che producono maggiormente emissioni di gas serra sono la Cina, gli Stati Uniti, l’India, l’Unione europea, la Russia e l’Indonesia.
Secondo le stime relative all’anno 2024 delle emissioni dei sei maggiori produttori, della restante parte dei Paesi del G20 e del resto del Mondo, tutti i Paesi, a eccezione dell’Unione europea, mostrano un aumento delle emissioni, rispetto all’anno precedente.

Secondo il report UNEP, si stima che nel 2024 i Paesi facenti parte del G20 abbiano registrato un aumento delle emissioni di gas serra e che siano stati responsabili, a livello mondiale, del 77% di queste ultime.
I Paesi che hanno mostrato un aumento assoluto più elevato di emissioni sono rappresentati dall’India, Cina e Indonesia, che sono tra i Paesi con la più alta densità di popolazione al mondo.
Considerando il tasso di crescita delle emissioni, l’Indonesia e l’India hanno riportato il tasso più elevato, rispettivamente del 4,6% e del 3,6%, mentre la Cina ha registrato una crescita dello 0,5%, inferiore rispetto a quella dell’anno precedente. Solo l’Unione europea ha riportato un calo delle emissioni del 2,1% (Figura 3).
Inoltre, anche molti Paesi al di fuori del G20 hanno registrato un aumento delle emissioni nel 2024.
Un dato rilevante è quello secondo il quale i Paesi africani, i meno sviluppati al Mondo, contribuiscono in maniera molto limitata alle emissioni di gas serra, nella misura del 3% del totale.

Solo la metà dei membri del G20 ha presentato nuovi obiettivi climatici. Gli USA aumenteranno le emissioni mentre la Cina calerà
Come riporta il report UNEP, uno dei punti cruciali dell’Accordo di Parigi è la definizione da parte dei membri aderenti di obiettivi nazionali per contribuire a contenere il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2°C. Tali obiettivi sono denominati Contributi nazionali determinati (Nationally Determined Contributions, NDC) e sono progettati per essere presentati ogni cinque anni da ogni Paese in modo tale che il loro aggiornamento rappresenti l’aumento di ambizione dei singoli Stati per raggiungere l’obiettivo di temperatura stabilito nell’accordo.
Al 30 settembre 2025, solo sette Paesi del G20 (Australia, Brasile, Canada, Giappone, Federazione Russa, Regno Unito e Stati Uniti d’America) hanno presentato nuovi NDC e altri tre (Cina, Unione europea e Turchia) hanno annunciato NDC per il 2035 per ridurre le emissioni di gas serra.
Nessun appartenente al G20 ha comunicato aggiornamenti dei propri NDC per il 2030.
Dalle proiezioni relative alle emissioni dei Paesi G20 per il 2030, se a livello di emissioni totali la situazione è simile a quella dell’anno scorso, ci sono delle differenze nelle tendenze dei singoli Stati. I casi più significativi sono rappresentati dalla Cina e dagli Stati Uniti.
Da un lato la Cina presenta una tendenza con un picco di emissioni intorno al 2025 seguito da una loro riduzione. Questa diminuzione è spiegata dalla crescita di utilizzo e richiesta di energia rinnovabile.
Al contrario, le proiezioni delle emissioni per il 2030 relative agli Stati Uniti sono aumentate a causa delle decisioni politiche del Paese. Una nota rilevante in questo contesto deriva dal fatto che nel corso del 2025 il governo degli Stati Uniti ha annunciato il suo ritiro dall’Accordo di Parigi, che sarà reso effettivo nel 2026.
Secondo l’Emissions gap report, si prevede che proseguendo con le politiche attualmente messe in atto le emissioni totali relative ai Paesi G20 diminuiscano nel 2035. Il contributo maggiore per questa riduzione è dato dalla Cina, seguita dall’Unione Europea. Gli altri Paesi del G20 presentano situazioni con emissioni in aumento o in diminuzione a seconda del Paese.

“Ogni frazione di grado di riscaldamento globale conta”
Le proiezioni relative al riscaldamento globale nel corso del secolo, riportate nel report UNEP mostrano i diversi scenari a cui potremmo andare incontro.
Mantenendo le sole politiche applicate attualmente si avrebbe una probabilità del 66% di tenere il riscaldamento al di sotto dei 2,8°C. Nel caso in cui venissero attuati tutti i tipi di NDC entro il 2035 il riscaldamento sarebbe contenuto ad una soglia al di sotto dei 2,5 o 2,3°C, anche in questo caso con una probabilità del 66%.
L’unico scenario che prevede di limitare il riscaldamento al di sotto dei 2°C è quello nel quale si prevede di mettere in atto tutti gli impegni per la riduzione delle emissioni di gas serra e i contributi nazionali determinati.

Come sottolinea il report, ogni piccolo contributo nel limitare il riscaldamento anche di poche frazioni di grado è significativo per contenere i danni provocati dal cambiamento climatico. Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi rimane di cruciale importanza la riduzione delle emissioni di gas serra. Questa strategia di mitigazione accelerata potrebbe inoltre offrire benefici e opportunità di crescita economica, nuovi posti di lavoro e sicurezza energetica, perseguendo al contempo gli obiettivi di sviluppo sostenibile.

One thought on “DOSSIER COP 30 Il fallimento dell’accordo sull’uscita dal fossile è un grosso problema: le emissioni continuano ad aumentare nonostante i progressi compiuti
Si rimanda alla responsabilità dei singoli Stati, con Usa, Cina e Ue su posizioni diverse
”