DOSSIER ITALIANI D’EUROPA I giovani: per capire l’Unione bisogna conoscerla. Diffidenze e aspetti negativi ci sono, ma è chiaro che vale la pena “alimentarla” e riformarla piuttosto che abbandonare Parlano gli studenti del progetto Italiani d’Europa

DOSSIER ITALIANI D’EUROPA I giovani: per capire l’Unione bisogna conoscerla. Diffidenze e aspetti negativi ci sono, ma è chiaro che vale la pena “alimentarla” e riformarla piuttosto che abbandonare

Parlano gli studenti del progetto Italiani d’Europa

In questo difficilissimo passaggio della vita dell’Unione europea, in cui non solo emergono le sue storiche debolezze, ma alcuni dei suoi punti di forza sembrano vacillare (dalla incapacità di esercitare un ruolo di mediazione imparziale nella guerra in Ucraina alla perdita di leadership nella lotta al cambiamento climatico), il sentimento e l’opinione di giovani nei confronti del progetto comunitario sono fondamentali.

Per loro la costruzione dell’Unione è ormai alle spalle: sono nati europei. Ma cosa significa, oggi, questo per loro? Anzitutto, fa parte integrante e concreta  della loro vita quotidiana  e delle loro scelte future? E poi, essere cittadini europei è percepito come un attributo identitario positivo o come una fastidiosa o insopportabile costrizione?

La questione non è di poco conto perché, come hanno rilevato anche i relatori intervenuti al progetto “ Italiani d’Europa”, in questo momento in cui sul piano politico e nelle posizioni di molti singoli Stati membri la disillusione per gli obiettivi mancati si sta trasformando in disaffezione e l’attaccamento al particulare in ostilità verso impegni e responsabilità comuni, solo i cittadini possono ridare anima e spinta al progetto. E i giovani sono i cittadini che domani governeranno l’Europa.

Per questo abbiamo voluto sentire cosa ne pensano i diretti interessati. Non un campione rappresentativo, al contrario, un gruppo ben connotato: gli studenti del Dipartimento di giurisprudenza e studi umanistici dell’Università di Ferrara  che sono stati coinvolti attivamente nel  percorso di formazione e comunicazione “Italiani d’Europa” organizzato dai loro dipartimenti in collaborazione con il CEDE, il cui scopo era proprio andare a vedere “dietro le quinte” dell’Europa. 

E una delle cose più interessanti che emerge dalle risposte di Martina Trevisani, Francesca Capalbo, Francesca Rotondaro, Jalldiz Celmeta, Matteo Borrelli, Adele Bizzarri, Sofia Zanchi, Elisabetta Giacon è che guardando da vicino e applicandosi a conoscere, l’Europa è molto meglio e più vicina di quanto non sembri se non la si conosce. 

Con un bilancio chiaro: nonostante la lucida analisi dei difetti “ l’Unione si costruisce un passo alla volta, in un continuo processo di costruzione, e rappresenta uno spazio che vale la pena ‘alimentare’, riformare, piuttosto che abbandonare o criticare”.

Per i giovani cittadini europei, l’Unione europea è una realtà astratta e lontana o qualcosa che condiziona e determina concretamente la nostra vita? 

Per molti giovani l’Unione europea (Ue) appare ancora come una realtà distante, spesso percepita più come un insieme di istituzioni tecniche che come uno spazio politico condiviso. Tuttavia, l’UE incide in modo molto concreto sulla vita quotidiana, dalla mobilità studentesca e lavorativa alle politiche economiche, ambientali e migratorie. Il problema non è tanto l’assenza di effetti reali, quanto la difficoltà nel rendere questi effetti comprensibili e politicamente leggibili ai cittadini più giovani. 

Inoltre, ci sembra che molti giovani non vedano solo astrattezza nell’Unione ma anche pesantezza, come se l’Ue fosse solo una sorta di “autorità superiore” che impone obblighi e limita l’autonomia degli Stati. 

È una rappresentazione piuttosto diffusa e spesso semplificata, che ha spinto alcune di noi ad approfondire lo studio del diritto dell’Unione. Studiare l’Ue dai Trattati alle sentenze della Corte di giustizia ha cambiato completamente la cornice: dietro ciò che molti percepiscono come imposizione, ho scoperto l’esistenza di un sistema giuridico che tutela attivamente i diritti dei singoli. 

L’Ue pertanto non è un’entità distante, ma un ordinamento che riconosce diritti ai cittadini. 

Impone certamente dei doveri, ma prima di tutto genera e tutela diritti. 

È questo, secondo me, l’aspetto che più sfugge alla percezione comune. 

I giovani cittadini europei hanno un giudizio positivo o negativo dell’UE? 

Nella nostra esperienza percepiamo una certa disillusione. L’Unione, infatti, viene spesso accusata di essere poco attenta alle disuguaglianze sociali, di avere delle politiche migratorie molto restrittive, nonché di essere sempre più orientata verso scelte politiche di carattere militare

Spesso, però, questa disillusione deriva da informazioni parziali o da una comprensione limitata del funzionamento delle istituzioni europee e della politica dell’Ue. 

Come studentesse e studenti che, invece, credono nel progetto politico europeo, ci capita, non di rado, di assumere il ruolo di “avvocate/i difensori dell’Ue” nelle conversazioni informali dove spesso emergono miti, fraintendimenti, e una narrativa politica che raramente coincide con i dati giuridici o di fatto. 

Un’osservazione interessante, emersa anche durante il primo incontro del nostro progetto, è che questa diffidenza, sembra particolarmente accentuata in Italia, data la scarsa affluenza alle urne europee, rispetto ad altri Paesi membri. 

Studenti del progetto “Italiani d’Europa” al primo incontro con Emilio De Capitani (© Agenda17 Plus)

E allo stesso tempo, non possiamo negare che l’euroscetticismo cresce anche a livello europeo, un fenomeno radicato nella tensione storica tra approccio intergovernativo e approccio sovranazionale, desiderio di integrazione e paura, spesso novecentesca, di perdere sovranità; ed è questa stessa paura che oscura l’altra faccia della medaglia: l’Ue ha garantito e continua a garantire diritti concreti, spesso dati per scontati fino al giorno in cui vengono messi in discussione. 

Quali sono gli aspetti maggiormente negativi? 

Tra gli aspetti più critici dell’Unione europea vi è innanzitutto la scarsa trasparenza dei processi decisionali e una complessità burocratica eccessiva, che rendono le istituzioni europee difficilmente accessibili e comprensibili per i cittadini. 

Questa distanza favorisce un basso livello di partecipazione e coinvolgimento attivo, soprattutto tra i giovani, non tanto per disinteresse quanto per una reale difficoltà a orientarsi e comprendere davvero il funzionamento dell’UE. 

È anche per questo motivo che abbiamo deciso di partecipare al progetto Italiani d’Europa: un lavoro che ci ha permesso di percepire più “vicine” e più umane figure che vengono spesso identificate come “grigi burocrati” che lavorano per le istituzioni dell’Unione. 

Quali sono invece gli aspetti positivi?  

L’aspetto più positivo resta l’ideale europeo stesso: la costruzione di uno spazio sovranazionale fondato sulla cooperazione, sulla tutela dei diritti e della pace e sulla possibilità di superare i nazionalismi. 

La libertà di circolazione delle persone, dei beni e dei servizi, la moneta unica, il programma Erasmus, la politica ambientale hanno avuto un impatto concreto e positivo sulle nuove generazioni. 

Inoltre, l’UE rappresenta uno spazio politico unico al mondo, capace, almeno in teoria, di promuovere un modello unico di governo sovranazionale. 

Dopo l’esperienza del progetto Italiani d’Europa è cambiata la vostra idea dell’UE? Se sì, in che modo? In base a questa esperienza che consigli dareste ai politici e ai burocrati Ue? 

Per alcune di noi, la visione non è cambiata ma si è consolidata. Progetti come Italiani d’Europa sono preziosi proprio per questo: portano i giovani a dialogare con chi l’Ue l’ha costruita, vissuta e talvolta persino messa in discussione dall’interno. 

È un passaggio fondamentale per comprendere davvero il sistema e per immaginare come migliorarlo. 

Per altre e altri, l’esperienza del progetto Italiani d’Europa da un canto ha alimentato l’idea che l’Unione rappresenta un sistema complesso, non sempre trasparente e fortemente condizionato dalla volontà politica degli Stati membri. D’altro canto, aver partecipato a questo Progetto ha rafforzato la convinzione che l’Unione si costruisce un passo alla volta, in un continuo processo di costruzione e rappresenta uno spazio che vale la pena “alimentare”, riformare, piuttosto che abbandonare o criticare.

Quanto ai consigli: il primo  è quello di investire seriamente nella trasparenza, nella divulgazione e nella semplificazione dei processi decisionali, rendendo l’Unione più leggibile, comprensibile e, quindi, accessibile. 

Sotto questo aspetto, occorrerebbe rilanciare una visione politica dell’Unione più chiaramente democratica, capace di parlare ai cittadini, soprattutto ai giovani, non come semplici destinatari di politiche tecniche, ma come soggetti politici attivi. 

Ancora, vi dovrebbe essere un serio investimento nella comunicazione: molte percezioni negative sull’Ue nascono da informazioni distorte o da narrazioni politiche che spesso, purtroppo, trovano terreno fertile in diverse testate giornalistiche nazionali e mancano strumenti critici per valutarle. In secondo luogo, sarebbe necessario riportare al centro le questioni sociali: lavoro, disuguaglianze, welfare e politiche migratorie basate sui diritti, non solo sulla sicurezza.

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