Se chiedete oggi alle bambine di disegnare uno scienziato, nel 60% dei casi disegnerà una donna.
Ma non è stato sempre così. Il punto di svolta è recente: il 2016.
Sono passati più di quarant’anni dall’ormai noto test Draw-a-Scientist, disegna uno scienziato. Il test, pubblicato su Science Education e ideato dal sociologo David Wade Chambers, è diventato poi uno strumento per valutare la percezione dei bambini rispetto alla figura di un* scienziat*, più generalmente un riferimento per misurare stereotipi di genere nella scienza.
Negli anni del test, gli anni Sessanta e Settanta, la quasi totalità dei bambini tra i cinque e gli otto anni disegnava un uomo con il camice, la barba e gli occhiali, che lavorava in laboratorio. Meno dell’1% disegnava una donna. Negli anni Ottanta e Novanta questa percentuale è salita al 34%, ma è rimasta una tendenza verso lo stereotipo dello scienziato uomo dai sei anni di età in poi, e una percentuale maggiore di bambine a disegnare scienziate donne.
Anche se le bambine oggi immaginano un futuro nella ricerca, nel Mondo persiste il divario di genere. L’italia migliora ma è indietro in Europa
I dati dell’Organizzazione delle nazioni unite per l’educazione, la scienza e la cultura (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization,- UNESCO ) e del report Education at a Glance 2025 rivelano che tra i ricercatori a livello mondiale solo una su tre è donna, e solo una su dieci degli iscritti alle accademie scientifiche nazionali. Le donne, ancora oggi, affrontano molte più difficoltà nell’ottenere posti di ricerca rispetto agli uomini.
Nonostante un quadro internazionale spesso sconfortante, i dati pubblicati nel Global Gender Gap Report 2025 lasciano intravedere segnali di speranza per l’Italia.
Secondo il World Economic Forum, il nostro Paese è all’85° posto (su 148) nel ranking globale, avanzando di due posizioni rispetto all’anno precedente, con una quota di gender gap colmata oltre il 50%.
Un risultato che pone l’Italia avanti rispetto a numerose economie mondiali, come Cina e Giappone, pur rimanendo indietro rispetto alla media europea e a molti altri Paesi anche del Sud del Mondo.



Gli indicatori più incoraggianti emergono nel settore dell’istruzione, dove l’Italia ha praticamente azzerato il divario di genere, ottenendo la parità nella frequenza universitaria e nell’alfabetizzazione.
Il quadro, però, si fa più complesso riguardo alla partecipazione economica. L’Italia si colloca soltanto al 117° posto mondiale per le opportunità lavorative offerte alle donne; queste ultime rappresentano meno del 42% della forza lavoro e occupano poco più di un terzo dei ruoli dirigenziali e manageriali, con una disparità salariale che resta ampia.
Il lavoro domestico e di cura continua a gravare in maniera prevalente sulle donne, limitando le possibilità di crescita professionale e di carriera, soprattutto nei settori ad alto tasso di innovazione come quello della ricerca scientifica.
Comunque, anche all’interno dell’ambito della ricerca spesso alle donne vengono lasciati ruoli più di cura, come l’organizzazione di eventi o la formazione degli studenti, lasciando agli uomini esperimenti e numeri, pronti per una pubblicazione. Con Agenda17 avevamo già fatto il punto su come, oggi, faccia carriera in ambito accademico solo chi ha degli indicatori di pubblicazione alti, quindi, secondo questo trend, principalmente gli uomini.
Per fare carriera nella ricerca STEM le donne devono “mascolinizzarsi”
Le poche donne che vediamo arrivare all’apice della loro carriera spesso mimano attitudini maschili, o hanno dovuto rinunciare a un partner e a una famiglia.
Le donne devono cedere a un compromesso emotivo, devono trattenere le emozioni a cui tengono tanto, devono mostrarsi forti e quindi, per questo, più meritevoli.
Ciò ovviamente con un costo maggiore in termini di stress, che apre un altro divario di genere, quello del burnout.
Uno studio del 2023 pubblicato su Psychological Science in the Public Interest indica come il successo nei campi accademici scienza, tecnologia, ingegneria e matematica (STEM- Science, Technology, Engineering and Mathematics ) sia associato a caratteristiche come attitudine al rischio, autopromozione e competizione. Un masculine default che penalizza chi non si adatta a questi standard.
Nonostante queste criticità, i report delle principali istituzioni italiane, tra cui l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) e Istat, confermano negli ultimi anni una crescita costante della presenza femminile nei percorsi universitari e di ricerca, anche grazie a politiche mirate e nuovi piani di uguaglianza e inclusività adottati da università ed enti pubblici.

Restano comunque ancora significative le differenze nella progressione di carriera e l’accesso alle posizioni di vertice come rettori, direttori e presidenti.
In particolare, il Focus Anvur 2023 analizza la distribuzione di genere dei docenti di ruolo e delle cariche apicali nelle università italiane, le rettrici, ad esempio, sono meno del 15%.
Analoghe disparità si osservano tra i professori ordinari e le posizioni dirigenziali negli enti di ricerca vigilati dal Ministero dell’università e della ricerca (Mur), dove le donne rappresentano meno di un terzo della componente apicale.
Ancora, il gap si sta più facilmente colmando nelle materie sanitarie, biologiche e sociali, ma rimane irrisolto in ambiti ingegneristici, matematici, fisici e informatici.
Più dati sull’argomento e più consapevolezza sociale per colmare il gap
L’Italia, tutto sommato, sta mostrando un lieve miglioramento nella performance innovativa generale secondo i dati dell’Innovation Scoreboard 2025, ma il capitale umano femminile rimane ancora poco valorizzato, a partire dai dottorati di ricerca.
Non solo la partecipazione femminile al lavoro scientifico in Italia è sotto la media Ue, ma mostra una tendenza al peggioramento rispetto alla presenza complessiva delle donne scienziate nell’Ue, più di sette milioni nel 2024.
Per affrontare in modo efficace questo significativo divario di genere nella scienza è fondamentale approfondire le ragioni e i meccanismi alla base di esso.
L’UNESCO in collaborazione con Gender Scan ha lanciato un sondaggio, rivolto a studenti e lavoratori in ambito STEM, mirato a raccogliere dati per scoprire gli ostacoli e le opportunità che le donne nella scienza e nella tecnologia incontrano quotidianamente nelle aule, nei laboratori, nelle industrie. Il sondaggio si è appena concluso, Draw a Scientist sarà anche solo un test per bambini, ma la redazione di Agenda17 vuole unirsi a questo tipo di iniziative sottoponendo nei prossimi mesi un sondaggio, simile a quello UNESCO, alla popolazione studentesca e lavoratrice dell’Università di Ferrara, alle nuove generazioni, per scattare una fotografia del tema oggi, in una realtà medio-piccola come quella di Ferrara.
