“Un Paese che urla nel silenzio mentre il Mondo guarda altrove”. Così Mariam Solaimankhil, membro del Parlamento afghano in esilio, definiva l’Afghanistan mentre il regime talebano impone severe limitazioni all’accesso a Internet, con ripercussioni severe soprattutto per banche, uffici postali e ospedali.
Recentemente, infatti, il regime ha imposto oltre due giorni di isolamento alla popolazione interrompendo tutte le connessioni telefoniche e Internet: un provvedimento che fa seguito alla sospensione, già a partire da settembre, della fibra ottica in alcune zone del Paese per limitare “l’uso improprio di Internet” e reprimere “le attività immorali”.

Tutto ciò si è aggiunto all’emergenza terremoto, per la quale i talebani hanno chiesto aiuti internazionali nonostante, per fronteggiarla, non sembra siano stati disposti ad allentare le severe restrizioni in vigore.
Nella notte tra il 31 agosto e il 1 settembre di quest’anno, infatti, la terra in Afghanistan ha tremato a causa di un sisma di magnitudo 6.3 che ha colpito la parte orientale del Paese, con gravi danni nelle province di Badakhshan, Nangarhar, Kunar e Nuristan. L’epicentro è stato localizzato a circa 30 km dalla città di Jalalabad, ma il sisma è stato avvertito fino al Pakistan, a centinaia di chilometri di distanza.
A questo si sono aggiunte ulteriori scosse di assestamento, e il tragico bilancio è di oltre 2.200 morti e più di 3.600 feriti, tra i quali almeno 1.172 bambini deceduti e oltre 200 rimasti orfani.
L’impatto è andato ad aggravare una situazione di crisi umanitaria già esistente, dopo anni di conflitto che hanno gettato in uno stato di bisogno oltre metà della popolazione, portato al collasso il sistema sanitario e generato – complice anche la siccità – una grave insicurezza alimentare.
Una situazione che non poteva perciò che peggiorare, soprattutto, ancora una volta, per le donne afghane.
Dopo il ritorno al potere del regime talebano, infatti, la loro condizione è segnata da restrizioni e leggi sempre più repressive che ne limitano fortemente la vita e le libertà quotidiane.
Progressiva esclusione totale dall’istruzione
Il fronte educativo rimane il più delicato: se infatti inizialmente i talebani usavano l’istruzione femminile come leva per ottenere concessioni da parte dei Paesi occidentali e lo scongelamento degli asset finanziari bloccati, già a settembre 2022 l’Alto commissariato dei diritti umani delle Nazioni unite denunciava gravi arretramenti dei diritti delle donne, in particolare la sospensione dell’istruzione secondaria per le ragazze, per arrivare alla fine dello stesso anno, unico caso al Mondo, a vietare loro l’accesso all’università.

La politica liberticida del governo si è inasprita fino alla chiusura, lo scorso anno, dei corsi di ostetricia, infermieristica e fisioterapia. Si trattava dell’ultima possibilità di istruzione offerta alle studentesse afghane, la cui speranza è rimasta aggrappata a lezioni clandestine svolte con enorme coraggio delle insegnanti e delle alunne stesse.
Il terremoto e l’esclusione dalle cure
Con il recente terremoto, la situazione è ulteriormente precipitata per molte di loro. La legge afghana vieta infatti alle donne di ricevere assistenza e cure mediche da un uomo – oltre a non poter nemmeno uscire di casa se non accompagnate da un familiare e non poter avere alcun contatto né scambiare sguardi con un uomo che non sia il padre, il marito, il fratello, uno zio o un cugino.
Perciò, secondo la Revolutionary Association of Women of Afghanistan, i talebani non hanno permesso alle donne sopravvissute al sisma di curarsi né alle dottoresse di recarsi nella zona colpita dal terremoto, oltre al fatto che c’è carenza di medici donne e che non ci sono molti luoghi dove le donne possono soggiornare.
Sembra surreale, ma di fronte alla catastrofe sismica la rigidità delle convinzioni umane non ha trovato alcuna flessibilità e, ancora una volta, sono state le donne a pagarne il prezzo più alto.
Il tutto descritto con poche, efficaci, parole da Solaimankhil sul social X, dove continua a denunciare la situazione del Paese.
In un recente video ha infatti affermato: “La guerra contro le donne risiede in 21 milioni di loro sradicate dalla società. Come altro possiamo chiamarla? Se sei una donna non ti è permesso vedere un medico uomo, ma allo stesso tempo non puoi diventare un medico. Non puoi imparare a leggere dopo il sesto grado perché non ci sono motivi per cui le donne dovrebbero imparare a pensare in maniera critica. Come altro la possiamo chiamare? Non vogliono donne capaci di decifrare il Corano e altri libri correttamente e, di fatto, è permesso che siano uccise perché, se un uomo uccide la moglie o la figlia, si tratta di un affare privato di famiglia. Non possono nemmeno avere la carta di identità se il marito non lo vuole: perciò sono invisibili”.
