Secondo la recente indagine dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) e Federcasalinghe, il lavoro di cura non retribuito svolge un ruolo essenziale nel garantire il benessere di bambini, anziani e della comunità, sostenendo il welfare del Paese.
Il lavoro di cura non retribuito viene percepito inizialmente come un bisogno momentaneo ma che, prolungandosi nel tempo, condiziona l’uscita delle donne dal mercato del lavoro retribuito e influenza le tendenze demografiche e la solidità dei sistemi di welfare.

Esso comprende anche la cura di soggetti anziani e non autosufficienti e comporta un carico orario di lavoro complessivo elevato con alto rischio di burn-out dei caregivers.
Il miglioramento dei servizi dedicati al lavoro domestico e la tutela dei lavoratori del settore sono temi di una strategia nazionale che richiama linee guida adottate a livello europeo.
Il lavoro di cura non retribuito: In Italia una questione soprattutto femminile che influenza l’occupazione
In Italia, l’85% del lavoro non retribuito si identifica nel lavoro di cura. La gestione dei bambini, anziani e delle attività domestiche genera un impegno orario di più di sessanta miliardi di ore, che si traducono in più di 400 miliardi di euro. Oltre il 70% di questa cifra è prodotta dal lavoro femminile.
In Italia le donne dedicano in media sei ore al giorno al lavoro di cura, ponendosi al secondo posto in Europa per ammontare di ore, superate solo dalle donne portoghesi. Inoltre, le italiane sono impegnate nel lavoro di cura non retribuito per un tempo 2,3 volte superiore rispetto ai connazionali uomini. Nell’Unione europea la situazione risulta essere peggiore solo in Portogallo e in Grecia.
Secondo i dati ottenuti dal campione intervistato, più del 50% delle donne occupa quaranta o più ore alla settimana dedicate al lavoro di cura non retribuito, contro circa il 30% degli uomini. In media, le ore settimanali dedicate al lavoro di cura superano quelle spese nel lavoro retribuito.
Ore alla settimana dedicate al lavoro non retribuito dalle persone intervistate

Le ore di lavoro destinate alla cura familiare toccano l’apice nella fascia di età tra i trenta e i quarantanove anni. In questo periodo le donne più giovani si dedicano maggiormente alle attività di gestione dei figli e della casa.
Secondo l’indagine di Oil, le attività di cura dei figli e di altri familiari sono le principali cause delle dimissioni da parte delle donne. La nascita del primo figlio ha comportato l’abbandono del lavoro o la sua riduzione per quasi la metà delle madri intervistate. L’uscita anticipata dal mercato del lavoro comporta delle conseguenze anche dal punto di vista previdenziale. Con una scarsa adesione ai fondi privati di previdenza, infatti, aumenta il rischio di maggiore povertà in età anziana.
Al contrario, per gli uomini le principali cause di perdita del lavoro retribuito sono fenomeni di licenziamento, mobilità e pensionamento .
Cause di abbandono del lavoro retribuito suddivise per genere

L’effetto trappola generazionale: la cura passa dai bambini agli anziani
Per più del 70% delle donne e del 60% degli uomini partecipanti all’indagine il tempo dedicato al lavoro di cura non retribuito nasce da una necessità percepita come temporanea ma che in realtà si prolunga nel tempo. Si stima infatti che le donne dedichino in media tredici anni e mezzo e gli uomini circa dieci anni alle mansioni di cura familiare. La percezione di temporaneità di questo fenomeno è più marcata nei soggetti più giovani al di sotto dei cinquant’anni.
L’impressione che il lavoro di cura non retribuito sia un’esigenza passeggera diminuisce per i soggetti ultracinquantenni, che sono meno impegnati nella gestione dei figli, ma per loro il carico di lavoro si sposta verso l’attività di assistenza ai genitori anziani.
In questo modo si genera il cosiddetto effetto sandwich, secondo cui sulle donne ricade il carico maggiore di mansioni correlate al lavoro di cura non retribuito e queste responsabilità gravano su di esse per un periodo molto esteso della loro vita, generalmente tra i trenta e i cinquantanove anni di età. Durante questo intervallo di tempo le donne passano dalla necessità di accudire i figli a quella di assistere i soggetti più anziani, spesso non autosufficienti.
Orario di lavoro lungo e alto rischio di burn-out per le donne che assistono gli anziani
In Italia, i soggetti che si prendono cura degli adulti o anziani non autosufficienti sono quasi sempre donne , (più del 90% ), donne con più di sessant’anni e con un carico orario molto elevato. Rispetto alle attività di cura svolte in età più giovane, quello delle caregiver è un lavoro che richiede, in media, cinquantacinque o più ore a settimana (Figura 3).
Più di un terzo dei caregiver si occupa di lavoro di cura non retribuito come attività lavorativa secondaria, svolgendo anche un lavoro retribuito, talvolta facendo ricorso al lavoro domestico retribuito.
Da sottolineare il dato secondo cui in Italia, entro il 2030, i soggetti over sessantacinque saranno quasi un terzo della popolazione e, tra questi, quasi 9 milioni potrebbero avere necessità di assistenza da parte di un caregiver.
Impegno orario dedicato all’assistenza ai soggetti non autosufficienti suddiviso per genere

Il lavoro di cura non retribuito è una necessità per la mancanza di servizi
Secondo i soggetti intervistati nell’indagine Oil-Federcasalinghe, il grande impegno del lavoro di cura è dovuto principalmente alla scarsa disponibilità dei servizi pubblici , che rende il lavoro una necessità e non una scelta. Per quanto riguarda i servizi per l’infanzia, dall’indagine emerge l’esigenza di avere a disposizione servizi pubblici gratuiti, in particolar modo per la fascia 0-3 anni, per la quale i servizi sono garantiti solo per un terzo dei bambini. In alternativa si richiede un aiuto finanziario per accedere ai servizi privati.
Per la gestione degli anziani non autosufficienti, secondo il campione intervistato, sarebbe necessario un aiuto finanziario per sostenere i costi di assistenza.
Pesa sul carico del lavoro di cura anche la scarsa condivisione di quest’ultimo con un partner o altri componenti della famiglia.
Tipologie di aiuti richiesti per sostenere il lavoro di cura non retribuito

Per garantire la valorizzazione e il riconoscimento del lavoro domestico, si sta pensando di adottare delle strategie nazionali che richiamano linee guida già adottate a livello europeo da diversi Paesi. La strategia europea per la cura, adottata nel 2022, si prefigge di rendere i servizi dedicati all’infanzia e all’assistenza degli anziani più accessibili, di sostenere i lavoratori impiegati nel settore per garantire loro un equilibrio tra lavoro e vita privata, di favorire la parità di genere e di tutelare il lavoro dei caregiver.
