L’importanza delle buone pratiche nella prevenzione dei danni da plastica per la salute. La campagna ISDE e il progetto Spesa Sballata Dopo il fallimento del negoziato per il trattato globale sulla plastica è importante agire localmente, secondo The Lancet

L’importanza delle buone pratiche nella prevenzione dei danni da plastica per la salute. La campagna ISDE e il progetto Spesa Sballata

Dopo il fallimento del negoziato per il trattato globale sulla plastica è importante agire localmente, secondo The Lancet

I danni provocati dall’inquinamento da plastica sono un problema globale, che, come tutti quelli che riguardano l’ambiente, per essere risolto ha bisogno di accordi su scala internazionale e azioni su scala locale. 
Sulla dimensione globale l’impasse è assoluta:  il 15 agosto, alla fine di dieci giorni di trattative serrate (INC-5.2, seconda parte della quinta sessione del Comitato intergovernativo di negoziazione), i  185 Paesi  riuniti a Ginevra per redigere un testo contro l’inquinamento da plastica  si sono lasciati con un nulla di fatto. E non si sa dove e quando ci sarà un INC-5.3 per ritentare una mediazione che appare difficilissima.

È in questo quadro sconfortante che iniziative di dimensione nazionale e buone pratiche di carattere locale acquistano un significato ancora maggiore e svolgono un compito insostituibile. 

Fra le buone pratiche si inserisce la recente proposta italiana “Spesa Sballata ” che si propone di ridurre i rifiuti da imballaggio per alimenti e bevande partendo da quelli monouso in plastica. 

Il progetto nasce nell’ambito della  Campagna nazionale di prevenzione dei danni  da plastica per la salute promossa da ISDE-Italia Associazione medici per l’ambiente in collaborazione con Ordini professionali, società e federazioni scientifiche mediche e delle professioni sanitarie, Facoltà di scienze dell’alimentazione e scienze gastronomiche  e Associazioni Plastic free.

I danni alla salute da microplastiche. The Lancet sottolinea il ruolo delle Buone pratiche 

Da anni ormai gli studi segnalano  la presenza di microplastiche negli organi e tessuti umani: latte materno, placenta, sangue, polmoni, urine, occhi, testicoli, cervello.

La Food and Agriculture Organization (FAO) aveva già portato l’attenzione sui potenziali rischi  per la salute derivanti dalla presenza di microplastiche e dei loro contaminanti associati negli alimenti.

Più recentemente, in un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet in previsione dell’incontro di Ginevra (“The Lancet Countdown on health and plastics”), una trentina di studiosi appartenenti a università e istituti di ricerca di tutto il Mondo, sottolinea come l’impatto sulla salute delle persone e dell’ambiente della plastica sia un problema grave, crescente, e non riconosciuto.       

Un’affermazione supportata da un’ampia documentazione che evidenzia che:

  • oggi nel Mondo ci sono otto miliardi di tonnellate di plastica dispersa nell’ambiente e negli esseri umani;
  • la produzione è in costante aumento, ed è destinata a triplicare entro il 2060;
  • le emissioni della plastica contengono, tra l’altro, polveri sottili (PM2,5), biossido di zolfo e ossidi     di azoto, e i lavoratori delle produzioni sono esposti anche a diverse sostanze tossiche;
  • ogni anno, la produzione di plastiche rilascia in atmosfera tanti gas serra quanto l’intero Brasile;
  • ci sono ormai forti evidenze dei danni alla salute umana, i più gravi dei quali sono a carico dei feti, dei neonati e dei bambini, e le popolazioni di Paesi più poveri sono più esposte di quelle dei Paesi più sviluppati;
  • c’è una grave assenza di trasparenza sulla composizione delle plastiche, sui volumi delle produzioni, sugli utilizzi e sulla sicurezza. Tre quarti dei materiali, e cioè il 75%, non sono mai stati studiati dal punto di vista della sicurezza;
  • ci sono prove convincenti del fatto che le microplastiche siano responsabili di un aumento di patologie cardiache e ictus;
  • il 57% delle plastiche viene bruciato all’aria aperta, con gravi danni sulle popolazioni più vulnerabili;
  • i rifiuti plastici sono ideali per le zanzare e i microrganismi: la loro presenza costituisce uno dei fattori di aumento della diffusione delle malattie veicolate da esse e dell’antibiotico-resistenza

Nel medesimo articolo la rivista ha lanciato la piattaforma chiamata The Lancet Countdown on Health and Plastics, che ha l’obiettivo di monitorare in modo indipendente ogni ambito relativo alla plastica, secondo quattro direttive: produzione ed emissioni; esposizione; effetti sulla salute; interventi e impegni. 

Al classico approccio di controllo delle quantità realizzate e commercializzate, si aggiunge quindi la parte positiva, che consiste nel dare visibilità alle iniziative volte a minimizzare la produzione e a contrastare gli effetti sulla salute umana, evidenziando l’utilità di dare la giusta attenzione alle “buone pratiche”.

Il fallimento del trattato globale sulla plastica  INC-5.2

Ma a nulla sono valsi i dati prodotti negli anni dalla ricerca, e nemmeno il “conto alla rovescia”  pubblicato dagli scienziati su The Lancet.

A Ginevra si sono confrontati senza successo da una parte, la “High Ambition Coalition”, che riunisce quasi 100 Paesi – Unione europea, Canada, Australia, Paesi dell’America Latina, dell’Africa e molte nazioni insulari – che hanno chiesto l’introduzione di un obbligo legalmente vincolante per ridurre la produzione mondiale di plastica ed eliminare progressivamente le sostanze più pericolose, dall’altra, un gruppo guidato da Paesi produttori di petrolio e gas ( Arabia Saudita,  Russia, Kuwait, Iran  a cui si sono aggiunti gli Stati Uniti ) che hanno rifiutato restrizioni sugli idrocarburi – base dell’industria della plastica – e impedito l’inclusione di limiti alla produzione e di controlli sugli additivi chimici pericolosi.

I Paesi contrari hanno chiesto che il trattato si concentrasse essenzialmente sul riciclo, che attualmente interessa appena il 9% dei rifiuti plastici. 

Le buone pratiche. Spesa Sballata

Alle buone pratiche a cui richiama The  Lancet si può annoverare la proposta italiana Spesa Sballata che si propone di ridurre i rifiuti da imballaggio per alimenti e bevande partendo da quelli monouso in plastica. 

L’iniziativa mutua e sviluppa un progetto già attuato in Provincia di Varese con buoni risultati. A tal fine intende promuovere la necessaria consapevolezza da parte di esercenti e consumatori accompagnandoli nel cambio di prassi di acquisto e vendita degli alimenti salvaguardando contemporaneamente la sicurezza igienica.

Si tratta in altri termini di conciliare la riduzione degli imballaggi con la complessa normativa comunitaria in tema di igiene degli alimenti e sicurezza alimentare.

Obiettivo del progetto è fornire le raccomandazioni coerenti con le normative dell’Unione europea (Ue), valide sul territorio nazionale, da recepire all’interno dei manuali Hazard Analysis and Critical Control Points (HACCP ) degli esercizi di somministrazione e vendita di prodotti alimentari sia dei negozi di vicinato sia della grande distribuzione al fine di consentire la necessaria integrazione tra le disposizioni ambientali e la normativa in materia di sicurezza alimentare.

Per rendere effettivamente operativa la spesa in contenitori riutilizzabili ai sensi della L141/2019,  tenuto conto anche delle scadenze previste dal nuovo Regolamento europeo, il progetto Spesa Sballata Italia ha predisposto Linee di indirizzo utili ad armonizzare la normativa ambientale con la normativa inerente gli aspetti igienico-sanitari e la sicurezza degli alimenti relativamente a:

  • acquisto e asporto mediante contenitori riutilizzabili portati da casa ed igienizzati dagli acquirenti (BYO – Bring Your Own);
  • messa a disposizione da parte dell’esercente di contenitori riutilizzabili, che vengono restituiti dall’acquirente allo stesso esercente, o ad altri collegati in rete, perché provveda ad igienizzarli (anche con eventuale supporto di servizi specializzati di lavaggio) in vista di un nuovo utilizzo (PaaS -Product as a Service ), similmente al servizio al tavolo;
  • sostituzione dei guanti monouso nell’acquisto self con prassi di igienizzazione delle mani.

È previsto, inoltre, un Patto di corresponsabilità tra venditore e acquirente.

Vetrofania Spesa Sballata, concessione Maria Grazia Petronio coordinatrice del progetto Spesa Sballata Italia

Con il coordinamento di Maria Grazia Petronio per ISDE- Italia, hanno collaborato operatori dell’Istituto superiore di sanità (Iss), della Società italiana di igiene, dei servizi SIAN delle Aziende sanitarie/ATS Insubria, Venezia 3 Serenissima, Bologna e Siena, nonché i coordinatori tecnico-scientifici del progetto Spesa Sballata Varese – ARS Ambiente e OPR VA – Osservatorio provinciale rifiuti Varese.

Il progetto ha ottenuto il patrocinio del Ministero dell’ambiente. Le linee di Indirizzo verranno messe a disposizione degli Operatori del settore alimentare, dei Comuni e dei Servizi di igiene degli alimenti e nutrizione delle Asl del Servizio sanitario nazionale e di quanti abbiano interesse al suo sviluppo.

One thought on “L’importanza delle buone pratiche nella prevenzione dei danni da plastica per la salute. La campagna ISDE e il progetto Spesa Sballata

Dopo il fallimento del negoziato per il trattato globale sulla plastica è importante agire localmente, secondo The Lancet

  1. La spesa sballata dovrebbe essere condivisa da consumatori,produttori e amministratori per avere i risultati sperati. La convention sul clima ,mancanze significative di Cina, Russia, USA ed India, ci dice che si è molto lontani dall’attuazione di provvedimenti atti a migliorare l’attuale situazione, si può fare di più sulle scuole e pubblicità con una informativa precisa e continua sui danni della plastica sulla salute umana, atte a convincere tutti la necessità di comportamenti virtuosi.

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