Pillola anticoncezionale maschile non ormonale. Concluso il primo stadio di sperimentazione sull’uomo (2)

Ricerca dagli anni Cinquanta: dalla vasectomia al controllo della speratogensi. Ma posizioni sociali e politiche hanno ritardato gli studi fino a oggi

La pillola YCT-529, il primo contraccettivo non ormonale ad assunzione orale per uomini, è il risultato di due decenni di ricerca guidata da Gunda Georg, ricercatrice e fondatrice dell’Institutes for Therapeutics Discovery and Development e docente presso la Facoltà di farmacia dell’Università del Minnesota, che ha dichiarato: “il Mondo è pronto per un agente contraccettivo maschile e fornirne uno privo di ormoni è semplicemente la cosa giusta da fare, considerato ciò che sappiamo sugli effetti collaterali che le donne hanno sopportato per decenni a causa della pillola.”

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Pillola anticoncezionale maschile non ormonale. Concluso il primo stadio di sperimentazione sull’uomo (1)

Decenni di ricerca: ecco come funziona. Cautela e ricerca di fiducia, sottolinea Akash Baksh della Your Choice Therapeutics

Si è concluso nel mese di giugno lo studio di Fase I di YCT-529, la “pillola” contraccettiva maschile messa a punto da Your Choice Therapeutics, azienda farmaceutica statunitense. Si tratta del primo contraccettivo non ormonale ad assunzione orale per uomini.

Nel dicembre 2023 la pillola era entrata nella sperimentazione clinica di Fase I nel Regno Unito per valutarne sicurezza, tollerabilità e funzionamento nell’uomo.

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Accolto il ricorso contro la Svizzera per inazione climatica: ma la sentenza conferma in realtà la debolezza del diritto climatico internazionale

Gli organismi sovranazionali non possono comunque imporre come agire ai singoli Stati, ai quali spetta di legiferare in materia

La Corte europea per i diritti dell’uomo (Cedu) ha accolto il ricorso promosso dalle donne dell’associazione Anziane per il clima (Association of Senior Women for Climate Protection) contro la Svizzera per inazione climatica, riconoscendo che “le autorità svizzere non hanno adottato misure sufficienti per mitigare gli effetti del cambiamento climatico” e che vi è stata “violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare sancito dalla Convenzione e del diritti di accesso al tribunale.”

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Occorre ridurre ancora molto le emissioni in atmosfera, fattore di rischio decisivo per la salute

Il rapporto Snpa delinea i miglioramenti di un decennio ma l’obiettivo è lontano. Pendolaria di Legambiente segnala il grave ritardo del trasporto urbano

“Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità l’inquinamento atmosferico è uno dei maggiori rischi ambientali per la salute.” Ed è necessario “individuare e attuare rapidamente strategie aggiuntive rispetto a quelle già implementate, atte a ridurre significativamente l’inquinamento atmosferico, tenuto conto del fatto che i livelli attuali sono superiori, in larga parte del paese, ai valori limite proposti e ai valori guida dell’OMS. La strada da percorre è ancora lunga e richiede un’ulteriore – particolarmente rilevante – riduzione delle emissioni”. Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa) sintetizza cosi nel rapporto sulla qualità dell’aria in Italia recentemente pubblicato ciò che è necessario fare, pur in un quadro decennale di progressivo miglioramento.

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L’inquinamento dell’aria in Europa resta il principale fattore di rischio ambientale per la salute. Ma emissioni e decessi sono in calo (1)

In Italia mortalità doppia della media

In questi mesi in molte città della Pianura Padana si è registrato per più giorni un livello di inquinamento dell’aria molto superiore ai valori massimi previsti dalla legge. Per buona parte del Nord Italia il problema non è nuovo e ha carattere sistemico dovuto alla presenza di grandi città, centri industriali e allevamenti, oltre a subire le caratteristiche geografiche della Pianura padana.
E le conseguenze sulla salute degli abitanti, confermano gli ultimi dati, sono gravissime.

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Cosa resta del modello di sanità elaborato durante il Covid? Poco

Dopo l’ok della Commissione europea alla Revisione del Pnrr futuro incerto per Case di comunità, Centrali operative territoriali e Terapie intensive

A fine novembre la Commissione europea ha espresso parere favorevole alle modifiche apportate dall’Italia al piano per la ripresa e la resilienza per quanto riguarda la Sanità (Missione 6) che ha visto particolarmente interessata l’assistenza territoriale. Le Case di comunità da realizzare con i fondi europei si sono ridotte da 1.450 a 1.038, gli Ospedali di comunità sono passati da 400 a 307 e le Centrali operative territoriali da 600 sono scese a 480. Scendono poi da 109 a 84 gli interventi di allineamento alle norme antisismiche nelle strutture ospedaliere.

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Covid-19 in crescita e vaccini al palo. Ma gli open day sono pieni

Aumentano i tassi di ospedalizzazione, ricoveri in terapia intensiva e i decessi

Nonostante l’importante ripresa della circolazione virale e l’aumento dell’occupazione di posti letto negli ospedali, la campagna vaccinale anti Covid-19 non decolla, e a metà dicembre ha raggiunto appena il 10,2% degli over ottanta ed il 6,9% degli over sessanta. Successo degli open day che nella settimana fra il 15 ed il 21 dicembre hanno incrementato di quasi 233 mila unità il numero dei vaccini somministrati. 

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Medici attratti dal privato. Ma gli italiani vogliono la sanità pubblica e l’impegno del Governo, soprattutto al Sud

Dati dell’Istituto Piepoli e Iris. Gli anziani reclamano medici di famiglia vicini e tempi di attesa brevi per visite, esami e pronto soccorso

Mentre si assiste a una fuga del personale dal Sistema sanitario nazionale  (Ssn) in settori strategici per il buon funzionamento del Sistema, secondo un’indagine dell’Istituto Piepoli per la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri,  tre italiani su quattro (76%) ritengono che la sanità debba essere pubblica e quasi tutti (90%), che  debba rappresentare una priorità per il Governo. 

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Fuga dal Sistema sanitario: senza medici emergenze e chirurgie. Le borse di studio ora ci sono, ma le specializzazioni restano vuote. L’analisi di Carlo Alberto Volta, prorettore Unife

Stipendi, carichi di lavoro, concorrenza privata e sottofinanziamento. Dimenticata la lezione di Covid-19

“Rischiamo di non avere più la copertura della rete delle urgenze-emergenze, di non avere anestesisti, chirurghi generali e nemmeno chirurghi delle varie branche specialistiche che si sono sviluppate negli anni.” È questo, in sintesi, il quadro tracciato da Carlo Alberto Volta, direttore della Scuola di anestesia e rianimazione dell’Università di Ferrara con l’incarico di direzione del Dipartimento di interaziendale di emergenza di Ferrara, a proposito della “diserzione” del personale sanitario dalle specializzazioni mediche strategiche per il buon funzionamento del Sistema sanitario nazionale (Ssn). Delle cause complesse di questo grave fenomeno, abbiamo parlato con il professor Volta, che è anche vicedirettore del Dipartimento di medicina traslazionale per la Romagna e prorettore alla sanità dell’Università di Ferrara.

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