La Nazione indiana Shíshálh celebra 39 anni di autogoverno in Canada. Ma la recente scoperta di decine di tombe vicino alle scuole, religiose e governative, parla ancora del genocidio I bambini indigeni subivano violenze fisiche e psicologiche e venivano esposti a malattie contagiose

La Nazione indiana Shíshálh celebra 39 anni di autogoverno in Canada. Ma la recente scoperta di decine di tombe vicino alle scuole, religiose e governative, parla ancora del genocidio

I bambini indigeni subivano violenze fisiche e psicologiche e venivano esposti a malattie contagiose

La nazione Indiana Shíshálh, residente da secoli sulla costa meridionale della Columbia Britannica (Canada) nelle sue terre ancestrali, celebra quest’anno i 39 anni di autogoverno ottenuti dal governo canadese nel 1986. Ma più di un mese prima della ricorrenza nazionale per la Verità e la Riconciliazione, festività federale canadese celebrata il 30 settembre di ogni anno in memoria delle vittime, dei sopravvissuti e dei loro familiari ancora oggi affetti da trauma intergenerazionale, è stata annunciata da parte della nazione Shíshálh la scoperta di altre 41 possibili tombe senza nome presso una delle tante scuole residenziali canadesi, St. Augustine in Columbia Britannica.

La svolta dell’autogoverno

Il 1986 segna un momento di svolta epocale per una delle tante nazioni indiane delle First Nations (Prime nazioni) Canadesi. 
La nazione Shíshálh, la prima ad ottenere l’autogoverno tramite il Shíshálh Nation Self-Government Act, gode di piena autorità sulle proprie terre in termini di autonomia legislativa, economica, sociale, culturale e ambientale. 
La nazione Shíshálh di lingua Salish risiede ancora oggi nella Sunshine Coast della Columbia Britannica ed è conosciuta anche come Sechelt Indian Band dalla lingua Salish parlata. 

Il passato ritorna con la scoperta delle tombe

A differenza dell’autogoverno di cui gode la nazione Shíshálh, molte tribù native americane non sono ancora state riconosciute a livello federale e non dispongono di diritti sulle proprie terre native. 

Ciò, ricade inevitabilmente sui lavori di riesumazione delle spoglie in termini di autorizzazioni e tempistiche. 

Le scuole residenziali indiane, conosciute come boarding schools negli Stati Uniti, erano un sistema di educazione puramente ideato per i bambini Indigeni del Canada, Alaska, Territori dello Yukon, Territori del Nord Ovest, Nunavut, Hawaii e Stati Uniti. 

Questi luoghi di violenze psicologiche, fisiche, verbali e sessuali che portarono alla morte di migliaia di bambini nativi, erano finanziate dal governo canadese o statunitense e, molto spesso, amministrate da varie denominazioni religiose. 

Quattro bambini Pueblo da Zuni, NM, c. 1880, Prima, (©Carlisle Indian School Digital Resource Center)
Quattro bambini Pueblo da Zuni, NM, c. 1880, Dopo, (©Carlisle Indian School Digital Resource Center)

Purtroppo, i numeri ufficiali delle morti non sono disponibili in quanto i registri di decessi non venivano redatti diligentemente (a dimostrazione dello scarso interesse di preservare la memoria di queste vittime) e i siti di sepoltura non venivano curati. 

Ad ogni modo, il National Native American Boarding School Healing Coalition, creato nel 2012, sta ancora lavorando attivamente per dare un nome a tutte le vittime ancora sconosciute. 

Le morti erano anche causate volutamente attraverso la diffusione di malattie contagiose. 

Perché si parla di “possibili” tombe senza nome? Lo strumento utilizzato ormai da anni per la rilevazione di resti umani nei pressi delle scuole residenziali è il georadar o radar a penetrazione del terreno che viene utilizzato però per rilevare alterazioni del terreno e non spoglie. 

Ad ogni modo, molte comunità indigene sostengono che non c’è alcun bisogno di comprovare le morti dei bambini tramite la riesumazione dei resti in quanto in altre scuole statunitensi e canadesi il ritrovamento dei resti umani è ampiamente confermato e documentato. Altre possibili 40 tombe furono individuate nel 2023 a St. Augustine e il numero totale sale dunque a 81.

Rendere effettivi gli Obiettivi Onu per le Nazioni Indigene americane e canadesi

I Traguardi dell’Obiettivo Onu 16 di Pace, giustizia e istituzioni forti evidenziano due punti applicabili perfettamente agli obiettivi di sviluppo autonomo della Nazione Shíshálh, quali: “promuovere e applicare leggi non discriminatorie e politiche di sviluppo sostenibile” e “allargare e rafforzare la partecipazione dei paesi in via di sviluppo nelle Istituzioni di Governance globale”. 

Infatti, la gestione autonoma delle risorse naturali in terre Shíshálh, l’autonomia nel promulgare leggi così come prendere parte alla governance globale, sono tutte indicate nell’atto sopra citato alla voce “Poteri legislativi del Consiglio”.  

La nazione Shíshálh, così come altre nazioni facenti parte delle First Nations, le comunità Inuit e Métis furono legalmente riconosciute quattro anni prima, nel 1982, come comunità indigene del Canada. 

L’autogoverno delle nazioni indigene in questa prospettiva, può essere percepito come un inevitabile e inarrestabile progresso alla luce delle sofferenze patite dagli indigeni nel continente americano. L’autogoverno ottenuto dalla Nazione Shíshálh è un ottimo punto di partenza in quanto, avente autonomia e autorità sulle proprie terre ancestrali, permetterà di indagare maggiormente sui possibili ritrovamenti di resti umani e preservare la propria cultura e lingua tramite l’insegnamento nelle scuole sotto loro giurisdizione.

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