Salute umana, animale e dell’ambiente sono indissolubilmente unite. Il modello One Health in rapporto con la sanità pubblica secondo Emidia Vagnoni, docente Unife Anticipazioni dell’intervento al Festival di Internazionale a Ferrara

Salute umana, animale e dell’ambiente sono indissolubilmente unite. Il modello One Health in rapporto con la sanità pubblica secondo Emidia Vagnoni, docente Unife

Anticipazioni dell’intervento al Festival di Internazionale a Ferrara

One Health “Una salute” è un modello sanitario secondo il quale la salute umana, la salute animale e la salute dell’ambiente non sono indipendenti ma, al contrario, sono i tre aspetti connessi e convergenti di un’unica realtà. La salute degli individui e quella dell’ambiente che li ospita sono infatti intrecciate in un sistema circolare.

Per avere un’idea  del significato concreto e della portata del problema, basta ricordare che la terribile recente pandemia  di Covid-19, è stata originata dal passaggio di un coronavirus dal pipistrello all’uomo e gli errori che sono stati fatti nella gestione di questo problema di dimensione globale.

Nel Mondo, su dieci malattie infettive emergenti nell’uomo, sei  arrivano da animali, domestici o selvatici. Negli ultimi trent’anni oltre trenta nuovi patogeni per l’uomo sono stati identificati, e il 75% hanno avuto origine dagli animali.

Abbiamo chiesto a Emidia Vagnoni, docente di Economia sanitaria presso l’Università di Ferrara, di anticiparci alcuni temi che affronterà nel corso dell’ incontro “Una salute per tutti” che si terrà, in collaborazione con Agenda17 Plus, domenica 5 ottobre alle ore 11.00 presso l’Aula magna della Facoltà di Economia di Ferrara nell’ambito del Festival di Internazionale.

Quanto è importante l’approccio One Health per la salute pubblica? 

“L’approccio One Health riconosce che la salute della popolazione umana, degli animali (sia domestici che non), delle piante e dell’ambiente nel complesso sono fortemente legati e interdipendenti. 

Riconoscendo la connessione, l’interdipendenza appena citata, l’approccio One Health contribuisce ad affrontare e controllare un’ampia gamma di malattie e contribuisce alla sicurezza della salute globale.  

Proviamo ad immaginare temi quali la sicurezza degli alimenti, la qualità dell’aria e delle acque, e i rischi/gli effetti sulla salute umana. O anche il tema classico dell’antibioticoresistenza. L’approccio One Health ricerca soluzioni per prevenire, individuare e rispondere alle minacce di salute.”

Emidia Vagnoni, docente di Economia sanitaria presso l’Università di Ferrara (© Unife)

È qualcosa “in più ” rispetto alla corrente visione della salute pubblica o ne è diventato elemento imprescindibile? 

“Secondo l’OMS quello del tipo One Health è un approccio integrato che ricerca l’equilibrio sostenibile e l’ottimizzazione della salute della popolazione, degli animali e degli ecosistemi.

 Pertanto è qualcosa di più ampio e più complesso rispetto all’attuale visione della salute pubblica che poggia su interventi focalizzati in primis sulla popolazione umana e sugli animali, tralasciando spesso gli ecosistemi, e in secondo luogo, tratta i vari ambiti in modo separato, non integrato. 

Aggiungerei anche che secondo l’approccio tradizionale ogni Paese realizza i propri interventi secondo le relative priorità. L’approccio One Health richiede un approccio multidisciplinare per affrontare in modo efficace i temi dell’antibioticoresistenza, della degradazione ambientale, delle infezioni, etc.  Richiede anche condivisione di dati, di azioni ai vari livelli, locali e sovra-nazionali

Considerando la globalizzazione delle vite, l’approccio One Health è divenuto imprescindibile se si vogliono pianificare interventi di prevenzione dei rischi, ed evitare future pandemie”

Gli interventi di sanità pubblica possono realisticamente tener conto di questa prospettiva, o è una sfida interessante ma concretamente inaffrontabile? 

“Si può tenere conto di quest’approccio. Di fatto in Europa i vari Paesi lo hanno recepito e stanno cercando di farne una delle strategie per agire a tutela della salute pubblica; si pensi ai sistemi di preavviso, di alert, di malattie animali; a programmi di vaccinazione condivisi; alle collaborazioni di ricerca; a indicazioni di policy comuni a vari Paesi. 

Chiaramente ci sono degli elementi che possono limitare l’approccio nel produrre i benefici sperati: le barriere disciplinari (che vanno superate) e la disponibilità di risorse (la mancanza di risorse ad esempio da investire in programmi di sorveglianza, nella costruzione di infrastrutture funzionali alla condivisione dei dati, può compromettere i benefici dell’approccio One Health

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Dunque, la sfida è nel tradurre le politiche generali in azioni pratiche: da questo punto di vista occorre che ci sia maggiore condivisione, anche dal basso, maggiore coinvolgimento di tante e diverse professionalità sul piano locale e che ci sia un impegno delle comunità in tal senso.”

C’è qualcosa di urgente e  realizzabile concretamente da cui partire, che possa essere messo in atto ora? 

“Sicuramente si! Sviluppare sistemi integrati di sorveglianza per individuare tempestivamente alcune malattie (si pensi alle malattie zoonotiche) prima della diffusione; o anche incentivare azioni sostenibili per le persone e le attività economiche di modo tale da mitigare l’impatto umano sugli ecosistemi. Si potrebbe anche formare o rafforzare la consapevolezza dei cittadini in merito alle conoscenze alla base dell’approccio One Health, fin dalla formazione scolastica.”

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