Oceano Artico, le isole Svalbard brillano di meno La foto di Stefano Guindani, fotoreporter italiano, mostra il passaggio dal bianco al grigio causato dalla riduzione dell’albedo per via del riscaldamento globale

Oceano Artico, le isole Svalbard brillano di meno

La foto di Stefano Guindani, fotoreporter italiano, mostra il passaggio dal bianco al grigio causato dalla riduzione dell’albedo per via del riscaldamento globale

 (ⓒStefano Guindani)

Nel marzo del 1986 alle isole Svalbard, l’arcipelago della Norvegia che è il luogo abitato più a Nord della Terra, fu registrata la temperatura record di -46,3 °C.

A luglio del 2020, invece, il Norwegian Meteorological Institute annuncia i 21,7°C, la temperatura più alta mai registrata nell’Europa artica, e temperature superiori ai 20°C sono state misurate addirittura per quattro giorni consecutivi.

La temperatura media annuale delle Svalbard è inferiore a 0°C, il suolo è sempre ghiacciato e solo in piena estate il disgelo permette la crescita di un leggero manto erboso a bassa quota.

Il riscaldamento globale ha causato molti cambiamenti: tra il 1970 e il 2020 la temperatura media annuale è aumentata di 4°C. Stando ai dati attuali, secondo il rapporto “Climate in Svalbard 2100” del The Norwegian Centre for Climate Services (NCCS) le temperature medie tra il 2070 e il 2100 aumenteranno ancora di 7-10°C a causa delle emissioni di gas serra.

L’aumento delle temperature e il conseguente scioglimento dei ghiacciai lascia scoperte le acque, e il suolo, la cui superficie è più scura per l’assenza di neve e ghiaccio, assorbe i raggi solari invece di rifletterli, riducendo così l’albedo, ovvero il potere riflettente di una superficie. Così, come documenta la foto, l’interfaccia fra acqua e suolo diventa grigio.

Assorbendo maggiormente calore, inoltre, le acque e il suolo si riscaldano ulteriormente, e determinano lo scioglimento delle superfici ghiacciate vicine instaurando così un pericolosissimo feedback.

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