Mediterraneo: la Pinna nobilis salvata con l’aiuto della ricerca scientifica

Torna la speranza per una specie chiave dell’ecosistema marino

Nel Golfo di Trieste i ricercatori dell’Area marina protetta (Amp) di Miramare hanno mappato trenta esemplari sani di grandi dimensioni (oltre trenta cm) di Pinna Nobilis scampati all’ondata epidemica che nel 2016 è approdata nel Mediterraneo, provocando una moria di massa della popolazione. Altri trenta esemplari giovani sono stati prelevati da luoghi a rischio e attendono di essere reimpiantati a fine estate. Il ripristino della specie è l’obiettivo del consorzio che vede diverse aree marine protette, due università e due enti privati, riunite nel progetto europeo Life Pinna.

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Giornata del Mediterraneo. Biodiversità in pericolo e inquinamento, ma anche soluzioni

Il quadro della situazione e il trapianto di praterie marine con Mistri di Unife

“Il Mediterraneo sta fronteggiando una triplice crisi planetaria da inquinamento, cambiamento climatico e perdita di biodiversità” afferma Tatjana Hema, coordinatrice del Piano d’azione per il Mediterraneo del Programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep/Map), all’apertura della giornata dedicata al futuro del Mare Nostrum, all’interno della Conferenza Onu sugli oceani che si è chiusa a Lisbona lo scorso 1° luglio. L’allarme è arrivato a pochi giorni dalla Giornata internazionale del Mar Mediterraneo, che si celebra ogni anno l’8 luglio.

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La pesca artigianale è fondamentale per la sostenibilità

Nell’anno internazionale dedicato a questa attività, i primi sorprendenti dati FAO

Il 2022 è stato dichiarato dalle Nazioni Unite Anno internazionale della pesca artigianale e dell’acquacoltura (International Year of Artisanal Fisheries and Aquaculture,YIAFA 2022). Con l‘occasione la Food and Agriculture Organization (FAO) ha lanciato un Global Action Plan (GAP) che ribadisce come la pesca artigianale sia determinante per la gestione sostenibile della biodiversità ittica, in particolare dove l’innalzamento delle temperature dell’acqua, la deossigenazione e l’acidificazione negli ambienti acquatici stanno già influenzando la distribuzione e abbondanza delle risorse acquatiche, mettendo a rischio la sicurezza alimentare.

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L’espansione dell’agricoltura compromette gli habitat naturali. Servono nuovi strumenti di monitoraggio condivisi

Una mappa mondiale ad altissima risoluzione creata da ricercatori in aiuto ai Paesi poveri

Tra il 2003 e il 2019 quasi la metà dei nuovi terreni coltivati ha sostituito gli habitat naturali.
La maggiore espansione è avvenuta in Africa: i terreni agricoli sono aumentati del 34% per far fronte alla rapida crescita demografica. È quanto emerge dal lavoro di un
gruppo di ricercatori che fa capo al Dipartimento di scienze geografiche dell’Università del Maryland, i cui dati potranno supportare le politiche agricole dell’Organizzazione delle nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Food and Agriculture Organization, FAO).

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