Dopo quattordici anni Julian Assange è di nuovo libero: a dare la notizia WikiLeaks e Stella Moris, moglie del giornalista. Dopo lunghe trattative con il Governo degli Stati Uniti, Assange lascia la prigione londinese di Belmarsh. Il prezzo da pagare? Dichiararsi colpevole dei reati contestati, pur non avendoli mai commessi.
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Julian Assange ha diritto a un nuovo ricorso. I timori sul trattamento in caso di estradizione sono fondati, secondo la Corte britannica
Dalla moglie Stella al presidente brasiliano Lula: aumentano le richieste per la liberazione del giornalista
L’Alta Corte di Londra ha fermato l’estradizione di Julian Assange, riconoscendo al giornalista il diritto a presentare un nuovo ricorso. Sono state infatti riconosciuti come non infondati i timori su un processo non giusto negli Stati Uniti, con la difesa di Assange che ha definito “palesemente inadeguate” le garanzie fornite. Una buona notizia, dunque, nonostante un uomo innocente continui a essere ingiustamente detenuto in condizioni psico-fisiche sempre più precarie.
Assange: contro l’estradizione il tribunale di Londra concede per alcune settimane un appello limitato a pochi punti
Indiscrezioni di un patteggiamento USA che comporterebbe l’incriminazione per reati meno gravi, ma l’ammissione di colpa
“A Julian Assange è stato concesso di appellarsi contro l’estradizione negli Stati Uniti. Dopo aver trascorso quasi cinque anni nella prigione più sicura del Regno Unito, il giornalista continuerà la sua lunga detenzione separato dalla sua famiglia per aver rivelato crimini di guerra”. Così WikiLeaks ha annunciato su X la decisione dell’Alta corte britannica per il giornalista, che per il momento non sarà estradato ma che rimane comunque in carcere. Se il Governo statunitense fornirà le rassicurazioni richieste, tuttavia, l’estradizione potrebbe avvenire a breve.
Ultimo appello per Assange: se respinto, il giornalista sarà estradato negli Usa e la libertà di stampa morirà con lui
Il 20 e 21 febbraio l’udienza a Londra. Fondamentali la mobilitazione dell’opinione pubblica e il ruolo dell’Australia
“Mi appello al Governo del Regno Unito affinché riveda l’ordine di estradizione di Assange per garantire il pieno rispetto del divieto assoluto e inderogabile di respingimento della tortura e di altri trattamenti o punizioni crudeli, disumani o degradanti e prendere tutte le misure necessarie per la salvaguardia della salute fisica e mentale di Assange.” È quanto ha chiesto la relatrice speciale delle Nazioni unite (Onu) sulla tortura Alice Jill Edwards in un comunicato rilasciato in vista dell’udienza finale per l’estradizione del giornalista australiano, prevista per il 20 e 21 febbraio.
Andrei Molodkin minaccia di distruggere Picasso e Ultima generazione copre la teca di Botticelli: non ci resta che l’arte?
Appello estremo all'opinione pubblica e agli intellettuali per Assange e per il clima
“L’urgenza del mio progetto è quella di mostrare che la democrazia si trova in grave pericolo. Oggi la voce della cultura è più determinante di quella dei politici.” Andrei Molodkin, che ha già denunciato la guerra in Ucraina, oggi minaccia di distruggere sedici opere d’arte di sua proprietà se il fondatore di WikiLeaks dovesse morire in carcere.
Caso Assange: una risoluzione Usa chiede la fine della persecuzione in nome della libertà di stampa. Fissata a febbraio l’ultima udienza per l’estradizione
In un clima internazionale di crescente minaccia per la libertà di stampa e l’indipendenza del giornalismo, con il caso Assange divenuto, purtroppo, l’emblema dei Paesi occidentali che spesso gridano alla difesa dei diritti umani ma continuano a perseguire un uomo innocente, il repubblicano Paul Gosar ha presentato nei giorni scorsi una risoluzione al Congresso statunitense per ribadire che “le regolari attività giornalistiche sono protette dal Primo emendamento e che gli Stati Uniti dovrebbero far cadere tutte le accuse contro e tutti i tentativi di estradare Julian Assange.”
Libertà di stampa a rischio in sette Paesi su dieci. In Europa aumentano querele temerarie e cause per diffamazione e l’Italia detiene il primato
Il disegno di legge sulla diffamazione è una “bomba a orologeria”, secondo il presidente dell’Ordine dei giornalisti
La libertà e l’indipendenza del giornalismo sono sempre più minacciate. In una recente intervista, il presidente dell’Ordine dei giornalisti italiani Carlo Bartoli denuncia la presenza di una “bomba a orologeria” nelle redazioni, cioè il disegno di legge sulla diffamazione attualmente in Commissione giustizia al Senato.
