Per aiutare il Pianeta bastano piccoli cambiamenti a tavola Non è necessario essere vegetariani per ridurre l'impronta di carbonio della dieta

Per aiutare il Pianeta bastano piccoli cambiamenti a tavola

Non è necessario essere vegetariani per ridurre l'impronta di carbonio della dieta

Un studio recentemente pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition mostra come si possa ridurre l’impronta di carbonio fino al 48%, sostituendo una sola porzione di carne bovina consumata al giorno con un alimento simile da un punto di vista nutrizionale, ad esempio pollo, ma meno impattante sull’ambiente.

Il comparto alimentare è infatti un fattore chiave del cambiamento climatico, in quanto responsabile di circa un terzo delle emissioni globali di gas serra. Gli allevamenti convenzionali, in particolare di bovini, costituiscono le produzioni alimentari a maggiore impatto sull’ambiente.

Il sostegno a diete costituite da cibi sani e rispettosi dell’ambiente richiede però un impegno in tutti i settori e a tutti i livelli: dalle agenzie internazionali ai governi federali e statali, alle comunità e alle famiglie.

La stessa Organizzazione delle nazioni unite (Onu), proclamando il 2021 Anno internazionale della frutta e della verdura, ha avviato una campagna di sensibilizzazione dei Paesi e dell’opinione pubblica sull’importanza di tali alimenti, non solo da un punto di vista nutrizionale ma anche in termini di sostenibilità ambientale.

La produzione alimentare: riduce la biodiversità e le riserve alimentari, danneggia il paesaggio attraverso l’erosione del suolo e genera l’emissione di gas serra (ⓒ pixabay)

Il cambiamento climatico è un’emergenza da affrontare repentinamente, ma anche azioni graduali, come l’intervento sulla dieta, senza necessariamente passare a quella vegetariana, concorrono alla riduzione del problema, come dimostrato dai ricercatori della Tulane University School of Public Health and Tropical Medicine e dell’Università del Michigan.

Basandosi su un sondaggio riferito alle abitudini alimentari di 16mila americani, infatti, i ricercatori hanno esaminato l’impatto di un eventuale cambio di alimentazione attraverso due parametri: l’impronta di carbonio (carbon footprint) e l’impronta di scarsità idrica (water scarcity footprint) della loro dieta quotidiana. L’impronta di carbonio è un indicatore ambientale che misura le emissioni di gas serra generate da un prodotto, un servizio o da un’attività, mentre la risorsa idrica ne valuta i consumi in termini volumetrici sulla base della disponibilità delle risorse idriche locali.

Le percentuali parlano

Il cambiamento nella dieta è complicato, e le abitudini sono difficili da rompere. Lo studio valuta il potenziale impatto di semplici sostituzioni, che non eliminano completamente la carne ma riducono soprattutto quella bovina. Questo approccio, secondo i ricercatori, dovrebbe stimolare le persone a variare la dieta per motivi ambientali senza stravolgerne le abitudini.

Inoltre, nonostante la sostituzione delle carni bovine abbia l’impatto maggiore, altre semplici modifiche hanno registrato dei vantaggi ambientali. Ad esempio, la sostituzione di una porzione di gamberetti con merluzzo riduce le emissioni di gas serra del 34%, mentre la sostituzione del latte di origine animale con quello di soia comporta una riduzione dell’8%.

Questi cambiamenti incidono anche sull’impronta della scarsità idrica. Ad esempio, sostituire la carne bovina riduce l’impatto idrico del 5,9%, mentre la sostituzione degli asparagi con i piselli comporta una diminuzione del 48%, seguita dalla diminuzione pari al 30% data dalla sostituzione delle arachidi con le mandorle.

Un cambiamento da portare avanti con strategie affiancate

L’impatto delle diete alimentari sul riscaldamento globale può essere controllato non solo con scelte individuali dei consumatori, ma anche con variazioni sui processi di produzione e in particolare sull’uso di mangimi alternativi.

Obiettivo della strategia Farm to Fork della Commissione europea è appunto ridurre la dipendenza da materie prime impattanti negli allevamenti tradizionali, favorendo la produzione di proteine vegetali coltivate nell’Unione europea e materie prime alternative come gli insetti.

Secondo la FAO, più di 2 miliardi di persone si cibano di insetti e le specie commestibili in commercio sono oltre 1.900. Gli insetti sono una fonte di cibo altamente nutriente perché forniscono proteine di alta qualità paragonabili a quelle fornite dalla carne e dal pesce (ⓒ pixabay)

Le strategie per ridurre l’impatto sull’ambiente derivante dall’alimentazione sono diverse e tutte tengono conto delle esigenze nutrizionali delle popolazioni.

Nei Paesi occidentali gli individui sono motivati ad agire contro il cambiamento climatico attraverso azioni dirette che possono controllare. Mantenendo un approccio semplice sarà facile per le persone cambiare dieta per contribuire alla salvaguardia del Pianeta.

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