MONTAGNA, ANNO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE. Turismo incontrollato e cambiamento climatico mettono a rischio l’ecosistema montano (1) Soluzioni alternative: dalla mobilità all’allungamento della stagionalità

MONTAGNA, ANNO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE. Turismo incontrollato e cambiamento climatico mettono a rischio l’ecosistema montano (1)

Soluzioni alternative: dalla mobilità all’allungamento della stagionalità

“Già nel 1986, in occasione dei 200 anni dalla conquista del Monte Bianco, ci fu una presa di posizione per la difesa della montagna. È stato il primo momento in cui gli alpinisti, soprattutto italiani, si sono mossi per dire che sì, le funivie o qualche stradina di montagna in più sono comode, ma portano a un punto che non ci può corrispondere. E questo è ancora più vero oggi” afferma ad Agenda 17 Alessandro Gogna, alpinista e guida alpina, tra i fondatori di Mountain Wilderness.

La forte pressione turistica che grava sulla montagna, soprattutto nei luoghi più conosciuti e in determinati periodi dell’anno, è tra i problemi da affrontare per tutelare il patrimonio locale e la fragilità del suo ecosistema. Il tema dell’overtourism torna al centro dell’attenzione, in termini sia di tutela ambientale sia di sicurezza, spesso compromessa dall’inesperienza e dalla sottovalutazione dei rischi che questo ambiente comporta. 

Durante un recente consiglio di amministrazione della Fondazione Dolomiti Unesco si è parlato proprio di gestione del territorio, nel tentativo di conciliare la tutela ambientale con l’accesso alla montagna da parte di turisti e residenti. 

Al centro della discussione si è posto il tema della regolamentazione del traffico sui passi dolomitici, della gestione dei parcheggi e di maggiori controlli su velocità ed emissioni sonore. “Il problema della mobilità legato al turismo – afferma ad Agenda17 Vanda Bonardo, presidentessa del Comitato internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra) e responsabile nazionale Alpi di Legambiente – è un problema enorme per la montagna, soprattutto nei periodi di punta, cioè quello natalizio e attorno a ferragosto. Inoltre, si interseca e si sovrappone con le esigenze di mobilità locale, che vanno tutelate.”

Sviluppare i mezzi pubblici, anche per aiutare la popolazione locale

Uno degli esempi virtuosi di mobilità sostenibile è il progetto Alpine Pearls, una rete di località tra Italia, Austria, Svizzera, Germania e Slovenia, che promuove un turismo basato sulla mobilità dolce. “Si tratta – spiega Bonardo – di cittadine di montagna che si organizzano per offrire soluzioni variegate, anche in tema di mobilità.

È chiaro che sarebbero necessari maggiori investimenti in tal senso, ad esempio per arrivare a valle con l’auto e da lì prendere il treno per salire in montagna, se non addirittura giungere nelle località montane con i mezzi pubblici direttamente da casa propria. 

Vanda Bonardo, presidentessa del Cipra e responsabile nazionale Alpi di Legambiente (©cipra.org)

È un grande obiettivo: nel nostro Paese le reti ferroviarie sono scarse e poco utili, a differenza di Paesi come la Svizzera dove è facile muoversi in montagna attraverso la rete ferroviaria. È chiaro però che quest’ultima non risolve tutti i problemi, perché non ha la stessa agibilità della rete stradale, ma può essere pensata come la colonna vertebrale della vallata principale, alla quale aggiungere un servizio pubblico diverso come bus e navette.

Probabilmente in occasione delle Olimpiadi, come Legambiente pubblicheremo qualcosa per incentivare la possibilità che, grazie a tale evento, si riorganizzi la mobilità in termini di sostenibilità e di aiuto anche per il territorio locale. Ad oggi, purtroppo, questo non sta avvenendo.”

Chiudere i passi principali per controllare i flussi turistici

Per affrontare i periodi di maggiore assalto turistico, un’altra possibilità è l’introduzione di un numero chiuso negli accessi, come avviene nei principali musei o in città come Venezia. Le chiusure dei passi dolomitici e le limitazioni alla viabilità, però, trovano spesso pareri contraddittori, perché considerate l’ennesimo attacco alle libertà individuali.

“L’ideale – afferma Gogna – sarebbe arrivare a uno stato in cui le persone, messe a conoscenza delle situazioni e dei fatti, decidono autonomamente ciò che è bene e ciò che è male. Un’autolimitazione nei comportamenti sarebbe augurabile, piuttosto che una serie di divieti uno dietro l’altro.

Tuttavia, se fossi un amministratore sarei abbastanza in imbarazzo sulle scelte da compiere. Si può certamente contingentare il numero di veicoli, ma ciò potrebbe causare una riduzione della frequenza di turisti e, quindi, mancati pernottamenti e incassi. 

Alessandro Gogna, alpinista e guida alpina, tra i fondatori di Mountain Wilderness, di cui è anche garante (©www.alessandrogogna.com)

In alternativa si può ricorrere alla fantasia e incentivare, ad esempio, l’andare a piedi. Anziché proibire l’accesso a un luogo, si potrebbe dare un premio o un riconoscimento alle persone che salgono a piedi fin da subito, pur mettendoci più tempo.

Un caso emblematico riguarda le Tre Cime di Lavaredo: al rifugio Auronzo arrivano migliaia di mezzi privati ogni giorno nei periodi di apertura della strada. Dagli anni Ottanta stiamo cercando di convincere il Comune a una soluzione alternativa, ad esempio un servizio di navette che decongestiona il traffico sulla montagna, chiudendo la strada alle automobili, oppure appunto cercare di promuovere la salita a piedi, che in questo caso richiede oltretutto poco più di un’ora di cammino.”

Parcheggi prenotabili digitalmente, spostamento dei flussi su zone meno congestionate e sviluppo di una viabilità alternativa ai mezzi privati potrebbero essere uno stimolo per lasciare la macchina e camminare. I mezzi messi in campo però dovrebbero essere anche funzionali ed efficienti, per incontrare le esigenze sia dei turisti sia dei locali.

Il Giau è uno dei passi più frequentati nelle Dolomiti bellunesi, soprattutto da ciclisti e motociclisti (foto di Sandy Fiabane)

“Le chiusure – commenta Bonardo – diventano fondamentali, ma si deve offrire un servizio alternativo come navette o bus a chiamata. Bisogna però fare attenzione a strutture come le funivie, che spesso sono portate come esempio di mobilità sostenibile ma accade di frequente che si costruiscano nuove strutture il cui impatto non è indifferente. Non dimentichiamo che le Alpi sono il sistema montuoso più infrastrutturato al Mondo.”

La nostra presenza in montagna: da protagonisti in negativo a comparse di sostanza

Un turismo montano che sia sostenibile è quindi ormai indispensabile e quanto accaduto di recente sulla Marmolada ne è la dimostrazione, soprattutto dato che, proprio nella traiettoria del crollo, si discute da tempo della possibilità di un nuovo impianto per raggiungere Punta Rocca, alla cui costruzione si oppongono Società alpinisti tridentini (Sat), Club alpino italiano (Cai) e Mountain Wilderness.

Un altro luogo d’elezione, emblematico di un eccessivo turismo concentrato su aree fragili e sul quale sono evidenti gli effetti del cambiamento climatico, è la vedretta di Fellaria in Valmalenco, il ghiacciaio più facilmente raggiungibile e visibile da Milano, che ha conosciuto un boom di visite dopo il lockdown.

La lingua orientale del ghiacciaio di Fellaria ha lasciato spazio al “Lago del Ghiacciaio”. Immagine scattata dallo Stop n° 7 (fine del Sentiero Glaciologico L. Marson) tratto C nel 2021 (foto R. Scotti – https://www.servizioglaciologicolombardo.it)

“Vedere quanto si è ritirato il ghiacciaio o ammirare il lago, che prima non c’era – afferma Gogna – può essere uno spettacolo emozionante, che ha avuto grande successo lo scorso anno.

Questo però non è un buon sistema per rendersi conto di cosa realmente sia il cambiamento climatico e di cosa comporta la propria presenza in montagna. Il pensiero comune è che fare silenzio e non sporcare equivalga all’essere invisibili. In realtà, chiunque di noi altera, con la sua sola presenza, le condizioni normali di sopravvivenza di questo ambiente. Se poi quell’uno diventa cento o mille, è evidente che non è più sostenibile.”

Per Gogna si dovrebbe quindi allontanare la montagna e non avvicinarla, anche solo cercando di viverla alle sue condizioni anziché voler applicare le nostre regole a tutti i costi, iniziando dal diminuire la pressione antropica su questo ambiente. 

Un turismo più sostenibile è possibile, facendo scelte diverse

Per andare in questa direzione, occorre ripensare l’offerta turistica. Come spiega Bonardo, esistono oggi diverse tipologie di imprenditori. La maggior parte continua a credere che investire in nuove strutture porterà al benessere economico da esse garantito negli anni Settanta e Ottanta, ignorando il fatto che il cambiamento climatico incide sull’efficacia di tali scelte imprenditoriali, soprattutto nella stagione invernale.

Un’altra parte, invece, si sta orientando verso offerte turistiche alternative, con il supporto di associazioni come Legambiente che premia con le bandiere verdi scelte rischiose a livello economico, ma che potrebbero rappresentare il futuro della montagna sostenibile.

“Un esempio – afferma Bonardo – sono gli imprenditori del turismo dolce della Val Maira (in provincia di Cuneo), nella quale non ci sono mai stati i grandi impianti turistici perché si trattava di una valle povera. Si è mantenuta la naturalità e gli imprenditori si sono opposti, ad esempio, all’utilizzo di motoslitte e all’apertura delle strade alle moto.

Si tratta di una scelta coraggiosa perché comporta minori introiti economici, però il turismo di massa non è compatibile con un turismo esperienziale e gli imprenditori l’hanno capito. La Val Maira, infatti, è tra le mete più ambite da un’ampia fetta di turismo d’èlite, tale perché attento alla natura e che non vi si recherebbe più se trovasse fuoristrada e motoslitte. Tutto questo ha permesso alla valle di svilupparsi, con posti di lavoro e un certo benessere economico.” 

Un turismo diversificato 365 giorni all’anno tra salute, sport e convegni

Situazioni analoghe sono presenti anche altrove, con diverse realtà territoriali che iniziano a ragionare in questi termini, consapevoli che grandi quantità di investimenti su nuove strutture non porteranno necessariamente alla crescita economica per i luoghi interessati.

“Se a livello regionale – prosegue Bonardo – le amministrazioni rispondono a logiche elettorali che ne orientano le scelte in altro modo, a livello locale notiamo che anche il pubblico inizia a capire l’importanza della diversificazione dell’offerta turistica. 

Oltre allo sci, esistono attività come le camminate con le racchette e le ciaspole o l’arrampicata che stanno crescendo molto nell’interesse dei fruitori di questi luoghi. Certo anche questo turismo va consapevolmente gestito, perché potrebbe a sua volta degenerare, tuttavia è chiaramente meno impattante.”

Un altro vantaggio, infine, di un’offerta turistica diversificata è la possibilità di lavorare durante tutto l’anno, anziché concentrare i guadagni nei soli periodi di punta.

“Siamo abituati – conclude Bonardo – a vedere gli operatori lavorare molto due o tre mesi l’anno e poi vivere di rendita. È perfino impressionante recarsi in certi luoghi quando la stagione turistica è finita.

Il turismo soft invece lavora tutto l’anno e paradossalmente i cambiamenti climatici possono aiutare in tal senso, sia perché la montagna diventerà più appetibile con l’aumento della temperatura, sia perché impareremo ad apprezzare di più stagioni come la primavera e l’autunno, che saranno ancora più miti.

Occorre puntare su scelte che favoriscono il turismo legato alla salute, con soggiorni finalizzati alla cura di particolari patologie, alla convegnistica o agli anziani, che possono muoversi tutto l’anno. È un modo di concepire il turismo come esperienza e rapporto con la cultura locale, con il cibo, la popolazione e il contatto diretto con la natura.” (1.Continua)

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