Ancora rinvii per la Nature Restoration Law. Anche l’Italia si oppone nonostante l’appello di scienziati e WWF La legge consentirebbe il ripristino e non solo la tutela dell’ambiente europeo. Interessi contrastanti di una parte del mondo agricolo

Ancora rinvii per la Nature Restoration Law. Anche l’Italia si oppone nonostante l’appello di scienziati e WWF

La legge consentirebbe il ripristino e non solo la tutela dell’ambiente europeo. Interessi contrastanti di una parte del mondo agricolo

Tutto sembrava procedere per il meglio per la La Nature Restoration Law (NRL), la legge europea per il ripristino della natura. L’accordo, con tutte le sue modifiche, sembrava accontentare tutti. Sembrava fatta insomma, invece il voto è stato rinviato per l’opposizione di alcuni Paesi UE tra cui Italia, Ungheria, Austria, Finlandia, Olanda, Polonia e Svezia che hanno di fatto impedito l’adozione della legge. 

“Dopo l’approvazione del Parlamento europeo, ora è fondamentale che il Consiglio confermi l’impegno a garantire il ripristino degli ecosistemi degradati e a contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei in materia di clima e biodiversità. In gioco c’è la sicurezza di tutti i cittadini europei” – scrive WWF Italia in un comunicato. Per questo l’associazione ambientalista ha lanciato un appello rivolto in primis al Governo italiano, chiedendo che riveda la sua posizione. Un appello che è già stato firmato da illustri scienziati e naturalisti a dimostrazione del valore di questa legge, e che ora richiede anche la firma dei cittadini.  

Dalla conservazione alla rinaturalizzazione degli habitat degradati

Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, più dell’80% degli habitat europei si trova in uno stato di degrado causato da agricoltura intensiva, urbanizzazione ed eccessivo sfruttamento delle risorse naturali. Dopo iniziative comunitarie come Rete natura 2000, Strategia biodiversità 2020 e Green Deal, questi dati preoccupanti hanno portato alla proposta di una legge che sarà cruciale per ripristinare questi ambienti, per raggiungere gli obiettivi climatici di mitigazione stabiliti dall’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), prevenire le catastrofi naturali e migliorare la sicurezza alimentare nel nostro continente, nonché adempiere agli impegni internazionali previsti dall’accordo sulla biodiversità di Kunming-Montreal. 

La NRL si propone di ripristinare entro il 2030 almeno il 20% delle aree terrestri e marine degradate in Europa, il 60% entro il 2040 e il 90% di queste entro il 2050.  

Fonte: https://www.metaprintart.info/notizie-in-breve/53537-primatech-e-la-sostenibilita-in-cartotecnica/

La NRL muove l’interesse di molti perché è la prima legge di questo tipo a livello europeo. Un cambio di rotta radicale dall’idea di sola conservazione verso quella di una vera e propria rinaturalizzazione degli habitat degradati. Per niente scontato, considerato anche la bocciatura poco precedente del regolamento per l’uso di pesticidi della strategia From farm to fork che puntava a ridurre gli impatti dell’agricoltura intensiva

E non solo. La legge avrebbe anche molti vantaggi economici oltre che ambientali. La Commissione europea stima, infatti, che i benefici derivanti dal ripristino di ambienti come torbiere, paludi, foreste, praterie, fiumi, laghi e zone umide costiere possano essere stimati nell’ordine di 1860 miliardi di euro, per non considerare il valore dell’impollinazione delle colture da parte degli insetti che è stato stimato nell’ordine di cinque miliardi di euro l’anno. 

Sarebbe dunque un nuovo modo di vedere le cose secondo il quale nessuna attività economica può ormai sopravvivere senza un ecosistema sano e funzionale alle spalle. L’implementazione di regole vincolanti come queste avrebbe quindi ricadute molto positive in più termini, strettamente interconnessi tra loro.

Approvazione difficile per molti interessi contrastanti

Come sempre quando si tratta di profondi cambiamenti, la legge sta affrontando non poche difficoltà. Dopo la prima proposta da parte della Commissione Europea il 22 giugno 2022 è stata infatti subito fortemente contestata dalla destra europea. Si è perciò provveduto ad inserire pesanti modifiche che hanno alleggerito il testo rispetto alla proposta iniziale. Per esempio, la prima proposta parlava di ripristino di habitat degradati in generale mentre poi è stata data una priorità alle aree protette della Rete Natura 2000. 

Per quanto riguarda le aree agricole, agli Stati viene chiesto di misurare tre diversi indicatori (abbondanza delle farfalle comuni, stock di carbonio organico nei terreni, percentuale di superficie agricola con elementi caratteristici del paesaggio a elevata diversità) chiedendo di migliorarne almeno due di questi, mentre nella prima stesura si parlava di tutti e tre. In questa veste la legge il 12 luglio 2023 passa nelle mani del Parlamento Europeo che ne discute con il Consiglio fino ad un accordo provvisorio del 9 novembre. Il testo finale approvato il 27 febbraio 2024 è ora bloccato per l’opposizione degli stati sopra richiamati.

Perché quindi se questa legge è così importante sta trovando così tanti ostacoli nella sua strada? Se questa misura presenta anche vantaggi economici e pratici, perché viene così contrastata? 

La principale causa di questa decisione è da ricercare nelle pressioni sui Governi conseguenti alle proteste degli agricoltori che si sono fatti notare grazie alle proteste nelle quali hanno bloccato le strade con i loro trattori, a partire dalla Germania e poi in tutta Europa. 

Le ragioni delle proteste sono state spinte da alcuni fattori comuni come l’aumento del prezzo del gasolio, la richiesta della revisione del Green Deal europeo, la critica verso la politica di erogazione dei sussidi della Politica agricola comune (Pac) e i limiti previsti per l’uso di pesticidi e la concorrenza dei prodotti d’importazione non comunitari.

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