Bene le rinnovabili in Ue secondo Ember. Ma per l’economista Fazioli di Unife restano molti problemi Persa la sovranità sulle fonti, ora dipendiamo dal mercato. Puntare su accumulo e comunità energetiche

Bene le rinnovabili in Ue secondo Ember. Ma per l’economista Fazioli di Unife restano molti problemi

Persa la sovranità sulle fonti, ora dipendiamo dal mercato. Puntare su accumulo e comunità energetiche

Ember, il think tank ambientale senza scopo di lucro che si batte per la decarbonizzazione, ha rilasciato l’European Electricity Review, un’analisi della produzione energetica in Europa nel 2022, e ha posto l’accento soprattutto sulla crescita dell’energia da fonti rinnovabili. In particolare, il report rileva che negli ultimi quattro mesi dell’anno è calata la produzione di carbone (-6% rispetto al 2021), soprattutto grazie a un calo della domanda di elettricità, e nel 2023 si prevede un’ulteriore diminuzione del 20% della produzione di energia da fonti fossili.

A livello di transizione energetica la risposta dell’Unione Europea (Ue) alla guerra in Ucraina è considerata positiva, con un minimo ritorno al carbone e un’enorme sostegno alle rinnovabili. I Paesi europei, impegnati a eliminare gradualmente il carbone, stanno infatti cercando di fare altrettanto con il gas.

L’ottimismo espresso da Ember, però, non convince del tutto Roberto Fazioli, docente di Economia dell’energia e dell’ambiente presso l’Università di Ferrara, che afferma ad Agenda17: “in analisi di questo tipo bisogna tener conto della convergenza di interessi fra investitori del settore delle rinnovabili, soprattutto fotovoltaico ed eolico, posizioni ideologiche e posizioni politiche, che cercano di massimizzare il consenso su mozioni green. La gestione di sistemi energetici articolati e complessi come quelli europei, ma non solo, non può infatti fondarsi su sistemi generativi discontinui come le rinnovabili.”

In Italia mancano politiche di sovranità energetica

Nel 2022 eolico e solare hanno generato un quinto dell’elettricità europea (22%), superando per la prima volta il gas fossile (20%) e rimanendo sopra il carbone (16%). L’allontanamento dai combustibili fossili è stato però rallentato da diversi fattori, tra cui la siccità, che ha portato a un calo nella produzione di energia idroelettrica e nucleare. Il report prevede una piena ripresa della produzione, ma l’attuale carenza idrica lascia intravedere problemi anche per il 2023.

Andamento delle fonti di generazione di energia dal 2000 (©ember-climate.com)

“Non è pensabile aumentare l’idroelettrico – afferma Fazioli – in Paesi come Italia o Spagna, perché ha una capacità espansiva limitata. Più promettente sarebbe il nucleare, il problema è conservare il know-how e aver fatto investimenti e l’Italia impiegherebbe anni solo per rientrare negli schemi.

Il nostro Paese ha di fatto rinunciato a politiche di sovranità nazionale sulle fonti energetiche, il cui controllo non dovrebbe essere lasciato al mercato: noi invece abbiamo scommesso su di esso e ora ne paghiamo dazio. Sono pessimista e realista: ha prevalso una stupidità ideologica diffusa e abbiamo perso il controllo delle fonti energetiche primarie, rinnovabili e non: un Paese come l’Italia non può che appellarsi alla tassonomia europea, che non a caso ha inserito gas e nucleare tra le fonti sostenibili.”

Possiamo rinunciare alle fonti fossili?

I rallentamenti nella produzione hanno determinato un divario di generazione nel 2022 del 7%, compensato per circa l’83% da una maggiore produzione eolica e solare e un calo della domanda, e per il restante dalle fonti fossili, soprattutto carbone (+7% dal 2021) con conseguente aumento delle emissioni del settore energetico del 3,9% rispetto al 2021.

Roberto Fazioli, docente di Economia dell’energia e dell’ambiente presso l’Università di Ferrara (©unife)

“Quando parliamo di fonti energetiche rinnovabili – prosegue Fazioli – parliamo di filiere generative discontinue. Tuttavia il fabbisogno energetico dei nuovi sistemi smart o ICT (Information and Communication Technologies) richiede certezza, costanza, affidabilità e programmabilità degli approvvigionamenti energetici. Questo impone di attivare anche impianti a carbone, che hanno un elevato rendimento: ne è prova la Germania, dove sono cresciute sia l’installazione di impianti da fonti rinnovabili sia la generazione da carbone.

Inoltre, dobbiamo anche considerare che la recente esplosione dei prezzi non è legata alla guerra con l’Ucraina, ma a dieci anni di disinvestimenti nel settore degli idrocarburi. Con la ripresa della domanda di energia dopo il lockdown, infatti, è venuta a mancare la capacità produttiva e i prezzi sono esplosi.

Investire quindi in fonti non importate, tra cui le rinnovabili, aiuta a risolvere il problema delle importazioni da Paesi indesiderati, ma non si pensi che i nostri sistemi economici e le nostre ways of life possano basarsi solo su fonti discontinue. Finché non si risolve il problema dell’economicità e dell’affidabilità dei sistemi di accumulo, cioè le batterie, il sistema discontinuo di generazione da eolico e fotovoltaico era e rimane un problema.”

Non solo svolta green: le scelte politiche devono tener conto anche della sostenibilità sociale

Entro il 30 aprile il Governo dovrà definire la revisione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), anche per quanto riguarda il Piano energetico RepowerEU, proposto dalla Commissione europea per affrontare la crisi energetica.

Obiettivi del RepowerEU sono il risparmio energetico, la produzione di energia pulita e la diversificazione dell’approvvigionamento energetico, con riduzione dell’85% della dipendenza da gas e petrolio russi.

“Quando si parla di Ue – conclude Fazioli – non dobbiamo dimenticare la presenza di Paesi come Germania e Polonia, che vanno a carbone, o situazioni come quella in Francia dove sono scoppiate manifestazioni quando si voleva introdurre la carbon tax

Si stanno cioè opponendo seri problemi di coesione sociale tra istanze green e istanze di sostenibilità individuale ed economica: quando le persone hanno bisogno di un’auto o di pagare una bolletta, diventa più evidente il tema della convivenza tra sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale. Per questo un conto è il mix energetico, un altro è esporsi alla totale assenza di governo delle fonti primarie di energia.

Chi gioisce è perché sta investendo nel fotovoltaico, e lo fa perché è un asset che ha incentivi garantiti dallo Stato. Non c’è altra motivazione: la green finance è solo finanza con marketing green. Il vero tema sono gli investimenti garantiti, come ad esempio nel caso delle Comunità energetiche rinnovabili, che nascono proprio perché c’è un riconoscimento da parte dello Stato.”

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