“È l’epidemia più bizzarra che abbia mai visto” afferma Greco, epidemiologo di lungo corso Forse sta diventando meno pericolosa, ma l'unica certezza sono i vaccini e la strategia One Health. Qualche dubbio sulle mascherine

“È l’epidemia più bizzarra che abbia mai visto” afferma Greco, epidemiologo di lungo corso

Forse sta diventando meno pericolosa, ma l'unica certezza sono i vaccini e la strategia One Health. Qualche dubbio sulle mascherine

Sono trascorsi oltre due anni dall’inizio della pandemia di Covid-19; e mentre si dichiara la cessazione dello stato di emergenza le ultime varianti causano una ripresa dei contagi e le vaccinazioni segnano il passo. Quali sono le prospettive?

Ne abbiamo parlato con Donato Greco, medico epidemiologo, componente del Comitato tecnico scientifico (sciolto dal 1 aprile), che di epidemie ne ha viste davvero tante in cinquant’anni di lavoro sul campo ai vertici delle istituzioni sanitarie. 

Greco propone un grafico che sintetizza l’andamento della pandemia di Covid-19 in Italia, e che racconta “la bizzarria di questo evento: una sorta di maraviglia che sinora non si era mai vista e che non ha mai finito di stupire anche chi, come me, segue le epidemie da cinquant’anni. L’andamento dell’epidemia non ha altri precedenti di cui sia noto un andamento così incalzante; il picco del primo trimestre 2022 era inaspettato, mostra un numero di casi assai elevato figlio di una contagiosità sempre maggiore delle nuove varianti.”

Andamento dei casi sintomatici e delle vaccinazioni – Fonte: Donato Greco

“Il grafico – afferma Greco – illustra l’andamento della pandemia. In blu, sono indicati i casi sintomatici – quelli che ci interessano – ben distinti da coloro che sono semplicemente positivi al test, e che solo erroneamente vengono chiamati ‘casi’, dato che per il 97% sono asintomatici. Va aggiunto che, a fronte di 10mila o 50mila o 70mila soggetti positivi al test, sicuramente ce ne saranno almeno altrettanti non rilevati, che non hanno fatto il test in quanto senza sintomi. In arancione sono indicate le vaccinazioni.”

Secondo Greco, la curva epidemica deve essere basata solamente sui casi sintomatici o sui ricoveri, non sui positivi ai test che rappresentano una situazione random (non necessariamente rappresentativa della totalità): tra i positivi vi è infatti solamente una piccola porzione di persone che fanno il test perché stanno male o hanno la febbre, mentre  quasi più di un terzo sono soggetti che hanno bisogno del test per lavoro o per altri motivi amministrativi, e più della metà di quanti fanno i test sono paurosi o previdenti in cerca di conferme.

Il picco dei sintomatici  di febbraio-marzo dell’anno scorso che ha causato tanta tragedia, è modesto rispetto ai successivi e in particolare a quello dovuto alla variante Omicron degli ultimi due mesi. 

La mortalità, continua Greco, è immensamente superiore nei primi mesi del 2020 rispetto ai primi del 2022, quando effettivamente il 95% della mortalità è stata abbattuto dalle vaccinazioni, iniziate il 27 dicembre 2020, indicate nel grafico con la linea arancione. 

Il ruolo determinante dei vaccini

“L’efficacia dei vaccini diciamolo con chiarezza è stata miracolosa – afferma Greco – . In meno di due mesi  dalla pubblicazione del genoma da parte dei cinesi, nel gennaio 2020, sono stati realizzati i prototipi del vaccino e già a ottobre e dicembre sono stati pubblicati i dati rispettivamente di fase due e tre della sperimentazione.

Un tempo infinitamente più breve rispetto ai tempi di produzione dei precedenti vaccini: in media dieci  anni. Contro Covid-19 sono disponibili sei buoni vaccini e ce ne sono altri sessanta in via di fabbricazione. 

“Va chiarito con fermezza  – aggiunge Greco – , che la storia dei vaccini ci dice che occorrono almeno tre dosi perché la memoria immunitaria resti non dico permanente, ma rimanga il durevole: chi non ha fatto la terza dose, pertanto,  è ancora esposto.”

Gli ultimi dati (25 marzo) dell’Istituto superiore di sanità confermano che tre dosi di vaccino sono protettive al 70% verso l’infezione e al 94% verso complicanze gravi o mortali.

Questo significa che il 30% dei vaccinati con tre dosi è ancora suscettibile all’infezione. Il picco blu del grafico relativo ai primi due mesi di quest’anno è dovuto, dunque, sia a persone mai vaccinate, sia a persone con ciclo vaccinale completo che hanno avuto una sintomatologia modesta.

“Va comunque riconosciuta con onestà – continua  Greco -, la bizzarria di questa epidemia. Non avevamo mai visto un picco epidemico di sei milioni di casi, e anche il rialzo dei casi delle ultime due settimane di marzo non ce lo aspettavamo: è assolutamente inedito e il suo andamento è bizzarro, imprevedibile. Questo virus gioca a rimpiattino, ci dà delle sorprese che io, anziano epidemiologo con cinquant’anni di mestiere, non avevo mai visto e nemmeno potevo immaginare.”

Omicron è la quarta dose

“Fra le evidenze scientifiche – continua Greco – si registra la tendenza a ridurre la patogenicità delle nuove varianti, che possono ancora emergere. Come ricordato da Anthony Fauci, grande maestro dell’epidemiologia statunitense, siamo tutti destinati a incontrare la variante Omicron, molti di noi l’hanno già fatto senza accorgersene.”

“Quindi Omicron – sintetizza  l’epidemiologo –  per chi ha un sistema immunitario che ha ‘imparato’ grazie a una vaccinazione completa di tre dosi, rappresenta la quarta dose ovvero un potente booster verso altre consorelle che potrebbero, facilmente, emergere successivamente.”

Attualmente né il Center for Disease Control and Prevention di Atlanta né lo European Centre for Disease Prevention and Control propongono la somministrazione di una quarta dose di vaccino contro Covid-19, che va limitata ai soggetti con immunodeficienza, una piccolissima frazione intorno al due per mille, che non ha risposto alle precedenti somministrazioni. Ciò in analogia con quanto si fa per altre vaccinazioni quali l’epatite B.

L’età e le pluripatologie sono fattori di rischio di esito sfavorevole

Oltre alla mancanza di vaccinazione, continua a costituire un fattore di rischio per l’esito sfavorevole di Covid-19 l’età. L’età mediana dei decessi è di ottantatré anni. Mentre l’età mediana dei ricoverati in terapia intensiva e nei reparti Covid è superiore ai settant’anni. 

Si tratta, in genere, di persone già affette da una o più patologie, che a loro volta aumentano il rischio di manifestazioni più gravi ed esito sfavorevole. “Gli americani – ricorda  Greco -, con una certa dose di cinismo, per definire il fenomeno usano il termine harvesting, ovvero mietitura. Dunque, all’inizio della pandemia i decessi riguardarono in maggioranza anziani con più patologie, cui si può aggiungere anche qualche giovane e qualche adulto in buona condizioni.  Ma non c’è grande differenza con quanto capita anche con l’influenza che, non dimentichiamolo, resta un killer causa di 8-9mila morti ogni anno, molti più dell’Aids.”

Ancora quattordici milioni di Italiani da vaccinare

Le vaccinazioni, iniziate il 27 dicembre 2020, hanno portato 48.529.577 persone a completare il ciclo vaccinale, pari all’89,85% della popolazione italiana. Da più di un mese le vaccinazioni sono ferme per mancanza di adesioni. Ci sono 7 milioni e mezzo di italiani, sopra i dodici anni, che hanno fatto qualche dose ma non hanno completato il ciclo vaccinale con la terza dose. E altre 7 milioni di persone che non hanno fatto nemmeno una dose, bambini compresi. Per chi ha da zero a cinque anni prima di ottobre non sarà possibile completare la vaccinazione.

L’ultimo rapporto dell’Istituto superiore di sanità evidenzia ancora una volta che l’ottanta per cento dei ricoverati e dei deceduti sono persone non vaccinate.

Un milione e mezzo di ultracinquantenni si sono sottratti alla vaccinazione

“È scandaloso – continua Greco – che nonostante la legge dello scorso 5 gennaio che la rendeva obbligatoria, non si sia vaccinato un milione e mezzo di ultracinquantenni. È un numero grande che ha contribuito e contribuisce a riempire terapie intensive e reparti Covid, generando costi aggiuntivi di decine di milioni al mese in più per il Servizio sanitario nazionale, e ha condizionato gli indicatori di riferimento (colori delle Regioni) per le chiusure e le successive riaperture.

“Esiste – secondo Greco – una responsabilità dei medici di famiglia, che coprono la  totalità  della popolazione, gli unici in grado di fare operazioni di counseling capillare, andando a prendere o col cuore o per l’orecchio il proprio assistito per inviarlo al centro vaccinale o vaccinarlo direttamente. Questo milione e mezzo di persone che non si è vaccinato, difficilmente lo farà una volta finita l’emergenza. Costoro, privi come sono di un’esperienza immunitaria verso gli agenti di Covid-19, costituiscono un serbatoio che ci ritroveremo l’anno prossimo e gli anni successivi. Anche in questo caso esiste una differenza fra le Regioni del Nord, che registrano una maggiore adesione, rispetto a quelle del Sud.”

Cosa ci riserva il futuro

Quali dunque le prospettive future? La prima speranza che sembra consolidarsi – secondo Greco – è che l’agente di Covid-19 si stagionalizzi, ovvero diventi uno dei membri della numerosa famiglia di virus a trasmissione respiratoria nell’autunno-inverno che già comprendono altri coronavirus e i virus dell’influenza. In secondo luogo si può confidare sull’attenuazione costante delle varianti. L’infezione in gran parte oggi è asintomatica, quindi porta memoria immunitaria. 

Per cui senza eccedere in ottimismo né in pessimismo possiamo immaginare una futura convivenza col virus che va necessariamente accompagnata da una serie di interventi indispensabili.

Anzitutto occorre fare intelligence ovvero applicare l’epidemiologia meglio di quanto non abbiamo fatto sinora, va migliorata la preparedness ovvero assicurare formazione e capacità di intervento sul campo degli operatori sanitari sulla base di piani di intervento costantemente aggiornati.

Altra priorità è vaccinare quei quattordici milioni di italiani che non hanno una copertura vaccinale, un numero che in autunno è destinato a crescere per effetto del decadimento della protezione anticorpale anche per chi si è vaccinato mesi prima.

Non meno importante è la necessità di un approccio One Health. Come noto l’80% delle malattie infettive sono zoonosi per cui è indispensabile il monitoraggio costante, quotidiano dei dati relativi agli agenti infettivi sia a livello umano che animale garantendo alle Aziende sanitarie locali una costante visione d’insieme dei dati che vanno regolarmente monitorati attraverso laboratori affidabili e in rete.

Ora, finalmente, col sistema di tracciamento genomico nazionale e internazionale, stanno confluendo i dati dei laboratori di sanità umana e veterinaria. 

A proposito di mascherine

A proposito delle misure di mitigazione, secondo l’epidemiologo, ”le mascherine e il distanziamento interpersonale  si sono mostrati misure efficaci nel contrastare l’influenza stagionale, scomparsa l’anno scorso e quest’anno.
Diversamente tali misure non si sono dimostrate particolarmente efficaci rispetto alla variante Omicron di Covid-19, basta vedere l’andamento della curva dei contagi nei primi mesi di quest’anno. Con tutto ciò – conclude Greco -, pur in assenza di evidenze di fase tre circa la loro efficacia, ritengo che per l’abbandono delle misure di mitigazione come le mascherine, valga il suggerimento di procedere a una progressiva dismissione come, del resto, indicato dal Ministero della salute, con l’auspicio di poterle abbandonare con l’arrivo dell’estate.”

4 thoughts on ““È l’epidemia più bizzarra che abbia mai visto” afferma Greco, epidemiologo di lungo corso

Forse sta diventando meno pericolosa, ma l'unica certezza sono i vaccini e la strategia One Health. Qualche dubbio sulle mascherine

  1. Spiace che anche un bravo epidemiologo come fu Greco si sia ridotto a fare tante affermazioni che non sono supportate da una minima evidenza scientifica. Ormai la scienza è una religione: ci dobbiamo credere senza prove. Anche basta.

    1. Il dottor Greco, come ci ricorda, è un bravo epidemiologo e le sue osservazioni sono supportate da dati che trovano conferma e conforto presso le fonti ufficiali : Ministero della salute, Istituto superiore di sanità ed Istat che mai come prima d’ora hanno messo a disposizione tanti dati anche con sistema di interrogazione della base dati su web (dashboard). Di seguito alcuni esempi.
      REPORT ESTESO ISS COVID-19: SORVEGLIANZA, IMPATTO DELLE INFEZIONI ED EFFICACIA VACCINALE
      Elaborazione GIMBE su dati Ministero della Salute – Andamento somministrazioni vaccinali
      IMPATTO DELL’EPIDEMIA COVID-19 SULLA MORTALITÀ TOTALE DELLA POPOLAZIONE RESIDENTE. ANNI 2020-2021 E GENNAIO 2022 ”
      Infezioni da SARS-CoV-2, ricoveri e decessi associati a COVID-19 direttamente evitati dalla vaccinazione Italia, 27 dicembre 2020 – 31 gennaio 2022

  2. In particolare concordo sulle mascherine che, forse al di fuori del contesto sanitario, ormai non rappresentano più un baluardo sia per quanto riguarda la capacità di fermare la diffusione dei contagi da varianti, sia per il corretto utilizzo non sempre adottato.

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