SPECIALE VAX  I social media aiutano a promuovere i vaccini, non diffondono solo il complottismo Celebrity che si vaccinano in diretta, post pubblicati dai letti d’ospedale: tanti modi per vincere l’esitazione. E secondo uno studio, funziona

SPECIALE VAX I social media aiutano a promuovere i vaccini, non diffondono solo il complottismo

Celebrity che si vaccinano in diretta, post pubblicati dai letti d’ospedale: tanti modi per vincere l’esitazione. E secondo uno studio, funziona

I reali d’Inghilterra che si vaccinano in diretta, attori hollywoodiani che pubblicano un selfie post vaccino sui social, l’uomo più veloce del Mondo che presta il suo volto per la campagna vaccinale. E così per un attimo il mondo di personaggi inarrivabili si avvicina al nostro e ci ricorda che in fondo siamo tutti bisognosi di vaccinarci perché il Covid-19 non fa sconti a nessuno. 

Quello dei social media si è rivelato dunque uno strumento potente per scuotere il pubblico, soprattutto quello più giovane.

È quanto conferma uno studio condotto dall’Università della Pennsylvania sul ruolo comunicativo dei social media, spesso definiti colpevoli di accentuare le paure nel contesto della pandemia da Covid-19. Se è vero infatti che da un lato alimentano l’esitazione del vaccino attraverso anche teorie del complotto, dall’altro hanno dimostrato di contribuire alla diffusione di un messaggio incoraggiante sulla vaccinazione fornendo esempi positivi.

ll buon esempio di molti vip che si sono fatti immortalare mentre ricevono il vaccino (© Corriere.it)

Ma l’idea di promuovere la campagna vaccinale attraverso il volto delle celebrità nella recente pandemia non è stata in fondo una novità.

Era infatti il 1955 e in America dilagava la poliomielite, una malattia infettiva altamente aggressiva che colpisce il sistema nervoso centrale fino a provocare in poco tempo paralisi e in alcuni casi morte. A quei tempi i giovani avevano due certezze: la prima era che la poliomielite non li riguardava e la seconda era l’idolo indiscusso del momento, Elvis Presley. 

Visto lo scarso interesse a farsi vaccinare, i funzionari della sanità pubblica pensarono bene di usare l’icona di Elvis che era all’apice del successo. La star americana verrà così vaccinata contro la poliomielite negli studi dell’emittente statunitense CBS in diretta TV: grazie anche a lui, in dieci anni la polio negli USA passò da 58mila casi a 910.
Ma l’esempio più forte di promozione della vaccinazione ci viene forse dall’attualità. È la storia del 34enne Stephen Harmon che, durante il ricovero in un ospedale di Los Angeles per aver contratto il virus, poco prima di essere intubato ha pubblicato una foto di sé stesso nel suo letto d’ospedale. In un tweet Harmon prima di morire ha scritto: “Ho 99 problemi ma il vaccino non è uno di questi.”

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