Trivelle, gli attivisti emiliani chiedono alla Regione di bloccare il via libera governativo alle perforazioni

Trivelle, gli attivisti emiliani chiedono alla Regione di bloccare il via libera governativo alle perforazioni

Negli scorsi mesi, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha firmato una serie di Valutazioni di impatto ambientale (Via) che hanno segnato un nuovo via libera alle trivelle. I decreti riguardano progetti di messa in produzione di pozzi, perforazioni e rinnovi di concessioni. 

Nel territorio emiliano, uno dei più interessati alle trivellazioni, gli attivisti delle associazioni ambientaliste chiedono l’intervento della Regione e sono pronti a manifestare l’8 giugno davanti alla sede in via Aldo Moro a Bologna, come racconta ad Agenda17 Teresa Salcuni, membro di Fridays For Future ed Extinction Rebellion.

'Fridays for future' di nuovo a Ravenna (foto M.Argnani)
I manifestanti di Fridays For Future a Ravenna durante una manifestazione di maggio 2019 (© @ravennatoday.it)

“Da un lato è stato creato il Ministero per la transizione ecologica ma dall’altro, all’interno del decreto Milleproroghe, uno dei primi passi di questo ministero è proprio quello di rimuovere una norma molto importante che sanciva la moratoria circa le autorizzazioni a nuovi progetti di ricerca e di estrazione di idrocarburi.”  

Le autorizzazioni interessano quattro regioni: Emilia Romagna, Sicilia, Marche e Abruzzo.

“Sono stati autorizzati dodici progetti di trivellazione – afferma Salcuni –, di cui nove in Emilia Romagna che sono stati finanziati e proposti da Po Valley e da Siam, due società attive nel settore della ricerca ed estrazione di idrocarburi, la prima australiana e l’altra modenese. All’interno di questi nove, ne troviamo sei nella provincia di Modena, uno nella provincia di Bologna e due fra il Veneto e l’Emilia Romagna, proprio di fronte al Delta del Po.

Noi stiamo organizzando una manifestazione davanti alla sede della Regione Emilia-Romagna. Vogliamo esprimere il nostro dissenso nei confronti di un’istituzione che rimane silente, che non esprime una posizione nei confronti di questi progetti di estrazione che sono stati approvati.

Chiediamo che i cittadini vengano ascoltati e che vengano presi dei provvedimenti seri, che vengano fatti dei piani strategici per una vera transizione energetica nella nostra Regione. Chiediamo che non si finanzi più questo settore, poiché abbiamo così poco tempo, chiediamo che si agisca ora per concentrare le risorse su progetti che riguardano le energie rinnovabili.”

Puntare sulle energie rinnovabili, abbandonare quelle fossili

“Qualsiasi estrazione io faccia – afferma Carmela Vaccaro, docente del  Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra presso l’Università di Ferrara – è chiaro che vado ad agire su risorse che sono non rinnovabili. Questo vuol dire che sto estraendo risorse che non ci saranno per le generazioni future. 

Tutto va valutato in funzione di quelle che sono le esigenze. Ci deve essere una mediazione fra l’energia che serve per le nostre necessità e l’esigenza di preservare le risorse.”

Carmela Vaccaro, docente del  Dipartimento di Fisica e scienze della Terra presso l’Università di Ferrara (©Unife)

Per questo motivo, continua Vaccaro, “si dovrebbe andare verso una conversione, verso cicli rinnovabili. Questo è il  percorso che ha più senso. La nostra società è energivora, spreca molte risorse. Andando verso dei cicli conservativi, rinnovabili, possiamo conservare le risorse per il futuro.”

Abbiamo sei anni di tempo per esaurire il nostro carbon budget

Quando si parla di nuove concessioni, dunque, il “futuro” è il vero tema centrale. L’urgenza di prendere provvedimenti efficaci è dettata anche da una stima che arriva dal movimento Fridays For Future.

“Il movimento globale Fridays For Future – afferma Salcuni –  ha avuto modo di interfacciarsi con scienziati esperti che hanno definito il concetto di carbon budget, che è la quantità di emissioni di carbonio che possiamo permetterci prima di arrivare al punto di non ritorno.  

Arrivare alla soglia massima potrebbe avere delle conseguenze a livello climatico che non potremmo controllare e che sono irreversibili. Noi sappiamo che se continuiamo ad emettere CO2 in atmosfera, la crisi climatica aumenterà sempre  più e noi, a livello globale, abbiamo meno di sei  anni per invertire la rotta, prima di esaurire il nostro carbon budget e cominciare a vedere i veri effetti del cambiamento climatico.

O iniziamo a tagliare fondi al fossile e a incentivare l’energia pulita, rinnovabile, eolica e solare, oppure, come recita una delle frasi più famose degli attivisti ambientali, ‘nuotiamo poi’…“

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