Riprende Covid-19. Carlo Contini infettivologo: “diffusione esplosiva e varianti resistenti” Mentre in Cina si segnalano morti e lockdown, da noi si è abbassata la guardia. Vaccinare bambini e profughi

Riprende Covid-19. Carlo Contini infettivologo: “diffusione esplosiva e varianti resistenti”

Mentre in Cina si segnalano morti e lockdown, da noi si è abbassata la guardia. Vaccinare bambini e profughi

“Ci siamo rilassati un po’ troppo, visto che la curva della quarta ondata mostrava una rapida discesa, e di conseguenza tutti hanno iniziato, per così dire, a sbottonarsi” afferma l’infettivologo Carlo Contini. A inizio marzo si osserva infatti un cambio di scenario nell’andamento dei casi di Covid-19, che tornano ad aumentare: “Oggi la curva punta verso l’alto e ha fatto registrare un aumento di oltre il 36% dei casi in sette giorni”. 

Secondo Contini, docente di malattie infettive e direttore dell’Unità complessa di malattie infettive dell’Università di Ferrara, l’aumento dei casi dipende da diversi fattori, in primis quelli legati al comportamento umano. Inoltre, le temperature ancora rigide fanno sì che le persone trascorrano ancora molto tempo al chiuso, dove la trasmissione del virus per aerosol è facilitata.

Contini, docente di malattie infettive e direttore dell’Unità complessa di malattie infettive dell’Università di Ferrara (©Unife)

Mentre in molti Paesi, inclusa l’Italia, si stanno allentando le misure di sicurezza, in altri l’ondata di contagi sta riportando a una stretta: in Cina ritorna il lockdown in molte città industriali e a Shanghai chiudono teatri, cinema e ristoranti. Queste misure sono state prese in virtù dell’incompleta copertura vaccinale tra gli anziani e della disponibilità di posti in terapia intensiva, che si teme non essere sufficiente in molti ospedali. Dopo un anno in cui Covid-19 non aveva ufficialmente causato decessi, il 19 marzo sono stati segnalati due nuove morti in Cina, una delle quali in un paziente non vaccinato. 

La diffusione esplosiva di Omicron, con varianti più resistenti sulle superfici

La variante Omicron del SARS-CoV-2 sta avendo una diffusione che Contini definisce “esplosiva, in virtù della sua elevata contagiosità. Stiamo notando che questa diffusione avviene anche in popolazioni molto immunizzate: praticamente queste mutazioni le consentono di contagiare anche chi è fortemente difeso”. Le mutazioni riportate sono più di cinquanta, due terzi delle quali nella regione della proteina spike, necessaria al virus per “agganciarsi” alle cellule e infettarle: alcuni studi suggeriscono che queste mutazioni aumentino la capacità del virus di legarsi alla proteina umana ACE2, la “maniglia” d’ingresso nell’organismo.

Struttura della proteina spike della variante Omicron di SARS-CoV-2 (© L’EGO HUB)

Secondo gli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità, alla prima settimana di marzo Omicron presentava una prevalenza del 99,9%. “Si parla di 5-6 volte più contagiosa rispetto alla Delta – afferma Contini-. Allo stesso tempo, e  questo è stato scoperto da pochissimo, si è dimostrata più resistente sulle superfici del ceppo selvaggio identificato a Wuhan”. Quest’ultima  caratteristica è stata recentemente riportata da un articolo dell’Università di Hong Kong pubblicato su bioRxiv, una piattaforma su cui vengono rese disponibili ricerche prima della valutazione da parte della comunità scientifica. 

I ricercatori riportano che, dopo due giorni, del ceppo originario rimane attiva una percentuale di particelle virali inferiore all’1% su diverse superfici, mentre nel caso della variante omicron le percentuali di particelle attive aumentano: il 14,2% sull’acciaio, l’8,47% sulla plastica e 6,13% sul vetro.

L’abilità di sopravvivere più a lungo sulle superfici solide potrebbe essere uno dei motivi dell’aumentata contagiosità di questa variante, complice inoltre un calo dell’attenzione nell’igienizzazione delle mani. Questo non implica necessariamente dover ritornare a sanificare tutti gli articoli della spesa e aprire le porte con i gomiti, ma è importante riportare l’attenzione sulle norme di igiene.

Omicron 1 , 2 e 3. Replicazioni più veloci e reinfezioni 

Oltre ai fattori comportamentali, alla base dell’aumento dei contagi potrebbe esserci la circolazione di sottovarianti di Omicron (BA.1.1): Omicron 2 (BA.2) e Omicron 3 (BA.3). Alla prima settimana di marzo, la sottovariante Omicron 2 era già presente in quasi tutte le regioni Italiane, con una prevalenza media del 44%, e in alcuni Paesi come la Danimarca, è presto diventata la sottovariante prevalente. La sottovariante Omicron 3  al momento sembrerebbe coinvolgere solo un numero limitato di contagi. 

Quali sono le differenze? Secondo un recente studio dell’Università di Hong Kong,  Omicron 2 sembrerebbe avere una capacità di replicazione più rapida rispetto alla variante 1 e uno studio danese riporta anche l’aumenta anche la possibilità di re-infezione. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, il tasso di reinfezione in Italia al momento è del 3,3%, aumentato da dicembre con la diffusione della variante Omicron. La reinfezione con Omicron 2 in seguito alla 1 è un evento che al momento sembra  possibile, ma raro: è più probabile una reinfezione con omicron in seguito a varianti diverse, come la delta.

Dal punto di vista delle manifestazioni cliniche, Omicron 1 è contraddistinta rispetto alle precedenti dal fatto che colpisce maggiormente le alte vie respiratorie e meno i polmoni. Sembra inoltre avere un minor interessamento dell’olfatto e del gusto. La sottovariante Omicron 2 si caratterizza anche per sintomi gastroenterici, come la vomito e diarrea. Secondo i dati finora riportati, non si evidenzia una differenza nella gravità della malattia associata alle due sottovarianti, ma è necessario continuare a monitorare la situazione con attenzione.

Fermare la circolazione del virus per frenare le varianti. Vaccinare bambini e profughi

La generazione di nuove varianti virali è favorita dalla circolazione del virus, che moltiplicandosi ha più probabilità di mutare: non a caso, le variants of concern di SARS-CoV-2, cioè quelle che destano più preoccupazioni per la salute umana, sono state per la prima volta documentate in Paesi con una bassa copertura vaccinale, come il Sud Africa (variante Beta e Omicron), il Brasile (variante Gamma) e l’India (variante Delta). 

Per questo è fondamentale colmare le lacune nell’immunizzazione e provvedere alla vaccinazione dei bambini, che oggi sono tra i maggiori vettori del virus. Inoltre, ricorda Contini “abbiamo alle porte la popolazione ucraina, gran parte della quale non è vaccinata”. Prima dell’invasione russa, solo il 35% della popolazione aveva completato il ciclo vaccinale. “È quindi importante offrire loro accoglienza e sostegno sotto tutti i punti di vista, anche quello sanitario, garantendo la possibilità di vaccinazioni. Altrimenti si rischia la generazione di nuove varianti” rimarca l’infettivologo.

Terapie intensive stabili, ma ricoveri in lieve crescita

Nonostante queste nuove varianti riescano a contagiare in parte anche le persone già immunizzate, i vaccini si confermano ad oggi validi nella loro forma di protezione più importante: contro la malattia severa e la morte. 

Complice l’alta copertura vaccinale italiana, che vede l’89,7% della popolazione sopra i 12 anni immunizzata con il ciclo completo e l’83,8% con anche dose addizionale, l’indice di occupazione della terapia intensiva in Italia rimane sotto il 10% in tutte le regioni, anche se la Sardegna si avvicina alla soglia con un 9,8%.

Percentuale dei posti letto occupata da pazienti Covid−19 in terapia intensiva e in area medica (reparti di malattie infettive, medicina generale e pneumologia). Dati a confronto tra il 21 marzo 2022 e 2021 ©agenas.gov.it

Frena tuttavia la discesa dei ricoveri, che nelle ultime settimane tornano a salire: nella quarta settimana di marzo si registra un +5,9% dei ricoverati in area medica rispetto alla precedente.

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