Release G20: proposta italiana per riduzione del debito e sviluppo sostenibile  (1) Trasparenza e controllo per un nuovo percorso flessibile

Release G20: proposta italiana per riduzione del debito e sviluppo sostenibile (1)

Trasparenza e controllo per un nuovo percorso flessibile

Riconversione del debito e sviluppo sostenibile sono i punti chiave di Release G20, la proposta che LINK 2007, rete delle maggiori organizzazioni non governative italiane, ha rivolto ai Paesi del G20 con l’obiettivo di ridurre l’ingente pressione del debito dei Paesi a basso reddito, in particolare quelli del continente africano, e promuovere una ripresa economica e sociale nel solco della sostenibilità.

Roberto Ridolfi, presidente di Link 2007 (© roscongress.gov)

L’iniziativa è stata presentata ufficialmente lo scorso 23 giugno da Roberto Ridolfi, presidente di Link 2007, in occasione del webinar “Conversione del debito finalizzata agli investimenti sostenibili”, promosso da Link 2007 in collaborazione con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. 

In questa sede, la proposta ha incontrato il favore della viceministra Marina Sereni e l’interesse dei rappresentanti dei Paesi africani presenti; tuttavia, la successiva Dichiarazione di Matera del 29 giugno, che ha concluso la riunione congiunta dei ministri degli Esteri e dello sviluppo del G20, non contiene alcun riferimento specifico all’iniziativa. 

La proposta Release G20 da sola non basta

La proposta di Link 2007 si inserisce nel contesto attuale, caratterizzato da una crisi di enormi proporzioni generata dalla pandemia di Covid-19, che ha reso ancora più fragili le economie dei Paesi poveri e che amplifica la grave crisi debitoria preesistente. 

Gli stessi aiuti allo sviluppo dei Paesi donatori rischiano di ridursi, poiché molte delle loro risorse sono destinate alle politiche sanitarie e di ripresa locali. 

La moratoria del debito, promossa lo scorso anno dal G20 per settantasei Paesi di cui quaranta nell’Africa subsahariana e prorogata per tutto il 2021, è un passo importante perché permette di mitigare l’emergenza ma sposta solo temporaneamente il problema.

Valeria Emmi, Networking e Advocacy Senior Specialist del Cesvi (© aics.gov.it)

“La sospensione o la cancellazione del debito in alcuni Paesi è fondamentale – ha sostenuto Valeria Emmi, Networking e Advocacy Senior Specialist del Cesvi (Cooperazione e sviluppo), in occasione della quarta edizione del forum economico e commerciale Italia Africa Business Week – ma abbiamo anche visto negli anni, in base all’esperienza, che non basta, occorre pensare a qualcosa di più propositivo, a uno strumento, un’azione che possa garantire in qualche modo anche sostenibilità nel futuro.”  

Infine, un ultimo e importante elemento è l’impegno assunto dalla comunità internazionale nell’attuazione dell’Agenda 2030, rispetto al quale Link 2007 nel piano della proposta dichiara: “A meno di 10 anni dal termine fissato per il raggiungimento degli OSS, i Paesi del G20 possono contribuire all’avanzamento dell’Agenda 2030, promuovendo e favorendo, in modo credibile e concreto, l’attuazione degli obiettivi di sostenibilità proposti dalle Nazioni unite, nel rispetto degli Accordi di Parigi sul clima, non solo nei rispettivi Paesi, ma anche in quelli in via di sviluppo.”

La proposta di Link 2007 in dettaglio

“Nei prossimi tre anni – ha spiegato Ridolfi, illustrando la proposta nel webinar – il debito pubblico dei Paesi africani supererà i 950 milioni di dollari; per questo proponiamo Release G20, che si fonda sulla ristrutturazione e sulla riconversione di parte di questo debito in investimenti in valuta locale finalizzati agli obiettivi di sviluppo sostenibile. E noi ci auguriamo che questa parte sia la più grande possibile.”

Nei prossimi tre anni il debito pubblico dei Paesi africani supererà i 950 milioni di dollari (©Stock.adobe.com)

Nello specifico, l’iniziativa Release G20 propone un meccanismo di riduzione parziale o totale del debito riconvertito in valuta locale per alimentare un fondo nazionale, strettamente vincolato agli obiettivi di sviluppo sostenibile. 

I Paesi indebitati si impegnerebbero a investire le risorse raccolte nel fondo nella creazione di posti di lavoro dignitosi e nel raggiungimento di maggiori livelli di sostenibilità. Per Link 2007 la conversione del debito in un fondo di investimento ha molti vantaggi: rafforza la partecipazione responsabile (ownership) del rispettivo Paese all’intero processo, esorta ad assumersi la piena responsabilità della gestione dei fondi, contribuendo così a costruire la capacità amministrativa del Paese e attrae e garantisce altri investitori.

Un percorso flessibile basato su trasparenza e controllo 

Flessibilità, trasparenza e monitoraggio caratterizzano la proposta Release G20. In particolare, è possibile prevedere una maggiore o minore conversione del debito in base al modo in cui è utilizzato il fondo da parte del Paese debitore, mentre la cancellazione parziale o totale del debito dovrebbe rimanere un’opzione per alcuni Paesi particolarmente fragili.

“Ogni Paese creditore – afferma Ridolfi – ha il diritto di decidere quanta parte del suo credito cancellare: non lo escludiamo, anzi lo raccomandiamo in alcuni casi di indebitamento stratosferico che strangola qualsiasi possibilità. Per la parte di debito che rimane, il G20 dovrebbe dare delle linee guida, suggerendo l’alveo nel quale muoversi, fornendo indicazioni per una negoziazione bilaterale o multilaterale tra il Paese debitore e i suoi creditori, alla fine della quale c’è un accordo specifico per ogni Paese.” 

Regole chiare garantiscono la trasparenza sia nella fase di accordo sia nella fase di gestione del fondo da parte del ministero delle Finanze del Paese debitore, con l’obiettivo di assicurare la partecipazione dei privati e della società civile accanto all’iniziativa pubblica. 

“La proposta prevede un monitoraggio finanziario – spiega Ridolfi – nel senso che le risorse devono essere utilizzate in investimenti, non in spese correnti, senza però alcuna imposizione, perché questo sarebbe sbagliato. 

L’ownership deve rimanere al Paese beneficiario e non già agli originali creditori, i quali hanno un diritto di parola ma non di veto. Non solo, ma in questo tipo di rapporto i Paesi originariamente creditori possono mobilitare le loro imprese, i loro investitori, le loro organizzazioni non governative.” 

“C’è poi un monitoraggio di compliance, – continua Ridolfi – di conformità al fatto che gli investimenti, che sono obbligatori e includono anche gli studi di fattibilità, devono soddisfare dei criteri di controllo dal punto di vista della sostenibilità, quindi debbono soddisfare i 169 target dell’Agenda 2030 e devono essere misurati o misurabili attraverso i 244 indicatori, appunto degli obiettivi di sviluppo sostenibile. 

Quest’ultimo tipo di monitoraggio, che possiamo definire tecnico-scientifico, può essere effettuato con l’ausilio delle agenzie delle Nazioni unite che sono normalmente organizzate in una piattaforma Paese per Paese e che vedono più o meno i rappresentanti di tutte le varie discipline e settori.” (1.Continua)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *