Con la pandemia aumenta l’obesità infantile. L’analisi dei pediatri Come intervenire, secondo Vincenzo Brandolini, già docente Unife di chimica degli alimenti

Con la pandemia aumenta l’obesità infantile. L’analisi dei pediatri

Come intervenire, secondo Vincenzo Brandolini, già docente Unife di chimica degli alimenti

L’obesità infantile è un’emergenza sociale, che causa problemi di salute anche in prospettiva di crescita e vita futura. Negli ultimi quattro decenni, il numero di bambini e adolescenti con obesità è aumentato di oltre dieci volte, per un totale di circa 120 milioni nel Mondo. È la Società italiana di pediatria (Sip) a rilanciare l’allarme. L’appello per ripristinare sani stili di vita, messi a dura prova in questi anni di pandemia, arriva dagli specialisti, riunitisi recentemente a Sorrento al Congresso italiano di pediatria.

Il problema è confermato dall’ultima indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti in Italia realizzata dal Laboratorio adolescenza e dall’Istituto di ricerca IARD su un campione di studenti della fascia di età 13-19 anni.  

Tale indagine  rileva che nei due anni di pandemia il 58% degli adolescenti (69,4% delle femmine) sostiene di aver mangiato in modo inappropriato (troppo, troppo poco, in modo sregolato), il 37% lamenta di essere aumentato di peso e il 27% (35,4% delle femmine) si percepisce più grasso della media dei suoi compagni. 

A condizionare il giudizio sono gli amici, ma soprattutto gli influencer e i fashion blogger. Un altro aspetto critico evidenziato dall’indagine riguarda l’attività sportiva. Confrontando i dati 2022 con quelli del 2020 (prima della pandemia), la percentuale di chi ha smesso di fare attività sportiva (che in passato aveva praticato) è passata dal 20,1% (2020) al 32,4% (2022), ma anche tra chi ancora fa sport al di fuori della scuola la percentuale di chi pratica almeno due ore settimanali è scesa dal 62,4% (2020) al 49,5% (2022), con implicazioni negative non solo su un corretto sviluppo fisico, ma anche su quello psicologico-sociale. 

La tendenza alla crescita di obesità e sovrappeso tra bambini e adolescenti è confermata anche dall’Istituto nazionale di statistica (Istat). Secondo l’istituto, nell’ultimo anno si osserva un’interruzione della tendenza in miglioramento rilevata negli anni precedenti. Maggiormente interessati i bambini fra i 3 e i 5 anni di età (con prevalenze di sovrappeso e obesità attestata al 32,1%), rispetto all’intera fascia 3 -17 anni (prevalenze di sovrappeso e obesità al 25,6%). Le Regioni del Mezzogiorno presentano valori percentuali più elevati rispetto alla media italiana.

 L’obesità dei primi anni porta all’obesità da adulti

“L’Italia – spiega ad Agenda17 Vincenzo Brandolini, già docente di chimica degli alimenti dell’Università di Ferrara – è uno dei Paesi europei con il maggior tasso di obesità infantile: il 9,4% sul totale e circa il 20% è in sovrappeso. 
La pandemia ha certamente peggiorato la situazione, con attività sportive sospese, maggiore sedentarietà e un più elevato consumo di alimenti ad alto contenuto calorico. Si tratta di un problema particolarmente rilevante, visto che il 40% dei bambini obesi diventeranno adolescenti obesi e che l’80% degli adolescenti obesi saranno adulti obesi.”

Vincenzo Brandolini, già docente di chimica degli alimenti Unife (©  Vincenzo Brandolini)

Il 40% dei bambini e adolescenti, infatti, ha modificato le proprie abitudini alimentari durante la pandemia. Il 27% ha mangiato di più, incrementando il consumo di snack (60,3%) e succhi di frutta (14%). Di contro, è aumentato di circa cinque ore al giorno il tempo sedentario passato davanti a uno schermo nella popolazione tra i sei e i diciotto anni, anche a causa della didattica a distanza (Dad). Sono inoltre peggiorati con la pandemia anche i disturbi dell’alimentazione, che sono cresciuti del 30%.

La ricetta: ricerca scientifica e corretta informazione tra i consumatori

“Gli ultimi dati sul problema dell’obesità infantile si allineano a quanto già emerso dallo studio “Covibesity,” a new pandemic del Centers for Disease Control and Prevention-Usa (CDC), condotto su oltre 432 mila bambini e ragazzi tra i due e i nove anni – prosegue Brandolini – che ha evidenziato il raddoppio del  tasso di incremento dell’indice di massa corporea rispetto al periodo pre-pandemico, mentre la percentuale di bambini e ragazzi obesi in un anno è passata dal 19,3% al 22,4%. E chi era già in sovrappeso lo è diventato ancora di più, aumentando di oltre mezzo kg al mese.”

“Nella nostra epoca – specifica Brandolini -,  imperano anche in campo alimentare categorie di produttività e di consumo di massa. È l’epoca del tempo velocizzato, finalizzato al raggiungimento di scopi, del fast food, il mangiare veloce, omologante, insapore e standardizzato. Un mangiare senza storia, tipico di una società ridotta alla omogeneizzazione. La scelta alimentare è diventata sempre più complessa per la commercializzazione di alimenti definiti innovativi ma che, oltre al tradizionale apporto di nutrienti, promettono effetti salutistici di varia natura frequentemente senza evidenza scientifica. Spesso l’industria alimentare, oltre a preparare in continuo nuove tentazioni per sollecitare il nostro appetito, utilizza anche in modo illusorio la pubblicità per inviare seducenti messaggi che spingono al consumo di cibo dannoso per la salute.”

Cibo fast food (©  Shutterbug75- Pixabay)  

È necessaria dunque una corretta informazione rivolta al consumatore, soprattutto sui rischi legati a cattive abitudini o scelte alimentari con ricadute negative sulla salute. Informare significa dare una notizia e certamente riportare più notizie permette di scegliere tra opzioni alimentari diverse. L’importante è che l’informazione sia valida e veritiera, per aiutare il consumatore a operare scelte appropriate per un’alimentazione sana e consapevole, quindi che sia al servizio della scienza e non del consumismo.

“Se si seguono con attenzione i corsi e i ricorsi delle mode alimentari – conclude Brandolini – ci si accorge che chi elargisce diete e consigli, molto spesso senza una specifica competenza in nutrizione, può diventare la voce solo di interessi economici. Gli esperti in nutrizione umana che fanno ricerche qualificate sarebbero in grado di smontare tutte le verità fasulle su questi pseudo prodotti comunicati erroneamente come salutistici, ma la ricerca non sempre dispone dei mezzi di forza propri della pubblicità.
Alla luce di questo scenario diventa ancora più importante promuovere studi scientifici per una corretta alimentazione e una sana attività fisica, poiché l’epidemia dilagante di obesità infantile aggravata dalla pandemia può apparire più silenziosa ma altrettanto pericolosa di quella generata dal Covid-19.”

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