Cresce il deficit delle Olimpiadi invernali. Eredità insostenibile per le comunità locali, secondo Valerio Della Sala dell’Universitat Autonoma de Barcelona Giochi più sostenibili sono possibili: gli esempi di Norvegia e Svizzera

Cresce il deficit delle Olimpiadi invernali. Eredità insostenibile per le comunità locali, secondo Valerio Della Sala dell’Universitat Autonoma de Barcelona

Giochi più sostenibili sono possibili: gli esempi di Norvegia e Svizzera

È salito a circa due miliardi, per ora, il costo delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. La cifra emerge da un’inchiesta de Il fatto quotidiano, secondo la quale il debito nel bilancio ha già raggiunto quota 500 milioni di euro. Ma non si tratta solo di costi di realizzazione: l’altra grande incognita rimangono le spese post-evento. Come sarà possibile, e quanto costerà, riutilizzare le infrastrutture costruite ah hoc per i prossimi Giochi olimpici invernali?

(©ildolomiti.it/foto di Michele Filippucci)

Il Sole 24 ore ha recentemente evidenziato “l’incognita spese nel post giochi”. La sola pista da bob potrebbe costare da 1,2 a 1,5 milioni l’anno divisi tra il Comune di Cortina d’Ampezzo, la Provincia di Belluno, quelle autonome di Trento e Bolzano e la Regione Veneto. In ogni caso, tutti soldi pubblici. Si punta anche su sponsor e società sportive, che potrebbero tamponare le spese, ma dopo il rovinoso destino della pista di Cesana costruita per le Olimpiadi 2006, i dubbi sull’avvenire rimangono. 

Servono piani di lungo periodo

“Nonostante la carta olimpica preveda alcuni punti fondamentali – afferma ad Agenda17 Valerio Della Sala, docente e ricercatore in Geografia e sviluppo urbano presso l’Universitat Autonoma de Barcelona – non ci sono criteri di valutazione oggettivi per le candidature, e la proposta di Milano-Cortina non presenta, a mio parere, un modello culturale in grado di lasciare un’eredità positiva ai territori locali e ai residenti.

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Valerio Della Sala, docente presso l’Universitat Autonoma de Barcelona (©valeriodellasala.it)

Quello che manca oggi, infatti, è un interesse per il lungo periodo. Le strutture che creano maggiori problemi sono pista da bob e trampolino, gare difficili da eliminare perché sono le più attrattive. 

Allo stesso tempo, però, sono strutture difficilmente riutilizzabili, a meno di non prevedere già una serie di eventi, come mondiali o europei, per i successivi quindici o anche cinquant’anni. Ma sono discorsi che si devono fare prima, anziché arrivare a due anni dall’evento senza sapere come finirà il dopo e chi sono i partner che aiuteranno lo sviluppo sul territorio.”

Danni e futuro incerto per le infrastrutture 

Nel frattempo, quel che è certo è che per costruire la pista da bob, oltre all’abbattimento di larici secolari, c’è stata anche la distruzione di un parco giochi per bambini, inaugurato tre anni fa e costato oltre un milione di euro.

“La candidatura – commenta il docente – fu proposta come la più sostenibile di sempre, ma ad oggi è vero il contrario e le comunità locali dovranno essere coscienti delle difficoltà economiche e gestionali legate alle grandi infrastrutture problematiche. 

Basta pensare al 2006 per rendersi conto che i piccoli Comuni, come Bardonecchia e Sestriere, seppur a forte vocazione turistica non sono stati in grado di gestirle.”

Le esperienze degli altri

Un esempio invece di rispetto ambientale, guidato però dal Governo e dal Comitato olimpico locale, furono i Giochi di Lillehammer, Norvegia, nel 1994, i primi a essere riconosciuti “bianchi e verdi”. 

L’edizione gettò le basi per lo sviluppo degli standard ambientali olimpici. Successivamente, nel Congresso di Parigi di quello stesso anno, il Cio propose di creare una Commissione ambientale e includere il rispetto dell’ambiente nella Carta olimpica.

Il Copenhill (©copenhill.dk)

“I Giochi invernali – osserva Della Sala – hanno subito intense trasformazioni nel XXI secolo, che ne hanno aumentato dimensione e costi. La pista da bob è un esempio di come una comunità sensibile potrebbe essere soggetta a grandi trasformazioni senza nessuna programmazione futura. Eppure le tecnologie ci sono: si pensi al Copenhill di Copenaghen, che ha introdotto una fibra in grado di simulare la superficie nevosa senza dover programmare la neve. 

In fin dei conti è a questo che ci dobbiamo preparare in futuro, perciò è meglio sfruttare la tecnologia e usare strutture removibili che non distruggano la vita dei cittadini.”

La candidatura della Svizzera: un esempio di attenzione al territorio 

Infine la Svizzera: nel suo Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, ha puntato su diversificazione dell’offerta turistica e tutela della biodiversità, a differenza del nostro Piano ancora incentrato sulla monocultura dello sci.

E anche sul fronte olimpico il Paese dimostra un approccio diverso. “Nel proporsi per il 2034 – afferma Della Sala – gli svizzeri hanno analizzato il territorio e le strutture già esistenti, e da lì hanno creato l’evento, anziché pensare di costruirle successivamente.

La prospettiva è di un evento diffuso in tutto il Paese, con il vantaggio di far conoscere a livello turistico l’intero territorio. D’altronde i Giochi invernali saranno sempre più nazionali: già per il 2026 si estenderanno su più Regioni, ma in questo caso non c’è stata nemmeno una previsione di infrastrutture per unirle.”

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