La sentenza della Corte tedesca sul clima afferma principi compatibili con la nostra Costituzione

La sentenza della Corte tedesca sul clima afferma principi compatibili con la nostra Costituzione

L’Alta corte federale tedesca ha imposto al Governo di rivedere i parametri per contenere il climate change.

Visione sul futuro e concretezza sono i criteri che hanno ispirato la sentenza, pubblicata il 29 aprile, con la quale i giudici costituzionali della Repubblica federale hanno in parte accolto i ricorsi di singoli cittadini, alcuni dei quali ancora minorenni.

Tra i ricorrenti anche Greenpeace e Fridays For Future che, pur non vedendo direttamente soddisfatte le loro istanze, esultano per il risultato ottenuto: la legge federale del 2019, con cui sono stati fissati i parametri di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti, va modificata.

Attivisti di Fridays For Future davanti al palazzo dell’Alta corte federale – (© dw.com)

La Corte di Karlsruhe ha stabilito infatti che pur non potendo “[…] accertare che il legislatore abbia oltrepassato il proprio perimetro decisionale basando il proprio approccio sull’obiettivo di Parigi, secondo il quale l’aumento della temperatura media globale deve essere limitato a ben al di sotto dei 2 °C e preferibilmente a 1,5 °C.[…]”, il legislatore deve emanare disposizioni entro il 31 dicembre 2022 che specificano in modo più dettagliato come adeguare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra per i periodi successivi al 2030.

Paletti più stretti e cronoprogramma più chiaro

Le limitazioni imposte dalla legge attuale lasciano infatti un margine discrezionale troppo ampio nella prima fase di attuazione fino al 2030, e questa impostazione non rispetta le indicazioni dell’articolo 20a della Costituzione federale (Grundgesetz) ove si sancisce che “lo Stato si assume anche la responsabilità per le generazioni future e protegge le basi naturali della vita e degli animali nel quadro dell’ordine costituzionale”.

Secondo i giudici, al legislatore va riconosciuto un margine di manovra nell’adempimento degli obblighi di tutela, e quindi “non può essere accertata alcuna violazione di tali obblighi”. Allo stesso tempo, però, lo stesso legislatore avrebbe dovuto mettere in atto disposizioni idonee per “per alleviare questi oneri elevati”.

Il principio, pur enunciato con cautela ed equilibrio argomentativo, appare netto: proprio perché la CO2 rilasciata nell’atmosfera è improbabile che possa essere riassorbita, non si può ipotecare il futuro prevedendo nel presente limiti troppo blandi per le emissioni di gas climalteranti, e lasciando scarso margine di intervento nel periodo successivo al 2030.

Anche la nostra Carta prevede la “solidarietà intergenerazionale”

Secondo Marco Magri, docente di Diritto amministrativo presso l’Università di Ferrara ed esperto di questioni ambientali, la sentenza risulta innovativa proprio laddove si sforza di contemperare i “parametri di giudizio sulla costituzionalità delle leggi” con il conseguimento dell’obiettivo della “neutralità climatica” entro il 2050, come sancito dagli Accordi di Parigi.

Marco Magri docente Diritto amministrativo Unife(© YouTube)

Anche se non interviene sulle percentuali di progressiva riduzione fissate dalla legge, la Corte tedesca ritiene che la prima verifica sull’attuazione degli obiettivi, fissata ora al 2025, sia tardiva e potrebbe risultare inadeguata nell’eventualità che debbano essere applicate misure correttive più stringenti per ottenere una effettiva riduzione delle emissioni stesse.

La Corte, quindi, “impone al legislatore di fissare precauzionalmente tali misure in tempi più brevi, proprio perché vi è incertezza sul fatto che in futuro esse possano risultare davvero efficaci.”

Peraltro, “tale ‘sproporzione’ a svantaggio delle future generazioni, evidenziata dai giudici federali nell’attuazione delle politiche ambientali, è forse l’aspetto per noi più interessante” afferma Magri.

Infatti, la nostra Carta, all’art. 2 sancisce che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

Questo principio di solidarietà, coniugato alle limitazioni che la Costituzione prevede alla libertà di iniziativa economica, potrebbe tradursi concretamente in quell’obiettivo di “equità intergenerazionale” in campo ambientale che si intende tutelare con gli Accordi sul clima.

In sintesi, anche nel quadro costituzionale vigente, non solo il legislatore ha ampi margini di manovra per adeguare il quadro normativo verso la “transizione ecologica”, ma la stessa Corte ha già gli strumenti per verificare, in caso di ricorso, che le norme approvate siano adeguate ed efficaci rispetto allo scopo.

Implicazioni e sviluppi nell’immediato futuro

Ora la parola torna al governo federale tedesco che dovrà rinegoziare i compromessi faticosamente raggiunti con i vari Länder per implementare il pacchetto sul clima.

La nuova legge dovrà prevedere, sin da subito, direttive più chiare e stringenti di intervento per le autorità amministrative che devono dare attuazione concreta al piano, senza attendere il 2025 e, soprattutto, senza “scaricare unilateralmente sul futuro” la parte più gravosa dei sacrifici per raggiungere entro il 2050 gli obiettivi stabiliti dagli Accordi di Parigi.

L’indicazione è chiara: non si può più rinviare a domani quello che già da oggi si può programmare in modo dettagliato per abbattere le emissioni di gas serra verso il traguardo della neutralità climatica.

(Vincenzo Damiano, studente del Master in Giornalismo e Comunicazione Istituzionale della Scienza dell’Università di Ferrara)

2 thoughts on “La sentenza della Corte tedesca sul clima afferma principi compatibili con la nostra Costituzione

  1. Io penso, a mio modesto parerà, che i lavori presenti in Agenda 17 rappresentino ottime elaborazioni di grande competenza! Trovo anche di grande coerenza l’equazione contenuti -comunicazione – mission editoriale. La mia riflessione è: questa fine elaborazione deve rimanere riservate ad un “target” specifico di destinatari (come contenuto nell’editoriale) o può essere destinato anche ad un pubblico più vasto al fine di creare/ sviluppare meglio una coscienza ecologista nel tessuto sociale? Se fosse la seconda ipotesi ….. beh allora forse si renderebbe necessaria un’ulteriore riflessione.

  2. .E’ vero che ci piacciono particolarmente i lettori che, oltre a seguirci, si sentono parte attiva – a ogni titolo e in ogni modo – di questa grande trasformazione delineata dai 17 obiettivi Onu. Ma non per questo vogliamo escludere altri target. E ci piace ogni riflessione che ci aiuti a comunicare con loro

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