Non sono rassicuranti i dati del monitoraggio sul raggiungimento dell’obiettivo 4 “Garantire un’istruzione di qualità, inclusiva ed equa, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti”. Nella sintesi contenuta nel sito nelle Nazioni unite si parla infatti di progressi ancora insufficienti mentre i risultati dell’apprendimento in molti Paesi mostrano un calo rispetto al passato. Centinaia di milioni di persone nel Mondo sono ancora analfabete e le donne continuano ad essere le più svantaggiate e ad avere le difficoltà maggiori ad accedere all’istruzione.
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DOSSIER AGENDA ONU – OBIETTIVO 4 L’istruzione di qualità si raggiunge mettendo gli insegnanti al centro del progetto educativo. Il caso della Sierra Leone, Paese poverissimo
Fra i progetti che cercano di abbattere le barriere strutturali a un’educazione di qualità c’è Counting on teachers che in Sierra Leone, dove soltanto uno studente di seconda elementare su tre possiede competenze di base in matematica, nel 2024 ha formato 12.500 insegnanti e dirigenti scolastici.
DOSSIER AGENDA ONU – OBIETTIVO 4 Giovani ricercatori tra precarietà e discriminazione. In Italia resta in università solamente chi ha una famiglia alle spalle
Il 40% dei ricercatori post-doc lascia l’accademia: tra le cause che spingono i ricercatori a preferire altre carriere o addirittura altri Paesi, i dati di uno studio pubblicato a gennaio 2025 su Proceedings of the National Academy of Sciences rivelano che quasi la metà di loro (40%) abbandona l’accademia a causa di un bottleneck, o collo di bottiglia, un restringimento del flusso, che dura da diversi anni e che sempre più si stringe e seleziona i pochissimi che arriveranno ai posti di ruolo disponibili in base a criteri esclusivamente quantitativi.
DOSSIER AGENDA ONU – OBIETTIVO 6 La scarsità di acqua e la sua contaminazione provocano milioni di morti. Colpa anche della crisi climatica. Particolarmente esposti i bambini
Fondamentali la raccolta dei dati, il monitoraggio e l’intervento delle istituzioni
“Ogni giorno, oltre 1.000 bambini sotto i 5 anni muoiono a causa di malattie legate ad acqua e servizi igienici inadeguati, fattori che uccidono complessivamente 1,4 milioni di persone l’anno.” È quanto emerge dal recente comunicato del Fondo delle nazioni unite per l’infanzia (UNICEF), secondo il quale la scarsa disponibilità di acqua colpisce attualmente per almeno un mese all’anno due terzi della popolazione globale.
DOSSIER AGENDA ONU – OBIETTIVO 14 Lenta e sottofinanziata l’azione globale per proteggere gli oceani. Plastiche, biodiversità e risorse ittiche i grandi temi. A Nizza presi importanti impegni
Luci e ombre nel nostro Paese, ma la balneazione è sicura
Preservare gli oceani è un’urgenza globale.
Il 5 giugno si è celebrata la giornata dell’ambiente con focus su plastica e inquinamento. L’8 giugno quella degli oceani. E dal 9 al 13 giugno si è tenuta a Nizza la terza Conferenza Onu sugli oceani (UNOC3) organizzata in modo congiunto da Francia e Costa Rica e incentrata su “Accelerare l’azione e mobilitare tutti gli attori per la conservazione e l’uso sostenibile degli oceani”.
DOSSIER AGENDA ONU – OBIETTIVO 14 Conoscere l’ecosistema oceanico per proteggerlo
Ricerca, monitoraggio e interventi per l’impatto delle attività umane e la diminuzione della resilienza
“Dobbiamo investire massicciamente nella scienza […]”, ha affermato l’8 giugno il segretario generale delle Nazioni unite Antonio Guterres in occasione della Giornata mondiale degli oceani, perché diventa fondamentale saper misurare, monitorare, prevedere e quindi gestire l’impatto dei cambiamenti climatici sulla resilienza dell’ecosistema oceano.
DOSSIER AGENDA ONU – OBIETTIVO 17 Il protezionismo USA ostacola il Patto Onu per il futuro. Ci rimettono soprattutto i Paesi poveri
Un ruolo fondamentale dovrebbe averlo il WTO, secondo l'economista Frattini di Unife
“La svolta protezionistica nell’economia globale peserà soprattutto sui Paesi in via di sviluppo, che sono per definizione i meno resilienti. Tutti questi shock mettono infatti potenzialmente più sotto pressione le economie emergenti, perché chi è più ricco ha più alternative tecnologiche, un’economia più varia, maggiore potere contrattuale e la possibilità di adattarsi prima e meglio.” afferma Federico Frattini, docente di Economia dello sviluppo presso l’Università di Ferrara
