Istruzione degli adulti. Senza integrazione non c’è merito I Centri provinciali da soli non bastano a conseguire gli obiettivi europei

Istruzione degli adulti. Senza integrazione non c’è merito

I Centri provinciali da soli non bastano a conseguire gli obiettivi europei

Il vecchio caro Ministero della pubblica istruzione ha perso nel tempo l’aggettivo “pubblica”  e ha aggiunto un sostantivo a dir poco ambiguo: “merito”(Ministero dell’istruzione e del merito), il ché ha un sapore assai diverso da quello di favorire i “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi”, che “hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, recitato nell’art. 34 della Costituzione.

La scuola obbligatoria e gratuita in Italia si ferma a mezza strada, nel bel mezzo di un’ adolescenza sempre più difficile, a 16 anni, e nel bel mezzo di un percorso di istruzione che trova il naturale compimento nella maturità, conseguibile a 18 anni.

Un obbligo scolastico mal formulato che esclude molte persone, e che solo in parte viene compensato dalla presenza dei Cpia, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, istituiti con il decreto del Presidente della Repubblica del 29 ottobre 2012, sulla base delle indicazioni europee che, con la Risoluzione del Consiglio europeo del 2011, decretava: l’apprendimento degli adulti è un elemento essenziale del ciclo dell’apprendimento permanente che copre l’intera gamma di attività di apprendimento formale, non formale e informale, sia generale che professionale, intraprese da adulti dopo aver lasciato il ciclo dell’istruzione e della formazione iniziali”.

L’obiettivo convenuto dall’Unione europea per il periodo 2012-2014 era ottenere il 15 % di partecipazione all’apprendimento degli adulti, nonché contribuire a portare al 40 % la percentuale di giovani in possesso di qualifiche dell’istruzione terziaria o di livello equivalente.

Aprono i Cpia: una riforma a metà

Nell’anno scolastico 2014/15 in quasi tutte le province italiane aprivano i Cpia. Le sezioni per adulti acquisivano insomma carattere di scuole autonome con una propria dirigenza e un proprio organico, anche se non sempre con una sede appropriata.

Una riforma a metà, tipicamente italiana. Per migliorare la qualità e l’efficacia di questo tipo di istruzione, assai poco è  stato fatto per la valorizzazione della  professionalità specifica dei docenti che insegnano agli adulti, i quali vengono invece reclutati nel circuito tradizionale. Se negli ultimi anni si sta formando un corpo docenti specializzato è solo grazie  alla volontà e all’impegno dei docenti stessi che si auto-formano, per esempio per l’insegnamento dell’italiano come lingua seconda, attraverso corsi  promossi dalle università per stranieri o da poche altre università tra le quali, recentemente, quella di Bologna. 

In quanto alla cooperazione  e partenariato tra tutti i soggetti dell’apprendimento per adulti, se è vero che i Cpia si sono autorganizzati in una rete nazionale, la Rete italiana istruzione degli adulti (Ridap) per essere un interlocutore più forte a livello istituzionale, resta da scontare una grande disattenzione degli  apparati pubblici alle specificità di queste scuole che operano lungo l’intero arco temporale della giornata e della serata in più centri di erogazione sul territorio e la cooperazione con altri partner è affidata all’impegno organizzativo dei singoli Cpia.

(© freepik)

Un altro obiettivo dell’agenda europea era: “promuovere l’equità, la coesione sociale e la cittadinanza attiva attraverso l’apprendimento degli adulti e offrire alle persone che ne hanno bisogno una seconda opportunità di apprendimento e nella vita, nonché per contribuire a ridurre a meno del 10 % la percentuale di persone che abbandonano prematuramente l’istruzione e la formazione”.

Obiettivo alto e indiscutibile, cui sembra volersi richiamare il neo insediato Ministero del merito quando, d’accordo col Ministero del lavoro e delle politiche sociali, sottopone l’erogazione del reddito di cittadinanza alla conclusione dell’obbligo scolastico: ovvero offrire una  seconda opportunità  sotto ricatto economico.

Se oggi i dati italiani segnalano un tasso di abbandono scolastico in allarmante aumento – l’Italia è stata, nel 2021, la terza nazione con più abbandoni (12,7%), dopo Romania (15,3%) e Spagna (13,3%). (FONTE: Openpolis – Con i Bambini su dati Eurostat ) – è pur vero che la struttura attuale del Cpia non riesce a colmare la necessità di recupero di un mondo fatto di emarginati, che necessitano di docenti con elevate competenze trasversali, poiché non basta una competenza disciplinare specifica per motivare adolescenti e adulti a riprendere un percorso interrotto, né tantomeno lo può essere la pressione economica. Occorrono invece investimenti strutturali e volontà politica e giuridica per dare forza ai Centri per l’istruzione degli adulti.

(elaborazione Openpolis – Con i Bambini su dati Eurostat, ultimo aggiornamento: giovedì 28 Aprile 2022)

Non a caso gli Stati membri del’Ue sono invitati a impegnarsi su questi altri punti dell’obiettivo :

  • miglioramento delle competenze degli adulti in materia di alfabetizzazione e alfabetizzazione numerica, sviluppo dell’alfabetizzazione digitale e delle forme di alfabetizzazione necessarie per partecipare attivamente alla società moderna (quali l’alfabetizzazione economica e finanziaria, la sensibilizzazione civica, culturale, politica e ambientale, l’apprendimento di uno stile di vita sano, la consapevolezza dei consumi e dei media), 
  • miglioramento dell’accesso all’apprendimento degli adulti per i migranti, i Rom e i gruppi svantaggiati, nonché sull’offerta di apprendimento a rifugiati e richiedenti asilo.
  • incremento delle opportunità di apprendimento per gli adulti più anziani nell’ambito dell’invecchiamento attivo[..]
  • risposta alle esigenze di apprendimento delle persone con disabilità e delle persone in situazioni specifiche di esclusione dall’apprendimento, quali i degenti in ospedali oppure i carcerati.

Integrazione: la scuola c’è, ma da sola non basta

Circa l’integrazione dei migranti i Cpia hanno raggiunto sicuramente il loro punto migliore di performance poiché riescono ad essere il riferimento di base per chi inizia un percorso di integrazione, che parte indiscutibilmente dalla lingua.

I Cpia hanno intercettato e intercettano attualmente circa l’80% della popolazione  neo immigrata e diventano strumento di formazione culturale  per molta popolazione residente ma priva di un titolo di studio riconosciuto in Italia e bisognosa di accedere alla competenza linguistica anche per avere accesso alla cittadinanza italiana. E questo avviene nonostante le carenze di formazione didattica che si riscontrano  nel reclutamento degli insegnanti e nonostante la mancanza di mediatori culturali che sappiano affrontare il disagio di un neoarrivato in condizioni, per esempio, di analfabetismo nella propria lingua madre.

(©Stranieri in Italia)

Ciò che manca, nonostante il coraggioso lavoro dei Cpia, è un sistema integrato per esempio con i servizi sociali e sanitari, per affrontare i casi di persone adulte disabili e straniere, o di anziani costretti all’emigrazione tardivamente o vissuti in contesti di comunità segreganti, non necessariamente carcerarie. Solo in alcune realtà è stato attivato un protocollo con il Servizio di medicina legale che permette di riconoscere alcune condizioni che esentano il migrante dall’attestare la competenza linguistica per poter accedere alla cittadinanza.

L’adolescente che non completa il ciclo di studi prima di diventare adulto, italiano o straniero che sia, si candida a diventare un adulto cui offrire la seconda opportunità, che è spesso assai più di difficile accesso della prima. Ecco perché l’offerta formativa deve essere di qualità ancora maggiore.

Uno studio della Ridap, presentato all’edizione di Fierida 2022,  a dieci anni dall’istituzione dei Cpia,  evidenzia  dieci obiettivi da raggiungere al prossimo biennio: si va dalla spinosa questione dell’edilizia scolastica (che dovrebbe prevedere luoghi deputati all’accoglienza degli adulti, pensati anche per l’attività serale) al potenziamento dei percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana per gli stranieri, permettendo ai Cpia di certificare anche il livello B1, che è quello richiesto per l’accesso alla cittadinanza, fino al potenziamento della scuola in carcere, mediante la selezione di personale preparato e motivato. Sul fronte del personale serve anche un piano nazionale di formazione dedicato all’Istruzione degli adulti e la determinazione di  nuovi criteri per le dotazioni organiche, mentre sul piano digitale viene avanzata la richiesta di rendere strutturale la Didattica a distanza, in particolare la didattica sincrona, onde intercettare quell’utenza sparsa sul territorio che ha scarsa mobilità per accedere ai punti di erogazione, così come occorre  adeguare la piattaforma ministeriale  del Sidi (Sistema Informativo Dell’Istruzione e dell’Anagrafe degli studenti alle specificità dei Cpia.

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